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lunedì 5 dicembre 2016

Ha vinto il NO. E adesso?


Salve.

Il popolo italiano, con coerenza, senza mai deludere né smentirsi, continua a fare una cazzata dopo l'altra e butta all'aria forse l'ultima possibilità di evitarci la catastrofe di un governo dei Cinquestelle.

Ma non è questo il punto.
Perché la riforma costituzionale appena bocciata --per quanto tutt'altro che esente da difetti-- rappresentava il solo tentativo vero in quasi 70 anni di superare il bicameralismo perfetto; e, abbinata all'Italicum, una legge elettorale davvero maggioritaria che forse adesso verrà abrogata (o forse no), rischiava seriamente di trasformare l'Italia in un Paese normale, in cui ci sono elezioni, uno vince e governa per cinque anni senza doversi sobbarcare i ricatti da parte di partitini e correntine che gli servono per ottenere la maggioranza e, allo scadere del mandato, se ha governato male, c'è un meccanismo elettorale per cui bastano pochi voti per ribaltare completamente un assetto politico, mandando a casa il vecchio governo e mettendo al suo posto un partito dell'opposizione, secondo le regole dell'alternanza. 

Ma non solo! Ci saremmo evitati il solito ping-pong tra le due Camere, evitando di annacquare e di peggiorare (sì, peggiorare) l'impatto delle leggi e delle riforme, oltre che abbreviandone l'iter di approvazione. Se non credete a quel che dico, procuratevi qualche prima o seconda bozza delle leggi in discussione, prima degli emendamenti e guardate come, stesura dopo stesura, la montagna immancabilmente partorisca il topolino. Ecco: noi potevamo evitarci tutto questo o, quantomeno, ridurlo in maniera consistente.
E invece NO. Siamo diventati tutti, improvvisamente, strenui difensori della Carta dei Padri Costituenti. Nientedimeno.
"Perché la Costituzione antifascista è fatta proprio per evitare che si concentri troppo potere in poche mani!"...
E già. Per cui, se al Paese servono riforme importanti ma non si riesce a decidere niente di essenziale, perché abbiamo l'iter parlamentare ridotto ad un'assemblea di condominio, be', pazienza.

Poi, sì, c'è tutta la faccenda degli under 35 che (giustamente) delusi dalle politiche di Renzi, lo hanno voluto punire votando NO. Le loro ragioni erano sacrosante, per quanto del tutto scollegate dall'oggetto referendario; ma si sa, la rabbia è rabbia. Anche Renzi paga la mancanza di coraggio, si potrebbe dire: pure lui, come i suoi predecessori, per non perdere i voti dei vecchi, i veri padroni d'Italia, ha fatto davvero troppo poco per i giovani e loro lo hanno bastonato.
Sì, tutto vero.
Ma con questa riforma approvata, forse Renzi avrebbe potuto fare di più.
E non solo lui; chiunque si fosse ritrovato a governare il Paese, avrebbe avuto --finalmente!-- gli strumenti per poter fare di più.
Davvero gli under 35 sono così disperati da illudersi che una cricca di miracolati senza arte né parte e raccattati dalla strada --gente telepilotata da una piccola società di web marketing che sinora ha più volte dato prova di non avere le benché minime basi giuridiche, economiche e lasciamo stare le idee politiche "da ambulanza"-- potrà fare di meglio, nell'alveo di una Costituzione progettata proprio per evitare grandi cambiamenti?

Va bene, mi sono sfogato. Ma la domanda vera è: E ADESSO CHE SI FA? 
Renzi, chiaramente, si è fatto da parte, dopo un discorso di dimissioni --bisogna dargliene atto-- degno di un politico di razza: una roba che in Italia non s'era davvero mai vista.

Per cui, al momento, esistono varie ipotesi sul tappeto, ma sia chiaro che gli scenari possibili sono molti di più. Questi sono solo, a mio parere, i due esiti più probabili:

1. Governo Tecnico / di Scopo. Sì. Un altro. Ma per fare cosa? Probabilmente, per abrogare l'Italicum. Del resto, eleggere la Camera con l'Italicum, che è una legge maggioritaria, e il Senato con il Mattarellum (visto che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale) vorrebbe dire probabilmente un Parlamento ingovernabile. Oppure il governo tecnico servirebbe per approvare una nuova legge elettorale per entrambe le Camere. Ma chi sosterrebbe 'sto governo tecnico? Una parte del PD e il Centrodestra (o quel che ne rimane). I Cinquestelle, non credo. Perché sporcarsi le mani e rivelarsi degli inetti incapaci prima di quando non sia strettamente necessario? Probabilmente, se si cambiasse la legge elettorale in senso proporzionale per entrambe le Camere, si creerebbe un consenso più ampio intorno a questo ipotetico governo tecnico. E si sa: tutti i miracolati che sperano di assicurarsi un posto di parlamentare il più a lungo possibile, magari con una nuova legge elettorale più "inclusiva" (perché "proporzionale" si legge "inclusiva", sappiatelo), avrebbero tutto l'interesse a prolungare questa agonia istituzionale.

2. Si vota subito. A me non dispiacerebbe, ma non credo che il Centrodestra ed il PD vogliano farlo: sono tutti affetti da problemi interni più o meno recenti e vorranno prima riorganizzarsi. Dovesse succedere, possono accadere due cose: la più probabile è che il M5S diventi primo partito in Italia. Ma se non raggiungono la maggioranza assoluta, hanno un problema serio: gli tocca fare alleanze con qualcuno. Non esattamente la specialità della casa. Su questo problema potrebbero impaludarsi in modo anche definitivo.
Lo scenario meno probabile sarebbe che, per una cazzo di volta in vita mia, il popolo italiano mi sorprendesse in meglio e votasse per Renzi: tipo, quasi tutto il fronte del SÌ vota per Renzi, mentre il fronte del NO vota secondo le proprie scuderie di appartenenza e, di conseguenza, si frammenta.
Più un sogno che una probabilità concreta, certo.
Se gli Italiani sono davvero minchioni come credo io, e oramai dispongo di una casistica sufficientemente ampia per confermarlo, voteranno in massa Cinquestelle, illudendosi --forse per disperazione-- che lanciare slogan populisti e proclami general-generici sia la stessa cosa che governare davvero un Paese.

Una cosa è certa: a settembre 2017 (non so in che data, esattamente) saranno quattro anni e mezzo dall'inizio della legislatura. Che vuol dire? Vuol dire che "scattano" i vitalizi, ecco che vuol dire. E questa legislatura è piena zeppa di eletti per la prima volta; specie tra le file dei Cinquestelle.
E che, non vogliamo regalarlo pure a loro, un roseo futuro a spese nostre?
Tra l'altro, dalla prossima legislatura entrerà in vigore la nuova normativa in materia che interrompe la cuccagna. Per cui questo è l'ultimo treno, se si desidera entrare nel novero dei fortunatissimi ricchi a spese nostre.
Quante probabilità ci sono che si tiri a campare sino a settembre?
Secondo me, non poche. Ma vedremo.

Tornando sulla riforma, non so voi ma io, in queste settimane, ho seguito con grande interesse le opinioni dei costituzionalisti e, in particolare, quelle di uno dei capofila del fronte del NO, il professor Gustavo Zagrebelsky.
Sono rimasto, francamente, atterrito dalla sua visione antiquata e consociativa della politica, secondo cui "alle elezioni non dev'esserci uno che vince". Tipo: si vota, in Parlamento ci arriva chi ci arriva, e poi ci si mette d'accordo. E' il trionfo della partitocrazia, dei patti ed accordi più o meno segreti, della Prima Repubblica, dei "pentapartiti" e "quadripartiti" (per chi, beato lui, non ha l'età, era questo il modo con cui allora si definivano le mutevoli coalizioni partitiche che sorreggevano un governo), dei "governi balneari" (governi che servivano per traghettare il Paese oltre l'estate, in cui c'era un'attività politica ridotta. Giuro!).

Però a Zagrebelsky una cosa devo riconoscerla, e lui questa cosa l'ha ribadita più volte. Si può sintetizzare con: se manca il popolo, manca la classe politica. E se manca la classe politica, non c'è assetto istituzionale che tenga.

Ecco. Io temo ormai da anni che il nostro problema, in realtà, sia proprio questo: manca il popolo.
Buona fortuna.

(Rio)

giovedì 29 settembre 2016

Il solito refrain de "la-Costituzione-più-bella-del-mondo"


Salve. 

In occasione del referendum sulla riforma della Costituzione che si voterà domenica 4 Dicembre, mi sono occupato di elencare le stupidaggini dei due Comitati referendari per il SÌ e per il NO ed ho cercato -- datemene atto! -- di farlo nel modo più oggettivo possibile. Il materiale comico da ambo i lati non mancava, del resto, per cui era davvero semplice non fare sconti per nessuno.

Tuttavia, man mano che il clima si riscalda all'avvicinarsi del voto, ricomincia a montare il solito, antico liet-motif italiano sulla sacralità, profondità e conseguente inviolabilità della nostra Costituzione, che qualcuno nel nostro Paese ama ancora definire "la-più-bella-del-mondo". 


Si vedono di nuovo i ragazzi (i ragazzi!) con i cartelli "Giù le mani dalla Costituzione!", gli slogan "La Costituzione non si tocca!"... Insomma, il solito scenario già visto e sentito molte, molte volte.
Ciò nonostante, io davvero non riesco a smettere di meravigliarmi nel vedere quanto sia ingenua la percezione che ancora tanti hanno della nostra Costituzione.  
Lo dico perché non so quanti tra coloro che la giudicano "splendida" si siano davvero presi la briga di analizzare attentamente le conseguenze e gli effetti concreti che la-Costituzione-più-bella-del-mondo ha avuto sulle loro vite, sulla loro condizione presente e sulle reali prospettive per il futuro. 

Perché, a mio parere, se si fossero soffermati a farlo, in molti avrebbero notato che in Italia, il Paese occidentale con il più grave e preoccupante squilibrio nel reddito e nelle opportunità tra le generazioni, questo stato di cose appare supportato, se non addirittura incoraggiato, dalla presenza della Costituzione-più-bella-del-mondo

Chiarisco, a scanso di equivoci: ciò non significa assolutamente che la condizione in cui versa oggi il nostro Paese sia dovuta alla Costituzione, eh!
Significa solo che la-Costituzione-più-bella-del-mondo non possiede al proprio interno sufficienti "antidoti" per aiutarci ad evitare gli errori gravi che ci hanno portato proprio dove siamo oggi e, cosa ancora peggiore, nella sua interpretazione ufficiale -- quella fornitaci dell'Alta Corte -- contiene persino elementi che rendono la correzione degli errori del passato molto più difficile di quanto sarebbe se in Italia avessimo una Carta Costituzionale diversa da questa.

Ciò significa che non è tanto quello che c'è scritto nella Costituzione, quanto quello che manca, ciò che non c'è scritto, ad essere importante. Prendiamo, ad esempio, un articolo che non è oggetto del referendum (così non mi rompete i coglioni dicendo che faccio propaganda): l'Art.3 che, sancita la sacrosanta uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge, si conclude con:  

«[...] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Che belle parole, vero? 
Peccato però che queste parole non disciplinino in alcun modo i confini, i limiti di tale intervento.  
Si tratta, cioè, di un'elencazione di princìpi che non prende affatto in considerazione la prospettiva temporale.  

Ad esempio, è possibile o no "rimuovere-gli-ostacoli"-eccetera per una generazione, utilizzando le risorse destinate a quelle successive e così, di fatto, penalizzando chi nasce dopo? 
A giudicare da come il Parlamento ha legiferato e da come la Consulta ha sentenziato sinora, parrebbe non solo che sia possibile, ma che persino non ci siano problemi. Anzi, sembra che non si possa nemmeno ritornare sui propri passi, una volta capito l'errore. 
Poi, è ovvio: siamo nell'ambito del diritto, per cui altre interpretazioni sono o sarebbero possibili. Peccato soltanto che, almeno sinora, queste interpretazioni non siano prevalse praticamente mai.

Faccio tre esempi, tra i tanti possibili:
  • Per "rimuovere gli ostacoli all'effettiva partecipazione" e via dicendo, all'inizio degli Anni '80 abbiamo trasformato per decreto (sanatoria ex L.28/1980) quasi tutti i circa 10mila precari universitari in personale docente di seconda o di terza fascia, assunto a tempo indeterminato dalle università sulla base di criteri di idoneità automatici. Così facendo, abbiamo affermato il diritto ad un lavoro dignitoso per questi 10mila assegnisti, sì. Ma abbiamo anche ingolfato gli atenei e sbarrato l'accesso alla carriera universitaria a generazioni di laureati negli anni successivi (non sto parlando dei raccomandati, ovviamente). 
  • Per "favorire lo sviluppo economico e sociale" eccetera, negli Anni '60 abbiamo istituito le pensioni retributive, in cui il calcolo della pensione era basato sull'ultima mensilità percepita, indipendentemente dai contributi effettivamente versati nel corso della propria vita lavorativa. Questo ha consentito di elevare le condizioni economiche di milioni di pensionati, negli ultimi quarant'anni circa. Ma va da sé che quel che non hanno versato loro deve mettercelo qualcun altro. Qualcuno che dovrà andare in pensione più tardi e/o percepire una pensione più bassa, perché una parte di ciò che ha versato è già andata a coprire i "diritti acquisiti" di quei privilegiati.
  • Negli Anni '70 abbiamo introdotto norme come l'Art.18 dello Statuto dei lavoratori, migliorando la condizione di milioni di persone che rischiavano licenziamenti per ragioni politiche. Ma è anche vero che l'Art.18, ha assicurato a moltissimi una sostanziale illicenziabilità, grazie ad una interpretazione della norma estesa in modo del tutto insensato, ed ha creato una rigidità innaturale nel mercato del lavoro che ha scoraggiato le imprese che volevano assumere e condannato i giovani di oggi ad un'esistenza di precariato perenne
E sì. 
Perché in politica economica, nonostante le balle che politici e sindacalisti ci raccontano ogni santo giorno in tv e sui giornali, purtroppo i diritti non si acquisiscono gratis. Ogni nuovo diritto ha anche un costo sociale e presenta un conto economico. E alla fine, in qualche modo, qualcuno quel conto deve pagarlo. 

Se, come nei tre esempi sopracitati, il diritto viene acquisito da una generazione limitando le prerogative di chi viene dopo, la-Costituzione-più-bella-del-mondo non soltanto non prevede alcun modo di impedirlo ma non consente nemmeno di correggere lo squilibrio! Questo, almeno, stando alle sentenze della Corte Costituzionale, che hanno giudicato nullo qualsiasi tentativo di tassare le pensioni retributive già in corsi di erogazione.
E' come se per la-Costituzione-più-bella-del-mondo le decisioni precedenti su certe delicatissime materie, una volta prese, non potessero più essere riviste; nemmeno quando, per colpa di quel che si è deciso in passato, intere generazioni di cittadini sono state di fatto private di alcuni diritti fondamentali, inclusi quelli previsti dall'Art.3. 
Perché adesso non venitemi a raccontare che tutti i lavoratori sono uguali, eh...

Il punto è che quando si sente dire "la Costituzione difende i tuoi diritti", ciascun Italiano farebbe sempre bene a chiedersi se siano davvero i suoi, di diritti, ad essere tutelati e non invece i diritti di qualcun altro, il cui conto viene però presentato a lui. Perché, in realtà, spesso è proprio questo il caso.

Sia chiaro: in parte, la difesa a spada tratta dello statu quo da parte di alcuni è scontata.
Nel senso che io trovo del tutto normale che un impiegato parastatale, un ministeriale, un pensionato INPDAP, venerino questa Carta Costituzionale come un totem, posto che ha concesso loro --a spese dei più giovani e degli esclusi-- una serie di diritti che ha davvero pochi eguali al mondo: stipendi sganciati dalla produttività, sostanziale inamovibilità del posto e, spesso, persino delle mansioni di lavoro, pensioni a bassa contribuzione ed elevato rendimento (meno di un tempo, va bene; ma almeno la prenderanno, una pensione)...

Che costoro venerino la Costituzione è ovvio. 
A me, è l'atteggiamento ingenuo e di beata ignoranza di molti precari e di molti titolari di Partita IVA che, francamente, appare davvero assurdo. Cioè, io farei loro una domanda: 
  1. posto che sei tu che devi farti carico non solo della tua, di flessibilità, ma anche di quella di qualcun altro, che l'ha sbolognata a te per favorire il suo, di "sviluppo umano" e la sua, di "partecipazione alla società",
  2. e posto che sei sempre tu che versi contributi tutta la vita per poi arrivare a prendere 380 euro al mese di pensione, anche a causa di gente che prende e prenderà più di quel che ha versato, 
ma cosa dici che questa è la-Costituzione-più-bella-del-mondo?!

Le altre costituzioni saranno forse meno "elevate" o scritte peggio -- e si sa, noi Italiani, quando si tratta di fare discorsi astratti, siamo straordinari; è nel concreto che cadiamo -- ma hanno permesso di correggere certi squilibri o, addirittura, li hanno impediti dall'inizio. 
Se tu fossi Francese o persino Svedese (e, per loro stessa ammissione, gli Svedesi di soldi nel welfare ne hanno messi davvero troppi, in passato), tu un presente e un futuro ce li avresti ancora.

Tutto questo, ovviamente, con il referendum non c'entra. 
Vota pure come vuoi, o giovane che manifesti: tanto la modifica indicata nel quesito non contiene, purtroppo, alcuna norma volta ad evitare che il patto intergenerazionale possa essere ancora stuprato a piacimento. 
Ma, per favore, lascia a tuo padre oppure a casa il cartello e gli slogan, ché questa Costituzione -- come anche quella che potrebbe venire -- è stata scritta per altri.
Mica per te,
masochista

Saluti,

(Rio)

venerdì 23 settembre 2016

Referendum Costituzionale: il ritorno dell'USIR


Salve. 

Con l'arrivo dell'autunno 2016, si avvicina anche il giorno in cui si voterà per il Referendum Costituzionale (la data esatta non è ancora nota AGGIORNAMENTO: la data è stata resa nota ed è domenica, 4 Dicembre 2016).

Di conseguenza, l'USIR (Unione per lo Sfruttamento dell'Ignoranza Referendaria) --che si era già occupata alcuni mesi fa del cosiddetto "Referendum sulle trivelle", elencando mistificazioni grottesche, colpi bassissimi e puttanate dal sapore epico da parte di entrambi i Comitati-- torna in campo per ripetere lo stesso ameno lavoro anche per questo, ben più importante quesito.

Dico ameno perché, se in Italia è praticamente impossibile avere un dibattito decente sulle ragioni per il SÌ e su quelle per il NO già quando si tratta di un referendum "normale", vi lascio immaginare che cosa sta succedendo per un referendum di portata storica, nel bene o nel male, come questo!
Non c'è alcun dubbio che l'Italia è per l'USIR un po' come un coffee shop di Amsterdam per un Giamaicano: il Paese della Cuccagna.

Ma bando alle chiacchiere.
Eccovi, in nessun ordine particolare, il consueto quanto incompleto (notare: c'è scritto incompleto) bestiario redatto dall'USIR delle cazzate populiste acchiappapancia sparate da entrambi i Comitati referendari.
Va da sé che tutte le tesi proposte sono basate su ragionamenti parziali e spesso capziosi, quando la materia è invece di una complessità inaudita ed il quesito divide anche i migliori costituzionalisti d'Italia.
Ma nel Paese della ggiente, quartier generale mondiale dell'USIR, questi sono solo dettagli senza importanza.
Non sono mica i professoroni, è la ggiente che conta; anche se è dal 1983 che non legge niente di più delle targhette sui citofoni.

Prima di procedere, permettetemi solo un paio di  precisazioni di carattere generale:  
  1. questo non è un referendum abrogativo. Significa che, per questa volta, si vota "SÌ" per dire proprio di sì alla riforma (e, di conseguenza, cambiare la Costituzione) e si vota "NO" per opporsi alla riforma e lasciare la Costituzione così com'è. Quindi, il Comitato per il SÌ, stavolta, è quello pro-riforma, mentre quello per il NO è quello contrario alla riforma. Ma soltanto per questa volta, perciò non abituatevici troppo!
  2. per questa volta, non c'è quorum. Significa che se a votare ci vanno solo in tre e, ad esempio, due votano "X" ed uno vota "Y", vincono le "X", anche se a votare sono state solo tre persone. Quindi, andiamo TUTTI a votare. Di nuovo, 'sta roba che non c'è il quorum è solo per questa volta. Non abituatevi!

Chiaro? Sì?
Aspettate a dirlo: procediamo.

1. Se vince il SÌ, le leggi di iniziativa popolare dovranno finalmente essere discusse
(da parte del Comitato per il SÌ)
Be', non è proprio detto, eh.
A parte che la riforma triplica il numero delle firme necessarie (da 50mila a 150mila) --il che non sarebbe un male, se poi davvero dovessero essere obbligatoriamente discusse in Parlamento, invece che lasciate nei cassetti com'è sempre avvenuto sinora-- il nuovo Art.71 della Costituzione demanderebbe alla Camera il compito di redigere i regolamenti in base ai quali le leggi di iniziativa popolare verrebbero poi discusse.
Cosa vuol dire, in concreto?
Vuol dire che c'è un amplissimo spazio di manovra per ricacciarle a tempo indeterminato nei cassetti, insieme a quelle presentate nelle legislature precedenti. Ecco che vuol dire.
Se siete dell'USIR pure voi, non fatevi ingannare. Non gratis, almeno.
Fate come me: fatevi pagare dalla Ka$ta.
2. È una riforma illegittima, perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale (il "Porcellum") dichiarata incostituzionale
(da parte del Comitato per il NO)
Ma davvero?
Peccato che la sentenza n.1/2014 della Corte Costituzionale --quella che appunto ha dichiarato incostituzionali alcune parti del "Porcellum"-- dica anche anche che le elezioni svolte con una legge elettorale dichiarata incostituzionale rappresentano un fatto concluso, che il Parlamento eletto è in carica e che restano validi anche tutti gli atti che il Parlamento così eletto dovesse adottare, sino a che non si svolgeranno nuove elezioni.
In breve, il Parlamento è pienamente legittimato a svolgere il proprio operato; né poteva essere diversamente, altrimenti saremmo dovuti tornare sùbito al voto, magari con la vecchia legge elettorale, al momento della pubblicazione della sentenza dell'Alta Corte.
L'affermazione del Comitato per il NO che il Parlamento dovrebbe restare in carica solo per approvare una nuova legge elettorale con cui tornare alle urne è indicativa più dello stato di alcolismo all'interno del Comitato del NO che della sua capacità di misurarsi con la realtà dei fatti, posto che:
  • Al di là delle dichiarazioni di facciata, nessun parlamentare si sognerebbe di dimettersi prima della scadenza del proprio mandato. Nemmeno quelli che aderiscono al NO.
  • Se era soltanto per tornare alle urne, lo si poteva benissimo fare con la legge elettorale precedente al "Porcellum", il cosiddetto "Mattarellum". Del resto, lo sanno tutti che quando un nuovo impianto normativo decade, torna in vigore l'impianto precedente.
3. La riforma è frutto dell'iniziativa e della volontà del Parlamento
(da parte del Comitato per il SÌ)
Bellissima, questa. 
Chiunque aderisca all'USIR gode come un cammello gobbo, quando i Comitati referendari le sparano così grosse.

Non solo non è stata istituita alcuna Assemblea Costituente --come probabilmente sarebbe stato doveroso fare, vista la portata della riforma-- ma non c'è nemmeno stata una discussione pienamente parlamentare, anche perché tutte le opposizioni si sono ritirate dal tavolo dei lavori già un anno prima del varo della riforma stessa: sono partiti tutti insieme, ma quelli della maggioranza hanno tagliato il traguardo ampiamente da soli.
Francamente, le spiegazioni addotte dal governo circa la capziosità delle ragioni del ritiro (contrarietà per l'elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica, ecc.) sono irrilevanti: tatticismi o non tatticismi da parte delle opposizioni, non veniteci a raccontare che questa riforma è frutto di una visione collegiale, parlamentare, e non --com'è invece ovvio-- volontà ed espressione di questo esecutivo; anche perché, se la riforma non fosse paternità del governo, perché mai Renzi direbbe: "Se non passa il referendum, mi dimetto?" 
4. La riforma non chiarisce se e come saranno eletti i Senatori
(da parte del Comitato per il NO)
Certo.
E allora?
Si tratta di articoli della Carta Costituzionale, mica di un cazzo di DPR attuativo.

Già nell'attuale Costituzione non è presente, né è mai stata presente, alcuna norma in materia elettorale.
Nel dopoguerra, si trattò di una scelta sensata da parte dei Padri Costituenti, volta proprio ad evitare di impelagare il Parlamento in una complessa procedura di revisione costituzionale ogni volta che si voleva cambiare la legge elettorale.
Perché mai si dovrebbe cominciare ad includere la legge elettorale adesso, proprio non si capisce; posto anche che sinora, a quanto pare, non se ne era mai lamentato nessuno...!

Le norme per l'elezione dei Senatori saranno oggetto di una legge ordinaria discussa ed approvata a parte (proprio com'è successo con l'Italicum per la Camera).

Il Comitato per il NO parla di princìpi di fondo poco chiari ma --a parte che non è raro che princìpi astratti e di carattere generale appaiano un po' oscuri-- se dovessimo cassare tutte le affermazioni oscure elencate in una qualsiasi Costituzione, torneremmo al Codice di Hammurabi.
(Ecco: quello era davvero chiaro, dai!)
5. La riforma riduce enormemente i costi della politica
(da parte del Comitato per il SÌ)
Eh, magari.
Viene eliminata l'indennità, ma resta la diaria. Restano pure i vitalizi e le pensioni dei Senatori, i costi degli immobili e, ovviamente, non vengono assolutamente tagliati i costi del personale di Palazzo Madama.
Il risparmi completo è stimato in circa 40-50 milioni di euro l'anno.
Se vi sembrano molti, sappiate che --di tutto quello che ho citato-- rappresentano sì e no il 10-12%.
OK, è qualcosina. Ma c'era bisogno di tutta 'sta fanfara?

Per la cronaca: la faraonica cifra indicata dal Comitato per il SÌ di 480 milioni l'anno risparmiati include la riduzione di voci di spesa che o non si attueranno mai (come tagli ai costi di gestione) o si attueranno solo molto lentamente, nell'arco di decenni, come la progressiva riduzione del personale di Palazzo Madama.
Già che c'erano, potevano includere anche la fine delle spese per il terremoto dell'Aquila, per fare cifra tonda.
6. Il superamento del bicameralismo non comporta affatto una sostanziale riduzione dei tempi di approvazione delle leggi
(da parte del Comitato per il NO)
Ah ah ah :D
Prima che col referendum finisca tutto, io voglio il numero dello spacciatore di tutti e due i Comitati.
Chissà, forse è lo stesso.

A parte il leggerissimo dettaglio che, normalmente, il bicameralismo perfetto peggiora la qualità delle norme approvate (per favore: la favola del "più passaggi parlamentari = più democrazia" risparmiatemela e risparmiatevela), ma come si può ragionevolmente sostenere che le norme approvate da una camera soltanto non impieghino meno tempo di quelle che devono essere approvate da entrambi i rami del Parlamento con lo stesso identico testo --per cui, se una norma approvata dalla Camera arriva in Senato e il Senato cambia una virgola, la norma deve tornare alla Camera?!

Tuttavia, in preda agli effetti di potenti stupefacenti, il Comitato per il NO prova a dimostrare proprio questo e lo fa --udite, udite-- sostenendo che i tempi medi (!) di approvazione di una norma in Parlamento sono di 279 giorni (più di nove mesi!) e che il rimpallo avanti e indietro tra i due rami del Parlamento riguarda appena il 20% delle norme!

Tanto è potente la roba che si fanno che nemmeno si accorgono che, eliminando il doppio passaggio, i tempi scenderebbero non della metà, ma di almeno la metà (perché verrebbe anche meno l'effetto potenziato sulla media aritmetica di quel 20% di procedimenti "ping pong").

Li amo, giuro.
Certi comitati referendari, il mondo, a noi dell'USIR, ce li invidia, proprio.
7. In un assetto federale, la riforma riconosce alle Regioni un ruolo essenziali sulle questioni di loro competenza
(da parte del Comitato per il SÌ)
A giudicare da come i governatori sono incazzati come bisce, non si direbbe.
Questa riforma, se passa, rappresenta una perdita di potere per le autonomie locali, con lo Stato che avrà l'ultima parola su tutte le questioni di rilevanza strategica nazionale (pensate, ad esempio, a quelle ad elevato impatto ambientale, come la TAV al Nord o l'ILVA in Puglia).

Intendiamoci: che questo sia davvero un male, considerato il modo assolutamente caotico e ciarliero con cui tali questioni sono state gestite sinora da tutte le parti in causa, è una cosa tutt'altro che scontata.
Per alcuni, è giusto così: si prende atto del fallimento del federalismo a metà contenuto nella riforma del 2001 e si riparte dal centralismo, con il quale, per ragioni di tradizione, la cultura organizzativa della nostra Pubblica Amministrazione ha una familiarità maggiore.

Non voglio né ho le competenze per esprimere una valutazione seria su quale assetto istituzionale sia davvero migliore, per l'Italia.
Dirò solo che per cancellare le competenze concorrenti delle Regioni e dopo affermare che il federalismo in realtà è aumentato, solo perché mo' c'hai 'sto mezzo Senato che nemmeno si capisce bene quanto conterà davvero, be', siamo a livelli di paraculaggine da Oscar.
8. La riforma provocherà un aumento del contenzioso dinanzi alla Corte Costituzionale
(da parte del Comitato per il NO)
Quanta pazienza che ci vuole, con questi.
Va precisato che il Comitato del NO è davvero eterogeneo: si va da Renato Brunetta a Marco Rizzo, da Gustavo Zagrebelsky a Matteo Salvini, passando per i signori indiscussi della confusione, i Cinquestelle.

E' quindi naturale che spesso si incarti da solo, prospettando problemi che si contraddicono gli uni con gli altri.

Come si possa, da una parte, sostenere che la riforma sottrae potere alle Regioni (vero) ed al Senato (verissimo), perché --di fatto-- abolisce la legislazione concorrente su molte materie, e poi sostenere anche che il contenzioso aumenterà, invece che diminuire, è un mistero che secondo l'USIR soltanto un chimico clandestino ferrato nella sintesi di sostanze illegali potrà mai dipanare.

Se la motivazione --mai chiarita dal Comitato del NO (non sia mai che si lanci uno slogan e poi lo si spieghi, anche, eh)-- sarebbe che con una nuova Costituzione ci sono conflitti e problemi finché le aree grigie non vengono chiarite... Be', questo accadrebbe con qualsiasi riforma, non solo con questa.
Non mi pare un argomento molto forte; ma fate voi.

E' invece oltremodo probabile che, superati gli inevitabili aggiustamenti iniziali, il contenzioso si riduca drasticamente, per il semplice motivo che ci saranno molte meno aree in cui più di una istituzione sarà chiamata a normare e ad esprimersi.
9. La riforma rafforza le garanzie a tutela del lavoro parlamentare e non intacca gli equilibri tra i poteri dello Stato
(da parte del Comitato per il SÌ)
Vediamo: nella riforma è prevista l’approvazione a data certa dei disegni di legge governativi, mentre questa "corsia preferenziale" non è contemplata per le leggi di iniziativa parlamentare.

Io non so a voi, ma a me questo sembra spostare nettamente l'asse dell'attività legislativa a favore dell'esecutivo; altro che "non intacca l'equilibrio tra i poteri dello Stato". Il Parlamento è tenuto a star dietro all'attività normativa del governo ed ha meno tempo per la propria.
Se poi, per la situazione italiana, questo sia oggettivamente meglio o peggio di com'è adesso, non lo so e non mi pronuncio in merito, perché qua ci vuole veramente un costituzionalista, non un blogger.
Però a vedere che l'affermazione qui accanto è una balla ci arrivo benissimo pure io, da dietro le mie formule statistiche, eh.
10. Non è questa la riforma che serve all'Italia: se non passa, se ne può fare un'altra in tempi brevi
(da parte del Comitato per il NO)
Ah ah ah ah ah :D
Questa deve avergliela suggerita D'Alema.
E' uno dei cazzari più stimati, qui all'USIR.

Questa riforma può piacere o no, ma una cosa è certa: se non passa, il prossimo tentativo di riforma costituzionale di eguale portata lo vedrà (forse) vostro nipote, se ne avrete mai uno, quando sarà andato in pensione; se mai gliela daranno, una cazzo di pensione.
Il bicameralismo perfetto (o paritario, come si usa anche dire) ve lo tenete per almeno altri trent'anni; se vi va bene.

Tra l'altro, gli oppositori alla riforma sono uniti nel NO, ma divisi su tutto il resto: hanno in mente modelli di Paese che c'entrano l'uno con l'altro come la Nutella e il Parmigiano.
Chi la dovrebbe fare, 'sta nuova riforma sistemica, in tempi brevi?

Non dirò come voterò io a questo referendum, perché tanto non importa né a voi saperlo né a me dirvelo.
Farvi riflettere su che cazzo di Paese sia quello in cui vi è capitato di nascere, invece, m'importa sì.
Concluderò quindi con una considerazione che non è mia, ma che chi aderisce all'USIR condivide pienamente. Appartiene al noto autore e comico veneto, costituzionalista part-time nei weekend, Natalino Balasso:

«L'80% di quelli che voteranno NO, voterà NO perché gli sta sul cazzo Renzi e non avrà affatto letto la proposta, ma a malapena i commenti sulla proposta. L'80% di quelli che voteranno SÌ, voterà perché è filorenziana e non avrà letto la proposta, ma a malapena i commenti sulla proposta. E mi sono tenuto basso sulle percentuali. In questo Paese, il dibattito è marcio.» 

Capite perché io ami immensamente tutto ciò?  :-)

Saluti,

(Rio)

PS. Scusate se questo post dell'USIR è venuto un po' lungo, ma oh, stavolta era sulla Costituzione, mica su quella stronzata delle trivelle, eh.