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mercoledì 7 marzo 2018

Il Reddito di Cittadinanza e le considerazioni "auto-razziste" di un Meridionale sul Sud :-)


Salve.

Chi scrive – secondo alcuni – è un "auto-razzista". :-)
È un "auto-razzista" in quanto, da Meridionale, ha il coraggio di riconoscere pubblicamente che la maggioranza dei suoi concittadini ha votato per il Movimento Cinque Stelle perché spera di ottenere il Reddito di Cittadinanza.

Per alcuni è un auto-razzista perché, da vero infame, sfacciato e figlio ingrato del Sud, ha il coraggio di sostenere pubblicamente che le ragioni della disperazione, dell'assenza di prospettive per il presente e per il futuro, pur comprensibili e condivisibili, non sono affatto sufficienti a giustificare chi aspira a vivere a spese di chi lavora.

Chi scrive, per alcuni, è un auto-razzista, perché ritiene che queste persone abbiano scelto di campare alle spalle del prossimo solo perché si sono rifiutate di considerare la possibilità di andare via, di emigrare; un'opzione che esiste da sempre ed aperta a tutti gli strati sociali ed a tutte le età.
Una possibilità che milioni di Italiani prima di loro, tra cui anch'io (e migliaia mentre scrivo) hanno invece considerato; e l'abbiamo fatto perché quello che volevamo era una vita dignitosa, e ritenevamo – dateci pure torto – che non ci fosse alcuna dignità nel campare a sbafo del prossimo.

Ma andiamo con ordine.  :-)
Nella seconda metà degli Anni '90, in una delle mie numerose vite precedenti, lavoravo come consulente per la Pubblica Amministrazione: ho girato enti locali e territoriali in Puglia e un po' di Campania, ma ho anche tenuto alcune lezioni di corsi di formazione in alcuni enti in Sicilia e nel Lazio. Non ho visto, quindi, "tutto il Sud", ma un'idea approssimativa me la sono fatta.
Non posso – per ovvi motivi – fare nomi né fornire coordinate troppo precise da cui si potrebbe desumere a chi o a quale realtà mi riferisco esattamente, ma ho avuto comunque modo di formarmi un'opinione basata sui fatti e non sui soliti pregiudizi contro o pro-Sud.

E vi posso dire, come un Nexus VI terrònico, che ho visto cose che voi umani, ma manco sul Sacro Blog ve le potete sognare.

Ho visto persone brillanti, ma non ammanicate con i piani alti, non soltanto non fare carriera, ma venire superate da mediocri ed anche caricate di lavoro, sia il proprio che quello degli altri.
Perché, ad essere sinceri, non è vero che nella Pubblica Amministrazione nessuno fa un cazzo: la verità è che c'è chi non fa un cazzo, chi lavoricchia e chi lavora per sé e per tutti quelli che non fanno un cazzo. E, ovviamente, lavora male. È un problema organizzativo e culturale.

Ma con la stessa sincerità vi dico – credeteci, non credeteci, fate voi – che non capitava mica di rado che io ed altri entrassimo in un ufficio pubblico e, dopo aver osservato, letto, intervistato dirigenti e dipendenti, parlato, fatto riunioni, eccetera, passati alcuni giorni, non fossimo ancora riusciti a capire questi signori cosa cazzo ci facessero davvero là dentro.
Attenzione: sto dicendo cosa facessero davvero. Non le loro mansioni sulla carta.

Per giorni, non vedevamo nessuno che lavorava, o che quantomeno sembrasse lavorare: la gente vagava per gli uffici, chiacchierava, teneva sul tavolo la stessa pratica con il faldone sempre, immancabilmente chiuso, faceva telefonate tutte rigorosamente personali e soprattutto, se interpellata sul proprio lavoro, forniva solo risposte assolutamente evasive, generiche ed inconcludenti.
Ad esempio (scusate la censura stile CIA ma, ripeto, devo evitare troppi dettagli che rendano riconoscibili luoghi e/o persone), io chiedevo: "Scusi, lei di cosa si occupa?"
E quello: "Maaa, guardi, quando arrivano segnalazioni da parte di X, noi ci attiviamo per effettuare Y".
Io: "Quando è stata l'ultima volta che X ha segnalato qualcosa?" (Io sapevo già che era da molto)
Lui: "Eh, saranno almeno sei o sette anni fa, anche perché da allora non ci sono più fondi".
Io: "?"

Ma non è tutto. Se un collega di un altro ente pubblico si presentava in ufficio chiedendo del dottor Tizio, gli si diceva che il dottor Tizio non c'era e gli si suggeriva di richiamare, invece di presentarsi di persona.
Voi direte: "E allora, cosa c'è di strano?" Di strano c'è che a dirglielo era proprio... il dottor Tizio.
Quante volte avrò visto questa scena da film di Totò, ho perso il conto.

Ora mi direte: "Sì, va be', ma tutto questo col Reddito di Cittadinanza che c'entra?"
Belli miei, non prendiamoci in giro. Per molti al Sud, la cultura del lavoro è questa: se hai un posto fisso pubblico e sei vicino a chi conta, allora te la passi bene; se no, ti tocca lavorare davvero, pensa tu. A questo aspirano molti – non tutti, ma molti – Meridionali: ad un posto come quello di questi signori qua.
Un posto in cui devi "attivarti" quando te lo richiede X, il quale X non si fa vivo da anni, ma meglio così, ché ti stressi di meno.

Perché credete che il MoVimento Cinque Stelle, che dice di sapere come reperire le coperture finanziarie per il Reddito di Cittadinanza senza fare debiti (vicenda assolutamente folle, di cui mi sono occupato anch'io, qui e qui), con quei soldi non ha proposto di lanciare un piano di sostegno alle start-up che generasse posti di lavoro nel settore privato (e nell'indotto), invece di pagare semplicemente dei sussidi?
In altre parole, se i fondi ci sono, perché non usarli per creare posti di lavoro veri, invece di dare soldi a chi non fa un cazzo? 
E la ragione è semplice: perché alla Casaleggio Associati sanno benissimo che ciò che i loro elettori vogliono non è un lavoro: è un posto. "Se questi volessero un lavoro – come diceva già anni fa la buonanima di Indro Montanelli – emigrerebbero."

E qui intendiamoci sui termini: il posto non è un lavoro. Il posto è una forma di occupazione che ti garantisce un buon reddito per tutta la vita, senza però causarti troppi problemi. 
Tuttavia, non potendo ingabbiare il Paese in un'altra ondata di concorsoni interminabili che molti dei loro elettori neppure supererebbero (e poi, quella dei concorsi che non portano a niente è la strategia del PD! E non vorrete mica che copino la strategia del PD!), si sono inventati una strada più breve e, soprattutto, più semplice, alla portata di tutti: una bella domandina, e per tre anni il tuo problema di reddito è risolto.
Anzi, se sei sposato, come nucleo familiare, puoi portare a casa più soldi di quegli sfigati che fanno i turni come commessi all'ipermercato, poveri scemi!

Una bella norma clientelare – perché solo di questo si tratta, sia chiaro: una forma di clientela – pretesa e fatta passare perché "In Europa ce l'hanno tutti" (peccato solo che gli altri Paesi in Europa non hanno un rapporto debito/PIL spaventoso come il nostro, più circa cinque milioni di lavoratori a bassa produttività ed a carico dell'erario, più un esercito di pensionati con onerosissime pensioni retributive e pochissimi giovani a versare contributi; ma questi sono dettagli...); un colpo di marketing che sinora è servito perfettamente allo scopo.

Ovviamente non ci sono veramente i soldi per realizzarlo, o almeno non come dicono di volerlo realizzare loro: quello che faranno davvero sarà semplicemente... fare altri debiti.

Oppure si tratterà di distribuire un po' di soldi a qualcuno, magari accorpando insieme gli strumenti già esistenti, come ad esempio la Cassa Integrazione, i sussidi erogati a livello territoriale, eccetera, rimpacchettandoli e chiamandoli "Reddito di Cittadinanza". Una banale operazione di quelle che nel marketing – unico ambito di cui il M5s capisca davvero qualcosa – si chiama "re-labelling", ossia mettere una nuova etichetta a qualcosa che c'è già. Non potendo cambiare la realtà, lavorano sulla percezione della realtà.

Tutto qui. Ma quanto basta affinché qualche attivista pentastellato che non capisce niente di Pubblica Amministrazione si senta autorizzato ad urlare su Facebook: "Avete visto, piddioti?! Lo hanno fatto davvero!"

Che poi, se servisse anche soltanto a mettere ordine nel regime di aiuti e sussidi, non sarebbe nemmeno una cosa del tutto inutile.
Ma ciò non toglie che resti soltanto l'ultima trovata con cui l'ennesima, spregiudicata formazione politica ha comprato il voto di molti miei conterranei. E non c'è da meravigliarsi, perché quel voto, in effetti, era in vendita.

Saluti,

(Rio)

mercoledì 13 luglio 2016

Il M5s e le benedette coperture [1] - Gli acquisti pubblici centralizzati


Salve.

In passato mi sono già occupato del Reddito di Cittadinanza proposto dal Movimento Cinque Stelle, analizzandone la realizzabilità sotto diversi punti di vista (il post è qui).

L'operazione è difficile, perché tanto i contenuti della proposta quanto le cifre indicate dal MoVimento cambiano di continuo e senza alcun preavviso né spiegazione: praticamente, ogni volta che qualcuno nel M5s fa un po' meglio i conti e scopre che le cose, com'erano state indicate sino a quel momento, non si possono proprio realizzare, arriva uno dei "pezzi grossi" e cambia le carte in tavola.

Non è raro imbattersi in due fonti grilline che si contraddicono tra di loro; specialmente quando una delle due è Beppe Grillo in persona che, nell'interesse del M5s, farebbe davvero meglio a non entrare mai nel merito di niente.

Sono certo che alla fine i Cinquestelle giungeranno ad un compromesso ragionevole tra la pura propaganda politica e la dura realtà dei numeri, ma credo anche che la effettiva realizzazione dell'iniziativa --ove mai dovesse giungere-- avrà abbandonato lungo la strada molti degli squilli di fanfara iniziali e lascerà insoddisfatti in tanti, tra coloro che aveva illuso al principio. 

La montagna di marketing politico pentastellato, prima o poi, un topolino lo partorirà per forza. Dovrà farlo, perché l'investimento in propaganda messo in campo sinora in materia di Reddito di Cittadinanza non lascia più spazio ad errori. 
Sarà poi compito dei Cinquestelle convincere gli Italiani che quello che avranno effettivamente realizzato è davvero ciò che avevano proposto all'inizio; o una sua prima fase, almeno.

Ciò premesso, dopo essersi preso una piccola pausa mediatica, il MoVimento sta lentamente tornando alla carica con il Reddito di Cittadinanza (RdC, d'ora in avanti), riproponendo l'eterno leitmotif delle coperture finanziarie, indicate sul Blog di Grillo qui.
Scopo di questo mio post è riprendere l'esame delle coperture, non soltanto per vedere se nel frattempo ci sono stati cambiamenti non annunciati, ma soprattutto per analizzarle nel merito con maggior dettaglio.
Visto mai che ci sbagliamo tutti, qua. :-)

Posto che, purtroppo, analizzare le cose nel merito richiede molto spazio, proprio non si può fare un post unico per tutte le fonti di copertura ipotizzate sul Blog di Grillo. Questo sarà, pertanto, il primo di una serie di post sull'argomento. Se no, mi dicono che scrivo papiri. :-)


1.   PROCUREMENT CENTRALIZZATO (valore indicato: 5  miliardi)
Partiamo quindi dalla voce di copertura più cospicua: cinque miliardi di euro rivenienti dai tagli alla spesa della Pubblica Amministrazione, ottenuti mediante la centralizzazione degli acquisti di beni e servizi. "Ogni oggetto [!] acquistato dalla Pubblica Amministrazione dovrà avere lo stesso presso [prezzo] da Aosta a Bari e da Udine a Palermo", annuncia trionfalmente il Blog di Grillo, anche se con una scelta terminologica da bimbiminkia e una correzione di bozze che ha visto sicuramente giorni migliori.

Per chi non avesse familiarità con l'argomento, l'idea dietro il procurement centralizzato è simile a quella dei gruppi d'acquisto: se compriamo in tanti, abbiamo uno sconto più forte e condizioni migliori. Posto che sono molti i servizi ed i beni che servono a più di un'Amministrazione Pubblica (pensate, ad esempio, ai contratti di fornitura della luce, agli arredi, ai computer, ecc.), li si compra tutti tramite la stessa centrale di committenza e si risparmia sino alla metà. Semplice, no?

Solo che in Italia il procurement pubblico centralizzato esiste già ed è bello che operativo da anni, soprattutto per la P.A. centrale.
E' gestito dalla CONSIP, una società per azioni istituita nel 1997 il cui unico azionista è il MEF (Ministero dell'Economia e delle Finanze), che svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell'ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche.
In concreto, la CONSIP è responsabile della realizzazione del Programma di razionalizzazione degli acquisti pubblici di beni e servizi (lanciato già nel 2000), attuato attraverso l'utilizzo di tecnologie informatiche e di strumenti innovativi per gli acquisti della P.A., che includono le convenzioni, il Mercato elettronico della P.A., gli accordi quadro, il Sistema dinamico d'acquisto e le gare in modalità ASP.  Queste ultime sono gare telematiche che consentono di avere i contratti di fornitura subito operativi, senza nemmeno dover applicare i diritti di segreteria.

Si tenga presente che già la L.296 del 2006 obbligava ad approvvigionarsi utilizzando le convenzioni quadro create dalla CONSIP "tutte le amministrazioni statali centrali e periferiche, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni educative e le istituzioni universitarie, nonché gli enti nazionali di previdenza e assistenza sociale pubblici e le agenzie fiscali".
Inizialmente, l'elenco delle amministrazioni vincolate a comprare tramite CONSIP --sia pure esteso-- non includeva gli Enti Locali cioè, principalmente, i Comuni. Ma con la Legge di Stabilità 2012, anche gli EE.LL. devono utilizzare la CONSIP per l'energia elettrica, il gas, i carburanti, i combustibili per riscaldamento, la telefonia fissa e mobile, i beni e servizi informatici e di connettività. Per le forniture di tutti gli altri beni e servizi, gli EE.LL. non devono, ma possono comunque affidarsi alla CONSIP.

Inoltre, la sentenza del Consiglio di Stato n.5202 del 22/10/2014 (scusate se il post diventa un po' tecnico, ma chi lancia slogan si sbriga prima di chi li vuol verificare, credetemi), mettendo fine ad un'annosa controversia giuridica tipicamente italiana, ha confermato l’obbligo di acquisto dei beni delle categorie merceologiche presenti nel catalogo CONSIP anche per tutte le Aziende Sanitarie.

Morale della favola: quasi tutte le Pubbliche Amministrazioni, ad eccezione di quelle presenti nelle Regioni a Statuto Speciale, hanno l'obbligo da anni di approvvigionarsi tramite la Centrale di committenza CONSIP per la maggior parte delle forniture o, nel caso degli EE.LL., almeno per una parte significativa di esse.

Niente di nuovo, quindi.
E allora?
Be', nel quadro sopra descritto c'è una sola, significativa eccezione: le Regioni a Statuto Speciale. Nonostante una serie di accordi tra queste, la CONSIP e la Conferenza Stato-Regioni stipulati negli ultimi anni, i costi di approvvigionamento, ad esempio, della P.A. siciliana sono ben lontani dall'ottimizzazione.
In particolare, i costi delle forniture sanitarie (ma non solo) di molte "ASP" siciliane sono parecchio più alti di quelli delle "ASL" o "AUSL" del resto d'Italia.

Come mai? Ci mangiano?
Sì. Ma il nodo critico è che ci mangiano soprattutto i "piccoli".
Sostanzialmente, la Sicilia si è sempre opposta al ricorso generalizzato alla CONSIP perché, soprattutto per le forniture sanitarie, la centralizzazione degli acquisti distrugge le piccole imprese locali, che non hanno la capacità di concorrere sugli alti volumi dei colossi nazionali.

Una questione ideologica e di lobby, quindi, non troppo dissimile da quella che oppone i negozietti di quartiere alle catene della grande distribuzione: i "grandi" hanno economie di scala e quindi costi marginali con cui i "piccoli" non possono competere.

Tuttavia, da alcuni anni, le forti pressioni ad adeguarsi al resto del Paese operate sul governo dell'isola hanno prodotto risultati tutt'altro che trascurabili: sempre più gare di fornitura anche in Sicilia si svolgono tramite la CONSIP, con un risparmio annuo che nel 2015 ha raggiunto i 400 milioni di euro e che, una volta a regime, si stima varrà circa due volte tanto.

Fin qui, quel che hanno fatto gli altri.
Veniamo ora a cosa vuol fare chi punta il dito accusatore.
Come intende il Movimento Cinque Stelle "spremere" ben cinque miliardi in più dalla centralizzazione delle forniture CONSIP?
Silenzio di tomba.   :-)

Il Blog di Grillo dice solo che un dato prodotto o servizio deve avere lo stesso prezzo ovunque, che è una ovvia conseguenza del procurement centralizzato e quindi non aggiunge nulla a quanto già detto. Uniformare i prezzi è una delle ragioni per cui esistono le centrali di committenza. Quindi?

Ma il Blog di Grillo riporta anche la frase: "ogni oggetto acquistato dalla Pubblica Amministrazione".
A prescindere da ciò che il bislacco termine "oggetto" voglia significare (prodotto di consumo? Prodotto durevole? E le forniture di servizi, invece, no?), attualmente non è così: non tutto quello che viene acquistato dalla Pubblica Amministrazione passa attraverso la CONSIP.

Che quelli del M5s vogliano dire "Basta ruberie dalle tasche dei cittadini! Da oggi, tutto tramite CONSIP!", forse?
Be', se è così, non è che caschino proprio benissimo.
C'è un buon motivo, infatti, se non tutto si acquista tramite CONSIP e se, a partire dalla Legge di Stabilità 2016, per i micro-affidamenti di beni e servizi sotto i 1.000 euro, addirittura decade l’obbligo di approvvigionamento telematico introdotto dalla Speding Review del 2012: il motivo è, ancora una volta, il risparmio.

Semplicemente, per quei micro-affidamenti, il costo per le finanze pubbliche del ricorso alla CONSIP è maggiore di quello sostenuto gestendo l'affidamento in locale.
Di conseguenza, un ricorso generalizzato alla CONSIP per ogni tipologia di beni e di servizi e per qualsiasi importo --come io presumo vogliano fare i grillini, che per ora hanno sempre voce per lanciare accuse, ma sulle soluzioni sono muti come pesci-- porterebbe ad un aumento dei costi, invece che ad un risparmio, oltre a rallentare l'attività della P.A. imponendole carichi amministrativi necessariamente maggiori a quelli relativi all'emissione di un buono d’ordine ed alla gestione mediante cassa economale.

In ultimo, le rosee stime di risparmio del governo Renzi --che sicuramente in fatto di boutades ha rispettabile voce in capitolo-- parlano di circa 2 miliardi di euro l'anno ancora ottenibili dalle ottimizzazioni di spesa.
Se fossero veri, sarebbero pur sempre "bei soldi", come si dice dalle mie parti, appena sotto la metà del gettito IMU sulla prima casa, quindi mica bruscolini; ma siamo ancora lontanissimi dai 5 miliardi di euro strombazzati nella proposta grillina!
Senza contare che la stima di Renzi fa riferimento alle politiche di risparmio già messe in atto dal governo nel 2014-2016 e che quindi, se pur realizzassero i risparmi ventilati, non potrebbero rientrare nel conteggio dei cinque miliardi "virtuali" indicati dai grillini.

La prossima volta, affronterò il taglio alle spese militari e l'aumento dei canoni di concessione per la ricerca di idrocarburi; voci che, a sentire loro, varrebbero ben due miliardi e mezzo ciascuna. Non sarebbe bellissimo?  ;-)

Saluti,

(Rio)

lunedì 11 maggio 2015

L'assurdità del Reddito di Cittadinanza (e mica solo in Italia)


Salve.

Mi ero riproposto di non perdere troppo tempo con la propaganda elettorale dei partiti politici, perché è davvero inutile commentare qualcosa che tanto non verrà mai realizzato.
Ma l'insistenza con cui il M5s continua a parlare del "Reddito di Cittadinanza" nei comizi, sui media amici e persino con una marcia ad Assisi, presentandolo come una cosa possibile, realizzabile e persino sensata, alla fine ha avuto la meglio sulla mia già non eccelsa pazienza.

Premetto, ad uso dei Grillini-Cittadini-Militanti in perenne campagna elettorale che, al fine di evitare distorsioni, le fonti che utilizzo in questo post per descrivere la proposta del M5s sono soltanto grilline: il blog di Grillo, che contiene la versione ufficiale della proposta di legge, le interviste video in cui i grillini parlano direttamente alla gente, evitando trascrizioni errate da parte di giornalisti della Ka$ta.
Quindi, nulla di scritto, se non sotto il controllo di Grillo.
Il resto è materiale audiovisivo.

Va da sé, non mi aspetto di cambiare le opinioni di nessuno.
Tutto ciò che desidero fare con questo post è di chiarire il mio punto sulla questione.

Stando alla proposta di legge ufficiale, con il Reddito di Cittadinanza (d'ora in avanti RdC) si proporrebbe di integrare il reddito netto annuo di ogni cittadino sino a fargli raggiungere un minimo pari a 7.200 euro netti l'anno, stabilito in ordine alla soglia di povertà relativa, quantificata a partire dall’anno 2013 in 600 euro mensili netti. 
Grillo nel video parla invece di 780 euro netti mensili: forse un aggiornamento Eurostat, forse un ricalcolo, forse s'è sbagliato, ma qui non importa.
Il RdC sarebbe un diritto non soltanto dei cittadini italiani maggiorenni, ma anche dei cittadini stranieri residenti in Italia da almeno due anni, purché questi ultimi dimostrino di aver lavorato minimo mille ore nello stesso periodo (circa 9 ore e mezza alla settimana, in media) oppure di aver guadagnato almeno 6.000 euro netti in due anni.

Il RdC integrerebbe il reddito degli aventi diritto per un massimo di tre anni, nel corse dei quali il soggetto si renderebbe disponibile ad accettare offerte di lavoro "congrue", dove per "congrue" si intende: 
  1. attinenti alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario in qualsiasi modo;
  2. con una retribuzione oraria comunque non inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale;
  3. con una sede del luogo di lavoro non distante oltre 50 chilometri dalla residenza del soggetto interessato e il luogo di lavoro raggiungibile con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore ad 80 minuti (questa definizione è talmente ristretta che il mio attuale lavoro, la cui sede dista un'ora e mezza da casa mia con i mezzi, già non rientrerebbe nella categoria...).
Sia chiaro -- e lo ribadisce anche Grillo nel video: non si tratta di lavori sociali, come chiamare il laureato con master per offrirgli un posto da badante di un anziano. Sono "lavori veri" (parole letterali di Grillo, non di un comune mortale come me).
Se il soggetto rifiuta -- non chiedetemi perché -- non una, non due, ma ben tre offerte di lavoro che miracolosamente rientrino nella ristretta definizione di cui sopra, costui -- vivaddìo -- perde il Reddito di Cittadinanza.
Ma a quel punto, sarebbe l'ultimo dei suoi problemi.

Se vi domandate come vengano certificati i requisiti degli aventi diritto... Be', la proposta dice che la cosa va fatta mediante autocertificazione.
Nessun controllo nel merito, ma solo controlli automatici per evidenziare difformità rispetto alle banche dati già esistenti. Come dire, che se uno ha dichiarato al fisco 50 mila euro l'anno e poi chiede il RdC, lo scoprono subito. Ma se è un evasore, va tutto bene.
In un Paese in cui ci sono migliaia di falsi invalidi certificati da medici ASL compiacenti, che si stima costino circa 1,5 miliardi di euro l'anno (e non si riescono ad effettuare controlli adeguati), il M5s propone di elargire sussidi a circa 10 milioni di persone dietro presentazione di un'autocertificazione, verificata con controlli automatici.
E va be'.

Ma aspettate a parlare di fantascienza.
Perché, ciò premesso, queste meravigliose offerte di lavoro "congrue" -- che tutti ogni giorno cercano, ma che nessuno sembra riuscire a trovare -- dovrebbero arrivare da dove nessuno s'è mai aspettato di vedere arrivare niente: dai Centri per l'Impiego, versione tinteggiata dei vecchi, iper-burocratici Uffici di Collocamento; che, ovviamente, hanno dentro ancora gli stessi impiegati. E mica possono mandarli via.

C'è poi il lietmotif della copertura finanziaria.
Molti si domandano da dove dovrebbero arrivare le risorse per finanziare il RdC (19 miliardi all'anno, si dice nella proposta; 17 mld/anno in tv, invece): domanda legittima, posto che deve trattarsi di entrate certe, garantite e non "finanziate a valere sulla lotta all'evasione ed alla corruzione", come dicevano i Democristiani nella Prima Repubblica, quando non volevano davvero realizzare nulla. 

L'ipotesi di ridurre notevolmente la spesa della difesa, sulla base dell'affermazione che l'Italia sarebbe "il terzo Paese per spesa militare in Europa e il settimo al mondo" fa tanto Wikipedia, posto che invece il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute, l'osservatorio più importante del mondo sulla spesa militare), parla invece di 12-mo al mondo e quinto in Europa, dopo Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. 
Il che significa che il solo Paese europeo di dimensioni e con una popolazione confrontabile all'Italia che spende meno di noi è la Spagna. 
Pretendere che noi si debba tagliare la spesa militare perché spendiamo più dell'Olanda o del Portogallo, francamente, non mi pare un'argomentazione delle migliori.
Ma fate voi.

Secondo il M5s poi, 2,7 miliardi dovrebbero arrivare da lotterie e giochi pubblici, ma il Movimento non spiega in che modo sostituire i mancati introiti per quei capitoli di spesa che attualmente di quel gettito sono i destinatari. 
Si tratta, tra l'altro, di capitoli molto delicati, posto che i proventi da giochi di Stato vengono spesso utilizzati per reperire le risorse necessarie agli Enti Locali per il perseguimento di finalità culturali, sociali e di riqualificazione ambientale; ovvero aree di intervento in cui, senza il gettito delle lotterie e giochi pubblici, praticamente non c'è un centesimo. 

La restante parte viene, per lo più, da contributi di solidarietà previdenziale, ovvero tassando le pensioni: questa -- che pure sarebbe una buona cosa, se soltanto non fosse destinata a finanziare un'idea così balzana -- non è purtroppo una via praticabile, almeno secondo la Corte Costituzionale, che ha già bocciato due volte in tre anni chi ritoccava le pensioni già in corso di erogazione, a qualsiasi titolo.
Ed il fatto che Casaleggio dica che si può fare anche con le sentenze negative della Consulta -- posto che Casaleggio è un uomo di marketing, non un costituzionalista -- francamente non mi sembra fondamentale.

E poi, ma davvero con 19 miliardi l'anno riusciamo non solo a coprire l'integrazione del reddito di tutti quelli che diranno di averne diritto, ma a fare anche i controlli e a trasformare i Centri per l'Impiego in una cosa seria? 
Non solo: con quei soldi riusciamo anche a far saltar fuori un posto di lavoro per ciascun avente diritto in linea con la definizione di "congruità" di cui sopra?
In Italia?!
Madonna, se siamo bravi!

Sin qui, ho parlato solo di Italia. Vediamo cosa succede all'estero, dove i grillini sostengono che questa cosa esista già, sia pure in forme differenti.
Qui in Gran Bretagna (dove vivo io) devono vedersela con due fenomeni chiamati, rispettivamente, "benefit thieves" e "benefit train".

Il primo, semplicemente, è rappresentato da gente che si auto-certifica dei requisiti che non ha e quindi percepisce sussidi (in GB hanno il buon senso di chiamare le cose con il loro nome) ai quali non ha diritto.
Ma in Italia, giustamente, non abbiamo di questi problemi; per cui passerei subito al secondo.

Il "benefit train" è un fenomeno curioso, perché non è affatto illegale: è soltanto l'effetto distorsivo causato dalla normativa sui sussidi, in base alla quale una persona dopo aver mantenuto il sussidio il più a lungo possibile, accetta il-primo-lavoro-purché-sia, al solo scopo di "azzerare" il proprio rapporto con il DWP (Department of Work and Pensions, l'INPS britannica) e poi perdere il lavoro per tornare a vivere a spese di chi lavora, con un nuovo sussidio.
In pratica, X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, poi di nuovo X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, e così via...

Il fenomeno, per quanto si svolga alla luce del sole (c'è persino un programma del canale ITV, chiamato "Benefit Street" in cui questi "dodgers", furbetti dei benefit, vengono intervistati apertamente) è di difficile soluzione a livello pratico.
Il giro di vite sui furbetti dei benefit è stato uno dei temi caldi della campagna elettorale dei Conservatori e degli (ex?) amici di Grillo dello UKIP.

Ciò accade in Gran Bretagna; per cui immagino che gli estensori della proposta suppongano che in Italia certe cose non succederebbero mai.

A questo punto, mi sembra di aver detto abbastanza da ipotizzare che il Reddito di Cittadinanza dei Cinquestelle o è una figata incredibile che sovverte le Leggi dell'Universo o è la classica mega-balla politica buttata lì da una forza d'opposizione, perché sa bene che tanto non verrà mai realizzata (o almeno non così); ma che, specie in prossimità di elezioni in un Paese in piena crisi, una sua utilità per qualcuno ce l'ha eccome.

Decidete voi.
Saluti,

(Rio)

PS. Aggiornamento: ho aggiunto una serie di post che analizzano in dettaglio le "presunte" fonti di finanziamento del RdC. La serie comincia qui.