È da tanto che non scrivo, anche perché, francamente, di cosa dovrei parlare?
Sono partito, anni fa, occupandomi di questioni di economia, di lavoro, di temi sociali elevati e di politica e mi ritrovo, a poco più di dieci anni di distanza, a dover commentare gli strafalcioni di Di Maio o le uscite di Salvini, il Ministro degli Interni che il giorno della commemorazione delle vittime della strage di Ustica se ne sta a Milano Marittima a divertirsi, come se avesse vinto il Grande Fratello, invece di essere il Vicepresidente del Consiglio.
Quindi non scrivo.
Perché, diciamolo, oggi di cosa potrei scrivere?
Del MoVimento del Cambiamento che s'inventa i mandati zero "che non vanno conteggiati"? Del gruppo parlamentare di ragazzi meravigliosi che fa l'esatto contrario di quel che aveva promesso in campagna elettorale, sulla TAV, sulla TAP, sul Parlamento Pulito, sulle Olimpiadi, sullo streaming, sull'euro, sulla UE, sulla trasparenza dei meccanismi interni, sull'uno vale uno, sui migranti, o che riduce —come io avevo già previsto anni fa— il Reddito di cittadinanza ad una mera operazione di creazione di ulteriore debito?
O dovrei forse parlare dell'esuberante esponente leghista-barra-sovranista che fa un milione di cose che fino a ieri né la Lega né il M5S avrebbero mai tollerato da parte di nessun altro? Del prode signor "arrestatemi pure" che si nasconde dietro l'immunità per evitare i processi, spalleggiato da un Parlamento di honesti che chiude prima un occhio e poi tutti e due sul furto del secolo (sì, parlo di quei benedetti 49 milioni di euro di soldi pubblici che nessuno sa davvero esattamente come siano stati spesi e dove siano finiti, di preciso)? Dello stesso Parlamento di virtuosi che permette a Salvini di mentire prima e di non rispondere poi sui suoi rapporti poco chiari con Vladimir Putin, stretti al punto da prendere forse soldi da Mosca e da permettere allo zar di intervenire tramite l'ambasciatore russo in Italia su questioni interne, come gli scioperi al Petrolchimico di Siracusa?
O forse dovrei commentare le gesta dei leoni del Nuovo PD di Zingaretti, la cui strategia politica sembra improntata al fingersi morti, salvo qualche occasionale uscita fuori luogo, come il prendere prontamente le distanze da Scalfarotto che visita in carcere gli imputati americani per l'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, unico esponente Dem a ricordarsi che siamo ancora in democrazia, in uno Stato di diritto, con tutti gli altri "compagni" impegnati a fare qualsiasi cosa, fuorché darsi una linea politica chiara e risolvere i propri annosi problemi interni?
E come dimenticare Berlusconi, che si inventa ripartenze politiche ed alleanze quantomeno improbabili, ove non fantascientifiche, tutte con lui come protagonista e leader? E non soltanto non sembra rendersi conto che non se lo fila più nessuno, ma nemmeno si accorge che in Italia non esiste un vero fronte liberale almeno dal 2009?
Oppure potrei fare un bel post su quelli di Più Europa, che quel fronte liberale vorrebbero rappresentare, salvo poi utilizzare le truppe cammellate di Tabacci, come si faceva decenni fa, per far eleggere segretario Benedetto Della Vedova —brava persona eh, per carità; ma determinante come un contagocce in un mare in tempesta— invece di Marco Cappato, acclamato dalla base, ma troppo ribelle, brioso e indomabile per i gusti di qualcuno? Un gran bell'inizio dirigista, non c'è che dire. Complimenti. Poi fanno buca alle elezioni e ci rimangono anche male.
O magari, per una volta, potrei soprassedere sulla politica ed occuparmi dei giornalisti non allineati messi alla porta da direttori sempre prontissimi a correre in aiuto del vincitore? Da Giampaolo Pansa, liquidato dall'Espresso, sino ad Oscar Giannino, ostracizzato da Radio24... Senza dimenticare i servizi ossequiosi dei nostri TG nazionali, per i quali sembra ormai che uno che per ventimila e passa euro al mese si mette a fare comizi dalla spiaggia invece di lavorare al Ministero, sia un "vulcano inarrestabile" (sic).
Una sorta di tronista di Uomini e Donne che non ha nemmeno mai cominciato a lavorare, ma è "inarrestabile"...
Forse è un sottile riferimento alla vicenda della mancata autorizzazione a procedere. Boh.
Ma no.
Non varrebbe la pena parlare di niente di tutto questo.
Sapete perché? Perché nulla di tutto questo conta, dinanzi al "PROBLEMA".
Il "PROBLEMA" —lo scrivo maiuscolo perché sono anni ed anni che ripeto che questa è LA SOLA, VERA QUESTIONE— è che in Italia manca il popolo.
Non date retta a chi vi dice "con una legge elettorale così" oppure "con un assetto istituzionale cosà"...
Tutte balle.
In Italia il meccanismo di rappresentanza della volontà popolare è pressoché perfetto. Per-fet-to.
Purtroppo.
Purtroppo perché gli Italiani non sono un popolo.
Gli Italiani sono solo un assembramento di persone superficiali, individualiste, miopi e puerili, identiche ai propri rappresentanti a Montecitorio, a Palazzo Madama ed a Palazzo Chigi.
Gli Italiani odiano i migranti perché li vedono come destinatari concorrenti di sussidi e di ogni forma di assistenzialismo di Stato che vorrebbero percepire loro ("prima gli Italiani!").
Gli Italiani odiano l'Europa perché l'Europa ci impone le regole della concorrenza leale con le altre imprese del Mercato Unico, regole a cui noi non vogliamo sottostare, né ora né mai; perché, da complessati quali siamo, se noi Italiani dovessimo agire secondo le regole, come potremmo mai vincere? ("No all'euro! No al giogo della Germania!" in realtà, vogliono dire "No a regole competitive da cui si evince chiaramente che gli altri sono meglio di noi", "No a confronti in cui potremmo perdere")
Gli Italiani non hanno mai desiderato vivere in un Paese normale. In un Paese normale, ti tocca lavorare come un fesso fino a 70 anni e sudarti anche le briciole. Ciò che gli Italiani vogliono è il ritorno della cuccagna, dei piccoli privilegi "perché hai le entrature giuste", della vita comoda fatta a spese di chi verrà dopo, grazie ai debiti che tanto non sarai mica tu a pagare. Per te, ci sono i contratti a tempo indeterminato prima e "quota cento" poi. Per chi verrà dopo di te, solo una vita da precario di merda, seguita dalla pensione sociale, a circa 380 euro al mese (calcoli di CGIL Giovani Non+).
Quindi per gli Italiani, qualunque obbrobrio compiano Salvini o Di Maio, non c'è mai niente da rilevare, niente da dire, fintanto che la cosa non li tocchi personalmente.
Il cosiddetto "popolo italiano" —che "popolo" in realtà non è, ma in qualche modo si dovrà pur chiamarlo!— è talmente preso da se stesso e dai propri bisogni particolari che non sembra nemmeno accorgersi che dall'Italia stanno andando via tutti.
Oramai circa 290mila persone, per lo più giovani, molti dei quali laureati, abbandonano ogni anno il presunto Belpaese, in cerca mica di chissà cosa! In cerca di una possibilità.
Ad oggi, ci sono oltre cinque milioni di Italiani all'estero e si badi che non stiamo parlando di cittadini stranieri di origine italiana: questi sono tutti "Italiani-Italiani", gente che in Italia non soltanto c'è nata, ma ci ha vissuto ed ha studiato sino alla maggiore età.
Solo a Londra, dove vivo io, gli Italiani ufficialmente residenti sono 315mila, ma attenti: questi sono solo quelli iscritti all'AIRE, l'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero.
Secondo l'ambasciata d'Italia, per ogni due Italiani iscritti all'AIRE ce n'è almeno uno che vive e lavora là senza essersi mai iscritto (per adesso, l'iscrizione AIRE non è ancora obbligatoria, e comunque non esistono praticamente controlli. Vedremo se le cose cambieranno con la Brexit).
Si stima, pertanto, che gli Italiani di Londra superino di molto i 400mila; il che significa che se siete, che so, di Bologna, ci sono più Italiani a Londra che nella vostra città. Non è mica un'opinione, questa, eh! Questo è un fatto.
Chissà quanto ancora ci vorrà, prima che gli uomini e le donne dell'assembramento italico si accorgano che presto non ci sarà più chi può pagare loro la pensione (è matematica attuariale: con l'allungamento della vita e più di due pensionati onerosi per ogni giovane, ma nemmeno se 'sti ragazzi li fai tutti precari ce la fai a stare dentro...!). Chissà quanto ci vorrà prima che si rendano conto che quei migranti che vogliono respingere e lasciare annegare sono i soli che possono fare —da precari, come serve per gli interessi di lor signori— quei lavori che i loro giovani sono scappati a fare all'estero per uno stipendio vero e condizioni dignitose.
Ma, nel frattempo, questa politica avrà già trovato il modo di dare la colpa a qualcun altro.
Chissà, forse a Renzi, a Berlusconi, a Prodi; o, magari, persino ad Andreotti.
Qualche veloce invett... ehm, considerazione sugli accadimenti politici di questi giorni che, come tutti sanno, hanno portato alla nascita del governo Conte, il primo –e temo non l'unico– governo populista d'Italia.
Innanzitutto, i miei più sentiti complimenti ai teorici de "il MoVimento Cinque Stelle è la Nuova Sinistra in Italia". Ho già detto in passato e potrei ancora dire molte cose al riguardo, ma il fatto che la "Nuova Sinistra Italiana" oggi sia al governo con la Lega di Salvini penso valga più di qualsiasi applauso da parte mia. Dopo, magari, mi fate sapere come ci si sente.
Poi, vorrei anche congratularmi con la Sinistra italiana, intendo quella vecchia, quella rappresentata in massima parte dal Partito Democratico che, dopo aver aspramente e lungamente criticato Forza Italia (a giusto titolo, eh! Intendiamoci) è riuscita a ripeterne gli stessi errori, dai problemi giudiziari sino ai regalini in cambio di tessere.
Un colpo di genio del marketing politico: prima crei disaffezione nei confronti di comportamenti ritenuti (giustamente) deplorevoli e poi ripeti gli stessi comportamenti, così nell'oceano di indignazione che hai contribuito a generare ci finisci dentro anche tu. Come dire, la tempesta perfetta; solo che non ti è capitata. Sei proprio andato a cercartela di proposito.
E come non fare un salutino anche a tutti quei liberali col foulard che hanno votato contro la riforma costituzionale "per far cadere Renzi e la Sinistra", poi hanno snobbato anche il movimento politico della Bonino e, infine, oggi rompono pure i coglioni sui social a proposito del nuovo governo ggientista, antieuropeista, anti-gender, xenofobo, anti-scientifico e statalista, perché in realtà non possono accettare il fatto doloroso di aver soffiato anche loro sul fuoco del populismo?
La loro unica strategia di difesa è rappresentata dal fatto che sono solo quattro gatti e che, quindi, il loro impatto è stato –come al solito– insignificante. Nulla di strano, qui: gente così non può che essere politicamente insignificante tutta la vita. Comincio a credere che, in fondo, sia proprio quello che vogliono: stare sull'Aventino a criticare il prossimo; perché se dovessero governare loro, non saprebbero da dove cominciare.
Detto da un "collega" liberista: andatevene al bar o in qualche salotto buono, ragazzi. No, veramente, eh. Siete patetici.
C'è però anche un aspetto positivo sul fatto che sia nato il primo governo populista in Italia. Dico sul serio: una nota positiva c'è davvero.
Sinora, la Sinistra Italiana (sempre quella vecchia, dico) si era sentita intoccabile: dopo il crollo dello sgangherato impero politico berlusconiano, credevano di aver relegato il M5S e la Lega in una sorta di riserva indiana e di avere in mano le chiavi del governo per chissà quanti anni a venire.
Si sentivano intoccabili e, si sa, è proprio quando uno si sente intoccabile che fa le cazzate più grosse. E il PD, di cazzate, negli anni ne ha fatte davvero tante: oltre ai problemi giudiziari, anche una serie di danni di immagine incalcolabili, dal mettere una sindacalista con la licenza media a capo proprio del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (e che, sindacalisti di lungo corso laureati non ce n'erano?), sino alle vicende delle banche toscane (era proprio indispensabile tenersi la Boschi?).
Il fianco veniva mostrato al nemico con spavalda arroganza, nella granitica convinzione che tanto "loro" non avrebbero mai vinto.
Ecco. Adesso "loro" hanno vinto.
Bravi, i miei piccoli strateghi. Almeno così non vi sentirete più invulnerabili e, si spera, cercherete di evitare certe figuracce.
Una lezione che però, almeno a giudicare dalla chiamata alle barricate di queste ore, in cui si grida "resistenza adesso e sempre al neoliberismo", non pare essere stata ancora recepita.
Salvini e Di Maio, il neoliberismo?!
E niente: si vede che a questi qua, arrivati in piazza, scatta la protesta col pilota automatico. Vecchie abitudini dure a morire.
Poi uno si chiede come mai in Italia il populismo abbia più successo che all'estero. Ecco perché.
Con una cultura politica così, i ggientisti conteranno per decenni.
Chi scrive – secondo alcuni – è un "auto-razzista". :-)
È un "auto-razzista" in quanto, da Meridionale, ha il coraggio di riconoscere pubblicamente che la maggioranza dei suoi concittadini ha votato per il Movimento Cinque Stelle perché spera di ottenere il Reddito di Cittadinanza.
Per alcuni è un auto-razzista perché, da vero infame, sfacciato e figlio ingrato del Sud, ha il coraggio di sostenere pubblicamente che le ragioni della disperazione, dell'assenza di prospettive per il presente e per il futuro, pur comprensibili e condivisibili, non sono affatto sufficienti a giustificare chi aspira a vivere a spese di chi lavora.
Chi scrive, per alcuni, è un auto-razzista, perché ritiene che queste persone abbiano scelto di campare alle spalle del prossimo solo perché si sono rifiutate di considerare la possibilità di andare via, di emigrare; un'opzione che esiste da sempre ed aperta a tutti gli strati sociali ed a tutte le età.
Una possibilità che milioni di Italiani prima di loro, tra cui anch'io (e migliaia mentre scrivo) hanno invece considerato; e l'abbiamo fatto perché quello che volevamo era una vita dignitosa, e ritenevamo – dateci pure torto – che non ci fosse alcuna dignità nel campare a sbafo del prossimo.
Ma andiamo con ordine. :-)
Nella seconda metà degli Anni '90, in una delle mie numerose vite precedenti, lavoravo come consulente per la Pubblica Amministrazione: ho girato enti locali e territoriali in Puglia e un po' di Campania, ma ho anche tenuto alcune lezioni di corsi di formazione in alcuni enti in Sicilia e nel Lazio. Non ho visto, quindi, "tutto il Sud", ma un'idea approssimativa me la sono fatta.
Non posso – per ovvi motivi – fare nomi né fornire coordinate troppo precise da cui si potrebbe desumere a chi o a quale realtà mi riferisco esattamente, ma ho avuto comunque modo di formarmi un'opinione basata sui fatti e non sui soliti pregiudizi contro o pro-Sud.
E vi posso dire, come un Nexus VI terrònico, che ho visto cose che voi umani, ma manco sul Sacro Blog ve le potete sognare.
Ho visto persone brillanti, ma non ammanicate con i piani alti, non soltanto non fare carriera, ma venire superate da mediocri ed anche caricate di lavoro, sia il proprio che quello degli altri. Perché, ad essere sinceri, non è vero che nella Pubblica Amministrazione nessuno fa un cazzo: la verità è che c'è chi non fa un cazzo, chi lavoricchia e chi lavora per sé e per tutti quelli che non fanno un cazzo. E, ovviamente, lavora male. È un problema organizzativo e culturale.
Ma con la stessa sincerità vi dico – credeteci, non credeteci, fate voi – che non capitava mica di rado che io ed altri entrassimo in un ufficio pubblico e, dopo aver osservato, letto, intervistato dirigenti e dipendenti, parlato, fatto riunioni, eccetera, passati alcuni giorni, non fossimo ancora riusciti a capire questi signori cosa cazzo ci facessero davvero là dentro.
Attenzione: sto dicendo cosa facessero davvero. Non le loro mansioni sulla carta.
Per giorni, non vedevamo nessuno che lavorava, o che quantomeno sembrasse lavorare: la gente vagava per gli uffici, chiacchierava, teneva sul tavolo la stessa pratica con il faldone sempre, immancabilmente chiuso, faceva telefonate tutte rigorosamente personali e soprattutto, se interpellata sul proprio lavoro, forniva solo risposte assolutamente evasive, generiche ed inconcludenti.
Ad esempio (scusate la censura stile CIA ma, ripeto, devo evitare troppi dettagli che rendano riconoscibili luoghi e/o persone), io chiedevo: "Scusi, lei di cosa si occupa?"
E quello: "Maaa, guardi, quando arrivano segnalazioni da parte di X, noi ci attiviamo per effettuare Y".
Io: "Quando è stata l'ultima volta che X ha segnalato qualcosa?" (Io sapevo già che era da molto)
Lui: "Eh, saranno almeno sei o sette anni fa, anche perché da allora non ci sono più fondi".
Io: "?"
Ma non è tutto. Se un collega di un altro ente pubblico si presentava in ufficio chiedendo del dottor Tizio, gli si diceva che il dottor Tizio non c'era e gli si suggeriva di richiamare, invece di presentarsi di persona.
Voi direte: "E allora, cosa c'è di strano?" Di strano c'è che a dirglielo era proprio... il dottor Tizio.
Quante volte avrò visto questa scena da film di Totò, ho perso il conto.
Ora mi direte: "Sì, va be', ma tutto questo col Reddito di Cittadinanza che c'entra?"
Belli miei, non prendiamoci in giro. Per molti al Sud, la cultura del lavoro è questa: se hai un posto fisso pubblico e sei vicino a chi conta, allora te la passi bene; se no, ti tocca lavorare davvero, pensa tu. A questo aspirano molti – non tutti, ma molti – Meridionali: ad un posto come quello di questi signori qua.
Un posto in cui devi "attivarti" quando te lo richiede X, il quale X non si fa vivo da anni, ma meglio così, ché ti stressi di meno.
Perché credete che il MoVimento Cinque Stelle, che dice di sapere come reperire le coperture finanziarie per il Reddito di Cittadinanza senza fare debiti (vicenda assolutamente folle, di cui mi sono occupato anch'io, qui e qui), con quei soldi non ha proposto di lanciare un piano di sostegno alle start-up che generasse posti di lavoro nel settore privato (e nell'indotto), invece di pagare semplicemente dei sussidi? In altre parole, se i fondi ci sono, perché non usarli per creare posti di lavoro veri, invece di dare soldi a chi non fa un cazzo?
E la ragione è semplice: perché alla Casaleggio Associati sanno benissimo che ciò che i loro elettori vogliono non è un lavoro: è un posto. "Se questi volessero un lavoro – come diceva già anni fa la buonanima di Indro Montanelli – emigrerebbero."
E qui intendiamoci sui termini: il posto non è un lavoro. Il posto è una forma di occupazione che ti garantisce un buon reddito per tutta la vita, senza però causarti troppi problemi.
Tuttavia, non potendo ingabbiare il Paese in un'altra ondata di concorsoni interminabili che molti dei loro elettori neppure supererebbero (e poi, quella dei concorsi che non portano a niente è la strategia del PD! E non vorrete mica che copino la strategia del PD!), si sono inventati una strada più breve e, soprattutto, più semplice, alla portata di tutti: una bella domandina, e per tre anni il tuo problema di reddito è risolto.
Anzi, se sei sposato, come nucleo familiare, puoi portare a casa più soldi di quegli sfigati che fanno i turni come commessi all'ipermercato, poveri scemi!
Una bella norma clientelare – perché solo di questo si tratta, sia chiaro: una forma di clientela – pretesa e fatta passare perché "In Europa ce l'hanno tutti" (peccato solo che gli altri Paesi in Europa non hanno un rapporto debito/PIL spaventoso come il nostro, più circa cinque milioni di lavoratori a bassa produttività ed a carico dell'erario, più un esercito di pensionati con onerosissime pensioni retributive e pochissimi giovani a versare contributi; ma questi sono dettagli...); un colpo di marketing che sinora è servito perfettamente allo scopo.
Ovviamente non ci sono veramente i soldi per realizzarlo, o almeno non come dicono di volerlo realizzare loro: quello che faranno davvero sarà semplicemente... fare altri debiti.
Oppure si tratterà di distribuire un po' di soldi a qualcuno, magari accorpando insieme gli strumenti già esistenti, come ad esempio la Cassa Integrazione, i sussidi erogati a livello territoriale, eccetera, rimpacchettandoli e chiamandoli "Reddito di Cittadinanza".
Una banale operazione di quelle che nel marketing – unico ambito di cui il M5s capisca davvero qualcosa – si chiama "re-labelling", ossia mettere una nuova etichetta a qualcosa che c'è già. Non potendo cambiare la realtà, lavorano sulla percezione della realtà.
Tutto qui. Ma quanto basta affinché qualche attivista pentastellato che non capisce niente di Pubblica Amministrazione si senta autorizzato ad urlare su Facebook: "Avete visto, piddioti?! Lo hanno fatto davvero!"
Che poi, se servisse anche soltanto a mettere ordine nel regime di aiuti e sussidi, non sarebbe nemmeno una cosa del tutto inutile.
Ma ciò non toglie che resti soltanto l'ultima trovata con cui l'ennesima, spregiudicata formazione politica ha comprato il voto di molti miei conterranei. E non c'è da meravigliarsi, perché quel voto, in effetti, era in vendita.
Nel momento in cui scrivo, sono ancora in corso le operazioni di spoglio relative alla tornata delle Elezioni Politiche del 4 Marzo 2018, ma il risultato complessivo appare comunque chiaro ―anzi, per la verità, è apparso oltremodo evidente sin dai sondaggi pre-voto che si sono succeduti da almeno un paio di mesi a questa parte.
Il MoVimento Cinquestelle ha stravinto le elezioni politiche, anche se la coalizione più votata è stata quella di Centrodestra, con al proprio interno la Lega di Matteo Salvini a fare da mattatrice sulle ossa del non-così-redivivo Silvio Berlusconi.
In questo momento, nessuno sa cosa farà il Presidente Mattarella. Forse affiderà a Salvini l'incarico di formare un nuovo governo, ipotesi tutt'altro che campata in aria, oggi; come è pure possibile che Mattarella affidi invece l'incarico a Luigi Di Maio, il leader (qualunque cosa questo voglia dire, trattandosi pur sempre del M5s) del primo partito italiano.
Ad ogni modo, il PD crolla ―o meglio, tracolla― al proprio minimo storico (anche qui le percentuali non sono ancora finali, ma è una Caporetto garantita) e questo voto cambia drasticamente lo scenario politico nazionale italiano in un modo che non si vedeva dai tempi della "discesa in campo" di Berlusconi nel 1994, imprimendogli una forte sterzata a Destra.
Solo, stavolta non Centrodestra; proprio Destra.
Il Centrosinistra e la Sinistra oggi rappresentano sì e no un Italiano su cinque; voto più, voto meno.
Ma l'argomento del post di oggi non è questo.
Il punto qui è che niente dello scenario sopra descritto è arrivato come un fulmine a ciel sereno: a parte Renzi, se lo aspettavano tutti da mesi.
Quindi, la domanda ovvia di chi, come me, ancora "ci crede" è sempre la stessa: ma perché nella politica italiana nessuno sembra accorgersi che oggi, a voler evitare di rischiare, si finisce di sicuro con il perdere tutto?
Perché in Italia, in tutti gli schieramenti, sopravvive soltanto una classe politica pavida, senza palle, che preferisce inseguire i populisti sul terreno scivoloso della demagogia, dove i Cinquestelle o la Lega sono Maestri indiscussi, piuttosto che mettersi una buona volta a fare proposte politiche serie, rischiando magari di perdere i consensi di chi non ha i neuroni accessi, ma apparendo finalmente credibili agli occhi di chi un cervello funzionante, invece, ce l'ha?
La classe politica italiana (tutta!) evidenzia una scarsissima fiducia nell'elettorato di questo Paese, specie al Sud, ed è convinta che il solo modo per conquistare il voto di un popolo sofferente sia di prenderlo in giro con promesse più vane di quelle degli avversari. In pratica, di spararle più grosse del vicino. Tutto qui. È ovvio che, se il gioco è soltanto questo, i professionisti della demagogia vinceranno sempre; e sempre più a man bassa.
Tra l'altro, per ora, il voto populista di Destra confluisce quasi interamente verso i Cinquestelle e la Lega; ma domani ―rivelatasi l'inconsistenza della loro proposta politica― potrebbe
essere persino la volta di Casapound e affini, aprendo la via a scenari davvero
inquietanti.
In altre parole, si è preteso di accarezzare gli elettori anti-sistema per il verso del pelo, sfidando due formazioni politiche: un movimento che è nato inizialmente per sfasciare le Istituzioni italiane ed un altro che ha avviato la propria attività politica con una cosa che si chiama Vaffanculo Day.
No, complimenti davvero per la strategia.
È pure vero che qui si innestano anche altre considerazioni: l'elettore medio italiano è stato educato a votare sempre e soltanto sulla base della propria convenienza personale; da sempre. Era così ai tempi della DC, del PSI e, in una qualche misura, anche del PCI... Difficile cambiare questo stato di cose.
Così come è pure evidente che il successo travolgente di due formazioni che per anni non hanno fanno niente sia dentro che fuori dal Parlamento, a parte protestare e dire di NO su tutto (anche per cose su cui, appena il giorno prima, erano d'accordo), non si può spiegare unicamente con una buona campagna elettorale, ma chiama inevitabilmente in causa i demeriti e le colpe degli altri partiti, quelli che avrebbero voluto e dovuto arginarli, e che invece hanno saputo soltanto continuare il solito tran-tran, le solite piccole regalie, le solite clientele, le solite promesse, la solita politica marginale dello "sposto centomila euro da questo a quel capitolo di spesa" che non cambia niente per nessuno e, porca miseria, le solite candidature di inquisiti e impresentabili.
Ma, a voler comunque cercare di essere ottimisti, forse adesso le persone serie e di buona volontà ―se mai ve ne siano ancora in politica― hanno finalmente ricevuto la riprova ultima del fatto che la strategia del "contrastiamoli sul loro terreno" ha un unico e scontato esito: si perde, e di brutto.
Anche nella politica, arriva un momento in cui la mancanza di palle, la codardia, non possono più essere chiamate "sano realismo", "real-politik" e idiozie simili. Arriva un momento in cui bisogna capire perché davvero si continua a perdere e, a quel punto, si deve saper cambiare strategia; o, se non si hanno le qualità, bisogna sapersi fare da parte. Questo vale per i Renzi, vale per i Berlusconi, vale per i D'Alema, per i Bersani, gli Emiliano, i Brunetta, eccetera eccetera: o sai cambiare completamente strategiaperché hai qualcosa di davvero nuovo in mente,o ti togli dai piedi.
In passato, mi sono già diverse volte occupato del programma politico del MoVimento Cinquestelle: ho analizzato il primo programma, concentrandomi successivamente sul "pezzo forte", il fantomatico Reddito di Cittadinanza e sulle sue ancor più fantomatiche coperture.
Va da sé che negli anni il M5S ha più volte cambiato tutto ciò che ho elencato sopra, senza mai alcun preavviso, in perfetto stile paraculo 2.0. Questo rende il lavoro di analisi improbo e, sostanzialmente, inutile.
Ma i recenti accadimenti politici degli ultimi giorni, che rendono molto concreta la possibilità di un primo governo a guida Cinquestelle, e le ancor più recenti dichiarazioni del presunto candidato premierLuigi Di Maio, e del pasionario del movimento Alessandro Di Battista, oltre a registrare l'ennesima, disinvolta giravolta programmatica, impongono una rilettura dei suoi contenuti, sia vecchi che nuovi.
Procedendo con ordine e tralasciando le menate tipo "per lo sviluppo, puntiamo sull'enograstronomia, il nostro petrolio", l'ultima versione del programma del MoVimento appare imperniata intorno ai seguenti punti:
1. L'uscita dall'euro
Non starò a tediarvi con tutta la menata del "NO all'Europa!" originariamente sul blog di Grillo, con tanto di alleanza con i movimenti anti-europeisti, che poi, nella primavera 2016, è diventato "Noi non abbiamo mai detto NO all'Europa!" e adesso si è di nuovo trasformato in "Il MoVimento non è anti-europeista e vuole l'Italia in Europa!"...
Sta di fatto che --almeno oggi a quest'ora-- vogliono uscire dall'Euro "per restituire la sovranità monetaria al Paese". La cosa, comunque, sarebbe preceduta da un referendum consultivo, che era previsto nella riforma costituzionale appena bocciata (soprattutto grazie a loro), ma che non c'è in questa, di Costituzione. Invece, in questa Costituzione c'è scritto che sui trattati internazionali non si possono tenere referendum.
Allora, le cose sono due:
o i grillini cambiano la Costituzione, ma poi devono tenere un referendum confermativo, come ha fatto Renzi; e, se passa, fanno il referendum consultivo sull'uscita dall'euro; se passa pure questo, alla fine l'Italia esce dall'euro.
oppure fanno uscire l'Italia dall'euro tout-court, senza consultare il popolo, tanto sono abituati. Magari, fanno un bel voto on-line sul blog di Grillo, la cui organizzazione e gestione sono affidate agli amministratori di database ed ai web-master della Casaleggio & Associati. Loro sanno bene cosa fare. E tanti saluti alla democrazia.
In ogni caso, non appena il sottoscritto --e con me diversi milioni di Italiani, credo-- dovesse subodorare che 'sta cosa dell'uscita dall'euro si fa per davvero, nessuna banca italiana vedrà più i miei risparmi. Verranno tutti prontamente spostati sul mio conto in sterline in Gran Bretagna. Essere un emigrante qualche vantaggio ce l'ha.
Il conto italiano lo chiudo. O lo lascio lì con su un euro simbolico, per un caffè a Di Battista che, con 9mila euro al mese, dice di guadagnare poco, bontà sua. Magari ci si fa una "spremuta di umanità" al bar.
Comunque sia, una massiccia fuga di capitali, italiani e stranieri, è garantita.
E le banche, allora, che cosa fanno? Dove trovano i soldi da prestare, se quelli dei risparmiatori sono andati all'estero? Come guadagnano? Cosa succede?
Be', succede il solito. Cosa credete, che gli slogan cambino niente?
I tassi di interesse vanno su e i criteri di approvazione dei prestiti pure.
Pochi soldi, che si danno solo ai più sicuri tra i sicuri. E a tassi più alti.
Si chiama "stretta creditizia", ed è il capitolo primo della tanto auspicata sudamericanizzazione dell'Italia. Così, i grillini --dopo aver parlato tanto a lungo delle meraviglie delle economie di paesi come Venezuela e Argentina-- potranno almeno sperimentare cosa vuol dire trovarcisi a vivere per davvero.
Dovessero anche provare ad imporre il blocco dei capitali, come dei comunisti disperati, non cambierebbe molto. In Grecia, dove Tsipras ha fatto proprio questo, la cosa ha funzionato malissimo: sono riusciti a fermare, in parte, solo i capitali dei dipendenti pubblici.
2. Rendere di nuovo pubblica la Banca d'Italia
Nella composizione dei partecipanti al capitale di Bankitalia compaiono anche nomi di banche ed assicurazioni "private", in particolare di due: Intesa Sanpaolo S.p.A. e UniCredit S.p.A. Ma hanno quote consistenti anche Generali Italia S.p.A. ed alcune Casse di Risparmio.
La legge del 2005 (mai attuata), che prevedeva il trasferimento allo Stato della proprietà della Banca d’Italia, è stata cestinata, per consentire al Tesoro di incassare un gettito immediato (di circa 1,2 - 1,5 miliardi) tassando la plusvalenza realizzata dalle banche sulle loro quote nella banca centrale.
Tralasciamo, per brevità, tutto il discorso sulle Fondazioni bancarie a cui tali soggetti "privati" fanno capo, e che ne fa più un feudo politico appannaggio di questo o quel partito (o corrente di partito) che una società davvero "privata". Tuttavia, anche se --da quando c'è la BCE-- il ruolo delle banche centrali nazionali è sicuramente meno critico di prima, una Banca d'Italia con una composizione del capitale fatta così non è accettabile. Il controllato non può avere delle quote, specie se consistenti, del controllore e poco importa se possa davvero farle valere oppure no: un ente che svolge una funzione di pubblico controllo dev'essere interamente pubblico.
La domanda da porsi, quindi, è: OK, va fatto. Ma perché nazionalizzarla in tempo di crisi, incorrendo nei costinotevoli di questa operazione? Non sarà mica perché Di Maio & soci vogliono portare la Banca d'Italia sotto controllo politico, vero?
No, perché una delle ragioni d'essere di Bankitalia è proprio la sua completa autonomia dal governo (vera o presunta che sia, ma questo è un altro discorso). Se l'obiettivo è quello, la cosa è davvero fuori discussione. Senza completa autonomia dal potere politico, il ruolo di una banca centrale è praticamente inutile: se si esce dall'euro, infatti, chi vigila sulla valuta nazionale, rifiutandosi di stampare cartamoneta a comando sulla base delle esigenze politiche? Chi vigila in maniera indipendente sul mantenimento del valore della valuta nazionale, evitandone la svalutazione per i capricci della politica?
3. Il Reddito di Cittadinanza
Sul RdC ho parlato già ampiamente più volte, per cui davvero rischio di ripetermi: leggete quegli articoli, se volete capirne di più.
E comunque, basta con 'sta balla, dài! Tanto non ci sono i soldi. O almeno, non ci sono per farlo come vorrebbero loro.
Possono giusto dare una ritinteggiata alla Cassa Integrazione e chiamarla
Reddito di Cittadinanza o "Fondo Dibba" o come pare a loro. Un
rebranding o re-labelling, si dice nel gergo del marketing: prendi una cosa che c'è
già e le dai un nome nuovo. Et voilà. Dio non voglia che si mettano a fare debiti per distribuire qualche mancetta elettorale, ma sempre di spiccioli si tratterebbe.
Le loro fonti di copertura sono ridicole, le modalità attuative sono al limite del fantascientifico. Leggete i link.
Capisco che, in un Paese in crisi nera, l'argomento "tiri", ma non si può prima prendere per i fondelli la gente come fanno tutti gli altri partiti, speculando sulla disperazione, e poi avere pure la faccia tosta di dirsi "diversi" e "migliori" degli altri.
E poi, che almeno chiamino le cose con il loro nome: sussidio. Questa cosa si chiama sussidio! "Benefit", la chiamano qua in Inghilterra, se vogliono fare gli esterofili.
4. Audit e Ristrutturazione del debito
E niente, non se ne può più. Anche su questo argomento ho scritto già molto ma, in breve, la cosa si sostanzia in una decisione politica di quali debiti siano "legittimi" e quali invece no. Immaginate di lasciare ad un debitore la facoltà di decidere quanta parte di un debito sia dovuta al creditore e quanta non sia invece da pagare.
La finalità ultima, va da sé, è la cosiddetta ristrutturazione del debito pubblico. Di che si tratta?
In pratica, lo Stato Italiano dichiara bancarotta e quindi si dice
nell'impossibilità di ripagare il debito pubblico accumulato, se non in
piccola parte. Di conseguenza, chiede la cancellazione di parte del
debito ai suoi creditori interni ed esteri: come dire, che se prima ti
dovevo "100", facciamo che da oggi ti devo solo, che so, "40".
Se fosse così facile, secondo voi, com'è che non lo fanno tutti?
Prima ti indebiti e poi ristrutturi, no? Fantastico.
Be', no. E le ragioni sono, sostanzialmente, due:
Effetto di breve periodo: appena si capisce che potresti ristrutturare, nessuno vuole più i tuoi titoli. E grazie al cazzo, scusate il francesismo: se voi aveste, che so, delle azioni che potrebbero presto valere zero, cosa fareste? Cerchereste di venderle e di sicuro non ne vorreste comprare delle altre. La conseguenza di questo è che i rendimenti del titolo salgono, perché nessuno vuole un titolo a rischio, se rende anche poco. I rendimenti, visti dall'altra parte, sono gli interessi che lo Stato italiano paga su quei titoli, che aumenterebbero come una valanga. Un colpo di genio.
Ma c'è un effetto di medio-lungo periodo che è anche peggiore: chi ristruttura diventa un "cattivo pagatore". E dopo chi li vuole, i titoli del debito di uno che non paga? O di uno che all'inizio paga e poi, di punto in bianco, elegge un comico qualsiasi e decide che ti deve meno della metà di prima? Se sei un cattivo pagatore, i mercati ti dicono: vuoi altri soldi a prestito? Allora paga più interessi, per compensarmi del rischio che tu stesso hai creato, con il tuo dissennato comportamento. Da quel momento e chissà per quanto, per il Paese che ha ristrutturato il debito sarà più difficile approvvigionarsi sul mercato di capitali e, di sicuro, i vecchi tassi, bassi e ragionevoli, se li può scordare per decenni. Chiedete agli Argentini ed agli Islandesi com'è andata a finire davvero, al di là della propaganda sulla fantomatica "rivoluzione silenziosa" che ha infestato e tenuto banco sul web per mesi. Se volete, trovate tre miei approfondimenti (qui, qui e qui).
5. Riduzione della tassazione delle micro-imprese, l'ossatura del tessuto produttivo italiano
In teoria, verrebbe da dire che sarebbe ora. Ma bisogna pure dire come compensiamo lo squilibrio che si viene a creare nei conti pubblici. Perché va bene togliere l'IRAP alle micro-imprese, ma la mastodontica spesa pubblica italiana, un moloch mostruoso come pochi al mondo, allora come la paghi? Con i biglietti per assistere alle giornaliere gaffes in italiano di Paola Taverna?
I Cinquestelle questo non lo dicono, perché una vecchissima legge non scritta della politica italiana recita: "Mai, ma proprio MAI dire dove tagli la spesa, perché i destinatari di quella spesa s'incazzano, votano da un'altra parte e ti fanno pure la guerra".
Dio, o chi per lui, non voglia che questi qua si sono messi in testa di uscire dall'euro per poter stampare cartamoneta nostrana, la Lira Peppiana la chiamiamo, e con quella pagare la spesa pubblica!
Che poi, per inciso, l'idea che una banconota valga di per sé, per la carta filigrana da cui è fatta, ma da dove viene? Dai meandri di internet o dall'opinione autorevolissima di qualche studente universitario bocciato all'esame di economia politica?
Una banconota rappresenta un pezzo del prodotto interno lordo, della ricchezza del Paese emittente. Per questo non se ne può stampare quanta cazzo se ne vuole: perché la ricchezza che c'è dietro e che "garantisce" il valore della banconota sempre quella è.
Altrimenti, basterebbe fotocopiarla, no?
Se la BCE stampa una moneta da 10 euro, vuol dire che "dietro" c'è un pezzo di ricchezza dei Paesi dell'Unione che viene stimato in circa 10 euro. Il valore reale è vicino a quello nominale. Se la BCE ne stampasse il doppio, ogni banconota varrebbe, di fatto, la metà. E' vero che ci sono provvedimenti come il quantitative easing, ma si stratta di misure temporanee, garantite da riserve di valuta, la cui implementazione --proprio per evitare tensioni-- viene ponderata attentamente ed implementata con molta, molta cautela. E solo per il tempo strettamente necessario, resistendo alle pressioni politiche.
Ma diciamo che il governo Di Maio invece ci fa tornare alla Lira Peppiana, divisa in cento Dibba, e che impone alla Banca d'Italia, finalmente ripubblicizzata, di stamparne un bel po' per compensare i tagli delle entrate fiscali.
Nel giro di pochi mesi dallo scollamento tra valore nominale e valore reale della nuova divisa italiana, il valore della Lira Peppiana crollerebbe e si genererebbe una spirale inflattiva violenta. La gente inizierebbe a pretendere di esser pagata con valute stabili, cioè che oggi valgono all'incirca quanto valevano sei mesi fa e quanto varranno tra sei mesi; ad esempio... l'euro.
E' il mercato nero delle valute; come nei Paesi comunisti prima della caduta del muro di Berlino, quando i Paesi del blocco socialista pretendevano di decidere loro il tasso di cambio delle loro valute sgangherate, rispetto al dollaro o al macro tedesco. Il mercato, che poi è espressione del famoso "Paese reale", se ne frega di certe decisioni a tavolino.
Senza contare quello che accadrebbe con i fornitori esteri: e chi, nel mondo, vuol essere pagato con le fotocopie dei soldi? Tutti pretenderebbero euro o valute con un valore reale vicino a quello nominale. Soldi veri, insomma.
Ma a questi qua, la catastrofica svalutazione giornaliera delle valute dei Paesi dell'Africa nera non ha insegnato niente?
Il popolo italiano, con coerenza, senza mai deludere né smentirsi, continua a fare una cazzata dopo l'altra e butta all'aria forse l'ultima possibilità di evitarci la catastrofe di un governo dei Cinquestelle.
Ma non è questo il punto.
Perché la riforma costituzionale appena bocciata --per quanto tutt'altro che esente da difetti-- rappresentava il solo tentativo vero in quasi 70 anni di superare il bicameralismo perfetto; e, abbinata all'Italicum, una legge elettorale davvero maggioritaria che forse adesso verrà abrogata (o forse no), rischiava seriamente di trasformare l'Italia in un Paese normale, in cui ci sono elezioni, uno vince e governa per cinque anni senza doversi sobbarcare i ricatti da parte di partitini e correntine che gli servono per ottenere la maggioranza e, allo scadere del mandato, se ha governato male, c'è un meccanismo elettorale per cui bastano pochi voti per ribaltare completamente un assetto politico, mandando a casa il vecchio governo e mettendo al suo posto un partito dell'opposizione, secondo le regole dell'alternanza.
Ma non solo! Ci saremmo evitati il solito ping-pong tra le due Camere, evitando di annacquare e di peggiorare (sì, peggiorare) l'impatto delle leggi e delle riforme, oltre che abbreviandone l'iter di approvazione. Se non credete a quel che dico, procuratevi qualche prima o seconda bozza delle leggi in discussione, prima degli emendamenti e guardate come, stesura dopo stesura, la montagna immancabilmente partorisca il topolino. Ecco: noi potevamo evitarci tutto questo o, quantomeno, ridurlo in maniera consistente.
E invece NO. Siamo diventati tutti, improvvisamente, strenui difensori della Carta dei Padri Costituenti. Nientedimeno.
"Perché la Costituzione antifascista è fatta proprio per evitare che si concentri troppo potere in poche mani!"...
E già. Per cui, se al Paese servono riforme importanti ma non si riesce a decidere niente di essenziale, perché abbiamo l'iter parlamentare ridotto ad un'assemblea di condominio, be', pazienza.
Poi, sì, c'è tutta la faccenda degli under 35 che (giustamente) delusi dalle politiche di Renzi, lo hanno voluto punire votando NO. Le loro ragioni erano sacrosante, per quanto del tutto scollegate dall'oggetto referendario; ma si sa, la rabbia è rabbia. Anche Renzi paga la mancanza di coraggio, si potrebbe dire: pure lui, come i suoi predecessori, per non perdere i voti dei vecchi, i veri padroni d'Italia, ha fatto davvero troppo poco per i giovani e loro lo hanno bastonato.
Sì, tutto vero.
Ma con questa riforma approvata, forse Renzi avrebbe potuto fare di più.
E non solo lui; chiunque si fosse ritrovato a governare il Paese, avrebbe avuto --finalmente!-- gli strumenti per poter fare di più. Davvero gli under 35 sono così disperati da illudersi che una cricca di miracolati senza arte né parte e raccattati dalla strada --gente telepilotata da una piccola società di web marketing che sinora ha più volte dato prova di non avere le benché minime basi giuridiche, economiche e lasciamo stare le idee politiche "da ambulanza"-- potrà fare di meglio, nell'alveo di una Costituzione progettata proprio per evitare grandi cambiamenti?
Va bene, mi sono sfogato. Ma la domanda vera è: E ADESSO CHE SI FA?
Renzi, chiaramente, si è fatto da parte, dopo un discorso di dimissioni --bisogna dargliene atto-- degno di un politico di razza: una roba che in Italia non s'era davvero mai vista.
Per cui, al momento, esistono varie ipotesi sul tappeto, ma sia chiaro che gli scenari possibili sono molti di più. Questi sono solo, a mio parere, i due esiti più probabili:
1. Governo Tecnico / di Scopo. Sì. Un altro. Ma per fare cosa? Probabilmente, per abrogare l'Italicum. Del resto, eleggere la Camera con l'Italicum, che è una legge maggioritaria, e il Senato con il Mattarellum (visto che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale) vorrebbe dire probabilmente un Parlamento ingovernabile. Oppure il governo tecnico servirebbe per approvare una nuova legge elettorale per entrambe le Camere. Ma chi sosterrebbe 'sto governo tecnico? Una parte del PD e il Centrodestra (o quel che ne rimane). I Cinquestelle, non credo. Perché sporcarsi le mani e rivelarsi degli inetti incapaci prima di quando non sia strettamente necessario? Probabilmente, se si cambiasse la legge elettorale in senso proporzionale per entrambe le Camere, si creerebbe un consenso più ampio intorno a questo ipotetico governo tecnico. E si sa: tutti i miracolati che sperano di assicurarsi un posto di parlamentare il più a lungo possibile, magari con una nuova legge elettorale più "inclusiva" (perché "proporzionale" si legge "inclusiva", sappiatelo), avrebbero tutto l'interesse a prolungare questa agonia istituzionale.
2. Si vota subito. A me non dispiacerebbe, ma non credo che il Centrodestra ed il PD vogliano farlo: sono tutti affetti da problemi interni più o meno recenti e vorranno prima riorganizzarsi. Dovesse succedere, possono accadere due cose: la più probabile è che il M5S diventi primo partito in Italia. Ma se non raggiungono la maggioranza assoluta, hanno un problema serio: gli tocca fare alleanze con qualcuno. Non esattamente la specialità della casa. Su questo problema potrebbero impaludarsi in modo anche definitivo.
Lo scenario meno probabile sarebbe che, per una cazzo di volta in vita mia, il popolo italiano mi sorprendesse in meglio e votasse per Renzi: tipo, quasi tutto il fronte del SÌ vota per Renzi, mentre il fronte del NO vota secondo le proprie scuderie di appartenenza e, di conseguenza, si frammenta.
Più un sogno che una probabilità concreta, certo.
Se gli Italiani sono davvero minchioni come credo io, e oramai dispongo di una casistica sufficientemente ampia per confermarlo, voteranno in massa Cinquestelle, illudendosi --forse per disperazione-- che lanciare slogan populisti e proclami general-generici sia la stessa cosa che governare davvero un Paese.
Una cosa è certa: a settembre 2017 (non so in che data, esattamente) saranno quattro anni e mezzo dall'inizio della legislatura. Che vuol dire? Vuol dire che "scattano" i vitalizi, ecco che vuol dire. E questa legislatura è piena zeppa di eletti per la prima volta; specie tra le file dei Cinquestelle.
E che, non vogliamo regalarlo pure a loro, un roseo futuro a spese nostre?
Tra l'altro, dalla prossima legislatura entrerà in vigore la nuova normativa in materia che interrompe la cuccagna. Per cui questo è l'ultimo treno, se si desidera entrare nel novero dei fortunatissimi ricchi a spese nostre.
Quante probabilità ci sono che si tiri a campare sino a settembre?
Secondo me, non poche. Ma vedremo.
Tornando sulla riforma, non so voi ma io, in queste settimane, ho seguito con grande interesse le opinioni dei costituzionalisti e, in particolare, quelle di uno dei capofila del fronte del NO, il professor Gustavo Zagrebelsky.
Sono rimasto, francamente, atterrito dalla sua visione antiquata e consociativa della politica, secondo cui "alle elezioni non dev'esserci uno che vince". Tipo: si vota, in Parlamento ci arriva chi ci arriva, e poi ci si mette d'accordo. E' il trionfo della partitocrazia, dei patti ed accordi più o meno segreti, della Prima Repubblica, dei "pentapartiti" e "quadripartiti" (per chi, beato lui, non ha l'età, era questo il modo con cui allora si definivano le mutevoli coalizioni partitiche che sorreggevano un governo), dei "governi balneari" (governi che servivano per traghettare il Paese oltre l'estate, in cui c'era un'attività politica ridotta. Giuro!).
Però a Zagrebelsky una cosa devo riconoscerla, e lui questa cosa l'ha ribadita più volte. Si può sintetizzare con: se manca il popolo, manca la classe politica. E se manca la classe politica, non c'è assetto istituzionale che tenga.
Ecco. Io temo ormai da anni che il nostro problema, in realtà, sia proprio questo: manca il popolo.
Buona fortuna.
Mi ero riproposto di non perdere troppo tempo con la propaganda elettorale dei partiti politici, perché è davvero inutile commentare qualcosa che tanto non verrà mai realizzato.
Ma l'insistenza con cui il M5s continua a parlare del "Reddito di Cittadinanza" nei comizi, sui media amici e persino con una marcia ad Assisi, presentandolo come una cosa possibile, realizzabile e persino sensata, alla fine ha avuto la meglio sulla mia già non eccelsa pazienza.
Premetto, ad uso dei Grillini-Cittadini-Militanti in perenne campagna elettorale che, al fine di evitare distorsioni, le fonti che utilizzo in questo post per descrivere la proposta del M5s sono soltanto grilline: il blog di Grillo, che contiene la versione ufficiale della proposta di legge, le interviste video in cui i grillini parlano direttamente alla gente, evitando trascrizioni errate da parte di giornalisti della Ka$ta.
Quindi, nulla di scritto, se non sotto il controllo di Grillo.
Il resto è materiale audiovisivo.
Va da sé, non mi aspetto di cambiare le opinioni di nessuno.
Tutto ciò che desidero fare con questo post è di chiarire il mio punto sulla questione.
Stando alla proposta di legge ufficiale, con il Reddito di Cittadinanza (d'ora in avanti RdC) si proporrebbe di integrare il reddito netto annuo di ogni cittadino sino a fargli raggiungere un minimo pari a 7.200 euro netti l'anno, stabilito in ordine alla soglia di povertà relativa, quantificata a partire dall’anno 2013 in 600 euro mensili netti.
Grillo nel video parla invece di 780 euro netti mensili: forse un aggiornamento Eurostat, forse un ricalcolo, forse s'è sbagliato, ma qui non importa.
Il RdC sarebbe un diritto non soltanto dei cittadini italiani maggiorenni, ma anche dei cittadini stranieri residenti in Italia da almeno due anni, purché questi ultimi dimostrino di aver lavorato minimo mille ore nello stesso periodo (circa 9 ore e mezza alla settimana, in media) oppure di aver guadagnato almeno 6.000 euro netti in due anni.
Il RdC integrerebbe il reddito degli aventi diritto per un massimo di tre anni, nel corse dei quali il soggetto si renderebbe disponibile ad accettare offerte di lavoro "congrue", dove per "congrue" si intende:
attinenti alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario in qualsiasi modo;
con una retribuzione oraria comunque non inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale;
con una sede del luogo di lavoro non distante oltre 50 chilometri dalla residenza del soggetto interessato e il luogo di lavoro raggiungibile con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore ad 80 minuti (questa definizione è talmente ristretta che il mio attuale lavoro, la cui sede dista un'ora e mezza da casa mia con i mezzi, già non rientrerebbe nella categoria...).
Sia chiaro -- e lo ribadisce anche Grillo nel video: non si tratta di lavori sociali, come chiamare il laureato con master per offrirgli un posto da badante di un
anziano. Sono "lavori veri" (parole letterali di Grillo, non di un comune mortale
come me).
Se il soggetto rifiuta -- non chiedetemi perché -- non una, non due, ma ben tre offerte di lavoro che miracolosamente rientrino nella ristretta definizione di cui sopra, costui -- vivaddìo -- perde il Reddito di Cittadinanza.
Ma a quel punto, sarebbe l'ultimo dei suoi problemi.
Se vi domandate come vengano certificati i requisiti degli
aventi diritto... Be', la proposta dice che la cosa va fatta mediante
autocertificazione.
Nessun controllo nel merito, ma solo controlli automatici per evidenziare difformità rispetto alle banche dati già esistenti. Come dire, che se uno ha dichiarato al fisco 50 mila euro l'anno e poi chiede il RdC, lo scoprono subito. Ma se è un evasore, va tutto bene.
In
un Paese in cui ci sono migliaia di falsi invalidi certificati da
medici ASL compiacenti, che si stima costino circa 1,5 miliardi di euro l'anno (e non si riescono ad effettuare controlli adeguati), il M5s propone di elargire sussidi a circa 10 milioni di persone dietro presentazione di
un'autocertificazione, verificata con controlli automatici.
E va be'.
Ma aspettate a parlare di fantascienza.
Perché, ciò premesso, queste meravigliose offerte di lavoro "congrue" -- che tutti ogni giorno cercano, ma che nessuno sembra riuscire a trovare -- dovrebbero arrivare da dove nessuno s'è mai aspettato di vedere arrivare niente: dai Centri per l'Impiego, versione tinteggiata dei vecchi, iper-burocratici Uffici di Collocamento; che, ovviamente, hanno dentro ancora gli stessi impiegati. E mica possono mandarli via.
C'è poi il lietmotif della copertura finanziaria.
Molti si domandano da dove dovrebbero arrivare le risorse per finanziare il RdC (19 miliardi all'anno, si dice nella proposta; 17 mld/anno in tv, invece): domanda legittima, posto che deve trattarsi di entrate certe, garantite e non "finanziate a valere sulla lotta all'evasione ed alla corruzione", come dicevano i Democristiani nella Prima Repubblica, quando non volevano davvero realizzare nulla.
L'ipotesi di ridurre notevolmente la spesa della difesa, sulla base dell'affermazione che l'Italia sarebbe "il terzo Paese per spesa militare in Europa e il settimo al mondo" fa tanto Wikipedia, posto che invece il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute, l'osservatorio più importante del mondo sulla spesa militare), parla invece di 12-mo al mondo e quinto in Europa, dopo Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania.
Il che significa che il solo Paese europeo di dimensioni e con una popolazione confrontabile all'Italia che spende meno di noi è la Spagna.
Pretendere che noi si debba tagliare la spesa militare perché spendiamo più dell'Olanda o del Portogallo, francamente, non mi pare un'argomentazione delle migliori.
Ma fate voi.
Secondo il M5s poi, 2,7 miliardi dovrebbero arrivare da lotterie e giochi pubblici, ma il Movimento non spiega in che modo sostituire i mancati introiti per quei capitoli di spesa che attualmente di quel gettito sono i destinatari.
Si tratta, tra l'altro, di capitoli molto delicati, posto che i proventi da giochi di Stato vengono spesso utilizzati per reperire le risorse necessarie agli Enti Locali per il perseguimento di finalità culturali, sociali e di riqualificazione ambientale; ovvero aree di intervento in cui, senza il gettito delle lotterie e giochi pubblici, praticamente non c'è un centesimo.
La restante parte viene, per lo più, da contributi di solidarietà previdenziale, ovvero tassando le pensioni: questa -- che pure sarebbe una buona cosa, se soltanto non fosse destinata a finanziare un'idea così balzana -- non è purtroppo una via praticabile, almeno secondo la Corte Costituzionale, che ha già bocciato due volte in tre anni chi ritoccava le pensioni già in corso di erogazione, a qualsiasi titolo.
Ed il fatto che Casaleggio dica che si può fare anche con le sentenze negative della Consulta -- posto che Casaleggio è un uomo di marketing, non un costituzionalista -- francamente non mi sembra fondamentale.
E poi, ma davvero con 19 miliardi l'anno riusciamo non solo a coprire l'integrazione del reddito di tutti quelli che diranno di averne diritto, ma a fare anche i controlli e a trasformare i Centri per l'Impiego in una cosa seria?
Non solo: con quei soldi riusciamo anche a far saltar fuori un posto di lavoro per ciascun avente diritto in linea con la definizione di "congruità" di cui sopra?
In Italia?!
Madonna, se siamo bravi!
Sin qui, ho parlato solo di Italia. Vediamo cosa succede all'estero, dove i grillini sostengono che questa cosa esista già, sia pure in forme differenti.
Qui in Gran Bretagna (dove vivo io) devono vedersela con due fenomeni chiamati, rispettivamente, "benefit thieves" e "benefit train".
Il primo, semplicemente, è rappresentato da gente che si auto-certifica dei requisiti che non ha e quindi percepisce sussidi (in GB hanno il buon senso di chiamare le cose con il loro nome) ai quali non ha diritto.
Ma in Italia, giustamente, non abbiamo di questi problemi; per cui passerei subito al secondo.
Il "benefit train" è un fenomeno curioso, perché non è affatto illegale: è soltanto l'effetto distorsivo causato dalla normativa sui sussidi, in base alla quale una persona dopo aver mantenuto il sussidio il più a lungo possibile, accetta il-primo-lavoro-purché-sia, al solo scopo di "azzerare" il proprio rapporto con il DWP (Department of Work and Pensions, l'INPS britannica) e poi perdere il lavoro per tornare a vivere a spese di chi lavora, con un nuovo sussidio.
In pratica, X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, poi di nuovo X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, e così via...
Il fenomeno, per quanto si svolga alla luce del sole (c'è persino un programma del canale ITV, chiamato "Benefit Street" in cui questi "dodgers", furbetti dei benefit, vengono intervistati apertamente) è di difficile soluzione a livello pratico.
Il giro di vite sui furbetti dei benefit è stato uno dei temi caldi della campagna elettorale dei Conservatori e degli (ex?) amici di Grillo dello UKIP.
Ciò accade in Gran Bretagna; per cui immagino che gli estensori della proposta suppongano che in Italia certe cose non succederebbero mai.
A questo punto, mi sembra di aver detto abbastanza da ipotizzare che il Reddito di Cittadinanza dei Cinquestelle o è una figata incredibile che sovverte le Leggi dell'Universo o è la classica mega-balla politica buttata lì da una forza d'opposizione, perché sa bene che tanto non verrà mai realizzata (o almeno non così); ma che, specie in prossimità di elezioni in un Paese in piena crisi, una sua utilità per qualcuno ce l'ha eccome.
Decidete voi.
Saluti,
(Rio)
PS. Aggiornamento: ho aggiunto una serie di post che analizzano in dettaglio le "presunte" fonti di finanziamento del RdC. La serie comincia qui.