Per chi, come me, vive a Londra da anni, la notizia di un altro attentato terroristico di matrice islamica in Gran Bretagna non può che suscitare mille pensieri.
Sono anni che lavoro fianco a fianco con colleghi musulmani — alcuni emigrati dai loro Paesi d'origine, altri nati in Gran Bretagna, ma sempre del tutto simili a me: le loro aspettative e speranze, il loro atteggiamento verso la vita ed i loro pensieri sono spesso anche i miei; e, dove appaiono diversi, non lo sono più di quanto non lo siano quelli dei miei colleghi bianchi Inglesi. Quindi, io non li userei come discriminante.
Il mio primo pensiero va a loro che, da domani, si troveranno contro il dito puntato di molte più persone, che li accuseranno tacitamente di collaborazionismo; quando magari, al momento dell'attentato, i miei colleghi musulmani erano al pub, dove avevano guardato sul mega-schermo la finale di Champions League tra Real Madrid e Juventus, bevendo una (o due o tre) birre con gli amici.
Ma, prescindendo dalla religione, per tutti noi questo stato di cose è inaccettabile ed insostenibile.
Abituarsi all'idea che percorrere un ponte a piedi o recarsi in un punto di ritrovo tipico come il Borough Market (alle spalle del London Bridge) rappresenti una minaccia alla propria incolumità non ha davvero alcun senso.
Sin dai tempi — ben più bui — degli attentati dell'IRA, i londinesi sanno di vivere in una città unica, al centro di alcuni dei processi decisionali che danno forma al mondo così com'è oggi. E sanno anche che, qualunque grande cambiamento economico, sociale, demografico o culturale avvenga nel pianeta, tra i primi a percepirne gli effetti in Occidente — ed anche a fare da capro espiatorio, purtroppo — ci saranno sempre loro. È il prezzo da pagare quando si è importanti e, di conseguenza, costantemente sotto i riflettori.
Quindi, se oggi vogliamo ragionare su come uscire da questa situazione e vogliamo capire come contrattaccare, alcune cose vanno dette; e con chiarezza.
Primo: un inasprimento delle misure repressive è indispensabile, a questo punto.
Non si tratta di trasformare Londra in Tel Aviv, anche perché i londinesi non lo accetterebbero mai.
Per capirci: in Israele — un Paese che con il terrorismo è abituato a fare i conti da molto più tempo e in una situazione di gran lunga più grave di quella odierna britannica — un soldato non può lasciare in caserma il proprio fucile. Mai. Esce in licenza il giovedì sera? Deve portare con sé anche l'arma d'ordinanza. Una delle immagini più uniche e surreali del weekend israeliano sono le ragazze nei pub o nei disco bar, tutte "in tiro", belle, vestite benissimo, abitini estivi, sandali, trucco, capelli e... con in spalle il loro M16, CAR-15 o quel che sia il fucile d'assalto che hanno in dotazione. L'esercito, in Israele, è pronto a reagire sempre ed ovunque (e, permettetemi, non potrebbe essere diversamente).
Ma una cosa del genere in Gran Bretagna sarebbe assolutamente inconcepibile.
Quella delle strade di Londra costantemente pattugliate da uomini armati è una visione che i londinesi accetterebbero forse per i pochi giorni di un summit internazionale, e solo in alcune aree; ma mai ovunque e come situazione permanente.
Eppure, sarà meglio che un Paese in cui nemmeno la polizia, di solito, porta armi da fuoco si abitui a vedere in giro agenti delle forze speciali dotati di giubbetti antiproiettile e armati sino ai denti. Questo almeno nelle aree di massimo rischio.
Secondo: se pensiamo di vincere questa guerra con la sola repressione, allora abbiamo già perso.
La
repressione, pur se a questo punto indispensabile, ha anche come
effetto negativo quello di aumentare le distanze in una comunità tra i
soggetti scrutinati e "gli altri"; tra "complici dei terroristi" e "poveri
innocenti".
Va
pertanto usata con intelligenza, discrezione, raziocinio e senza mai
esagerare, proprio per evitare che gli effetti negativi prevalgano su
quelli positivi.
Ma c'è un altro aspetto chiave: un elemento che, se trascurato come è stato fatto sinora, continuerà a portare sempre linfa vitale e frotte di volontari alla causa dei terroristi.
Sono ormai molte le voci dal mondo islamico, alcune provenienti persino da ex islamisti, che ci confermano un fatto: per le giovani generazioni musulmane, il passo dalla crisi esistenziale alla radicalizzazione è breve e la strada si percorre anche in poco tempo.
Queste persone subiscono la fascinazione dell'interpretazione storica islamista perché si applica alla loro vita molto facilmente: "Tu sei infelice perché vivi in una società decisa da altri, completamente diversi da te".
Diversamente da quanto predicano gli stolti profeti del multiculturalismo, qui in Gran Bretagna non c'è un problema di sussidi di disoccupazione né di potenziare le politiche per l'integrazione sociale. Vi assicuro che dove vivo io ci sono Inglesi cristiani, bianchi e neri, molto più "alienati" — esclusi dalla società e dal mercato del lavoro — di tanti musulmani. E a nessuno di questi verrebbe mai in mente di farsi esplodere nella folla.
Il punto è che le parole del reclutatore islamista appaiono ad una mente fragile e che non vede via d'uscita come un indicatore di speranza. L'islamismo, così, seduce i giovani musulmani di oggi con le stesse modalità con cui le grandi ideologie novecentesche affascinavano i giovani europei nella prima metà del secolo scorso: offrendo la promessa di un modo migliore.
Non c'è affatto da meravigliarsi che basti così poco.
Basti pensare che ad oggi non esiste una visione — o quantomeno non ce n'è una socialmente diffusa — di musulmano laico. Non c'è! Sapete chi è, oggi, il musulmano laico? Un miscredente, uno che "non ce la fa".
La laicità, tra molti giovani musulmani, è vissuta più come una "resa" ai costumi occidentali o, addirittura, "cristiani". Persino la democrazia, il pluralismo, la parità dei diritti tra i sessi, sono visti come "elementi culturali crociati".
Destra e Sinistra hanno fallito miseramente, perché non sono riuscite ad impedire che le grandi conquiste sociali e politiche del positivismo, dell'illuminismo, l'uguaglianza frutto di due guerre mondiali, le conquiste del progresso umano, che erano lì per tutti i cittadini, finissero invece incasellate dagli islamisti come "cristiane" o comunque "non afferenti a noi" nelle menti dei giovani musulmani.
Con il multiculturalismo, ci siamo limitati a dare ai musulmani la cittadinanza, li abbiamo riempiti di sussidi, li abbiamo giustificati quando facevano cose che noi non tolleravamo per noi stessi, abbiamo messo alcuni di loro nei posti chiave, come delle quote rosa religiose del cazzo...
Insomma, li abbiamo trattati come dei minus habens, come se da loro dovessimo aspettarci standard di civiltà inferiori ai nostri. E, ben presto, anche loro hanno cominciato a crederci,a considerare la cosa normale: "Noi siamo diversi. Noi non siamo come loro".
E invece avremmo dovuto portare avanti con forza il messaggio opposto: "Le differenze tra di noi sono insignificanti, sono le stesse che ci sono tra ogni singolo individuo ed un altro. Voi siete proprio come noi. Anzi, voi siete noi. Queste sono le regole del gioco, ripulite — per quanto umanamente possibile — da ogni elemento religioso, sia nostro che vostro. Ora giocate. Se non le rispettate, finirete come finiamo noi, quando non le rispettiamo."
Dignità, invece che commiserazione.
Parità, invece che senso di colpa.
Rispetto, invece che uguaglianza. Laicità, invece che barricate confessionali.
Se avessimo fatto così, avremmo permesso che la nuova figura del musulmano laico, la sua cultura, la sua visione del mondo, non si esprimessero solo al livello di alcuni individui al di sopra della media, come il sindaco musulmano di Londra Sadiq Khan, bensì in tutti gli strati sociali: dallo sdentato ubriacone che vive di sussidi sino al grande imprenditore che si è fatto da sé, passando per l'operaio, l'impiegato, il collega in azienda, il direttore di banca, il politico, il medico, l'infermiere, l'operatore dei servizi sociali, tutti.
Se non cambiamo atteggiamento, regaleremo agli islamisti carne fresca da macello per generazioni. E allora ci toccherà continuare a reprimere e reprimere, alimentando l'interpretazione del "noi e loro", peggiorando così le cose.
Salve. In occasione del 67esimo anniversario della liberazione di Auschwitz (27 Gennaio 1945), il Times di Londra ha pubblicato a pagina 26 un corsivo di Mehdi Hasan, giornalista e commentatore politico britannico musulmano, apertamente schierato a favore della causa palestinese e delle istanze arabe in Medio Oriente. Hasan non è certo un amico di Israele, al quale addossa diverse responsabilità e crimini, ma il suo punto di vista sull'Olocausto è sorprendente ed inaspettato.
L'articolo originale è in inglese ed è, purtroppo, disponibile solo agli abbonati on-line del Times. Pertanto, sperando di fare cosa gradita, riporto qui una sintesi dell'editoriale in italiano. La traduzione è mia.
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Mi vergogno dell'atteggiamento dei Musulmani sull'Olocausto
Oggi, per il dodicesimo anno di fila, la Gran Bretagna celebra la Giornata della Memoria sull'Olocausto. La data commemora la liberazione di Auschwitz, il 27 Gennaio 1945.
Mi addolora riconoscerlo, ma l'atteggiamento di molti fratelli di fede islamica nei confronti dell'Olocausto è per me fonte di grande vergogna.
Nel Medio Oriente, la negazione dell'Olocausto è dilagante, dal presidente dell'Iran sino ai tassisti del Cairo. In patria, l'atteggiamento dei Musulmani britannici si esprime non solo attraverso la negazione, ma anche attraverso l'indifferenza.
Pochi Musulmani o moschee prendono parte alla Giornata della Memoria.
Nel 2006, un'indagine di Channel 4 ha rivelato che un quarto dei Musulmani britannici non sapeva cosa fosse l'Olocausto e solo uno su tre credeva che fosse realmente accaduto.
Questo è scandaloso. Come possiamo sostenere di essere Musulmani europei, orgogliosi ed integrati, se ignoriamo un momento determinante nella storia di questo continente?
Noi Musulmani britannici preferiamo crogiolarci nel vittimismo derivato. Solo le "nostre" tragedie contano: Palestina, Iraq, Afghanistan, Kashmir, Cecenia ci scappano di bocca.
Ma nessuna di queste tragedie supera la barbarie dell'Olocausto.
Il genocidio Nazista non può essere considerato un fatto relativo né essere generalizzato.
E' stato un atto di massacro industriale senza precedenti, un crimine contro l'umanità unico nel suo orrore.
Tuttavia, tra il 2001 ed il 2007, il Consiglio Britannico Musulmano (Muslim Council of Britain, ndt) ha preso la decisione moralmente aberrante (e strategicamente stupida) di boicottare la Giornata della Memoria sull'Olocausto, insistendo in modo grossolano perché fosse ridenominata "Giornata della Memoria dei Genocidi".
Nel 2008, il boicottaggio fu abbandonato, ma solo per essere ripristinato nel 2009, dopo l'attacco israeliano a Gaza.
Io non transigo sul mio sostegno alla causa palestinese. Ma negare o ignorare l'Olocausto non reca alcun vantaggio a quella causa.
La sofferenza dei Palestinesi non si riduce sminuendo l'assassinio di massa degli Ebrei europei.
Prendendo parte all'evento di oggi, i Musulmani britannici possono emulare il Profeta. Maometto una volta vide la processione di un funerale ebraico passare per strada e si alzo in piedi in segno di rispetto. I suoi seguaci gli chiesero perché si alzasse in piedi per un Ebreo morto. "Non è forse un essere umano?" replicò il Profeta.
L'Islam non è una confessione religiosa che esclude o separa.
Per fortuna, dal 2010, il Consiglio ha abbandonato il boicottaggio. Ma l'intera comunità dei Musulmani britannici deve fare molto di più per ricordare l'Olocausto, o ospitando eventi nelle nostre moschee o facendo visitare Auschwitz ai nostri bambini.
"Ogni uomo è tuo fratello", disse una volta il grande califfo islamico Ali ibn Abu Talib. "Egli è o tuo fratello nella fede o tuo fratello nell'umanità".
Nella Giornata della Memoria sull'Olocausto, restiamo accanto ai nostri fratelli Ebrei e piangiamo insieme la morte di sei milioni di anime innocenti.
Si tratta di un documento molto lungo e poco organico (più che uno statuto nel senso stretto, e' una via di mezzo tra un manifesto politico, uno statuto ed un sermone religioso), a tratti ridondante, perché ribadisce gli stessi concetti da più punti di vista.
Perché nello Statuto ci sono molti riferimenti religiosi e versetti tratti dal Corano, che servono a fornire un "sostegno religioso" alle dichiarazioni politiche in esso contenute, secondo una tradizione araba vecchia di oltre mille anni, ma che non aggiungono molto alla comprensione degli obiettivi del Movimento; almeno per un lettore occidentale.
Allo Statuto sono state aggiunte, in parentesi quadre e corsivo blu, alcune note di commento estranee, atte soltanto a chiarire meglio l'origine delle dichiarazioni riportate dallo Statuto.
Alcune frasi che - a mio parere - sono particolarmente significative sono state evidenziate in testo grassetto rosso. A chi non fosse interessato a leggere il testo integrale disponibile al link qui sopra o la sintesi riportata in questo post, consiglio di leggere almeno le parti di testo in grassetto rosso.
In un prossimo post, riporterò alcuni commenti sul documento.
STATUTO DEL MOVIMENTO PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA (HAMAS)
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
“Israele sarà stabilito, e rimarrà in esistenza finché l’Islam non lo ponga nel nulla ["porre nel nulla" e' termine poetico per "distruggere"], così come ha posto nel nulla altri che furono prima di lui” (parole dell’imam e martire Hassan al-Banna [fondatore dei Fratelli Musulmani, 1906-1949], possa Allah avere misericordia di lui). [... ulteriori commenti omessi ...]
Introduzione [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...] [... ulteriori commenti omessi ...] Il patto del Movimento di Resistenza Islamico (Hamas) ha preso forma, svelando la sua identità, precisando la sua posizione, chiarendo le sue attese, discutendo le sue speranze, e chiamando ad aiutare, sostenere e aggiungersi ai suoi ranghi. La nostra battaglia con gli ebrei è molto lunga e pericolosa, e chiede la dedizione di tutti noi. È una fase cui altre successive ne seguiranno, un battaglione che dovrà essere sostenuto da molti altri battaglioni del mondo arabo e islamico, oggi diviso, finché il nemico sia vinto e la vittoria di Allah sia sicura.
E vorremmo vedere questi battaglioni avvicinarsi quando guardiamo l’orizzonte.
Capitolo I Introduzione al Movimento
Origini ideologiche Articolo 1 La base del Movimento di Resistenza Islamico è l’Islam. Dall’Islam deriva le sue idee e i suoi precetti fondamentali, nonché la visione della vita, dell’universo e dell’umanità; e giudica tutte le sue azioni secondo l’Islam, ed è ispirato dall’Islam a correggere i suoi errori.
La relazione fra il Movimento di Resistenza Islamico e la Società dei Fratelli Musulmani Articolo 2 Il Movimento di Resistenza Islamico è una delle branche dei Fratelli Musulmani in Palestina. Il movimento dei Fratelli Musulmani è un’organizzazione mondiale, uno dei più grandi movimenti islamici dell’era moderna. È caratterizzato dalla profonda comprensione, da nozioni precise, e da una totale padronanza di tutti i concetti islamici in tutti i settori della vita: nelle visioni e nelle credenze, in politica e in economia, nell’educazione e nella società, nel diritto e nella legge, nell’apologetica e nella dottrina, nella comunicazione e nell’arte, nelle cose visibili e in quelle invisibili, e comunque in ogni altra sfera della vita.
Struttura e formazione Articolo 3 Il Movimento di Resistenza Islamico consiste di musulmani che si sono dedicati interamente ad Allah e che lo adorano in verità – “Ho creato gli spiriti e gli uomini solo per lo scopo dell’adorazione” (dice Allah) – e che hanno riconosciuto i loro obblighi di fronte a se stessi, al loro popolo e alla loro terra. In tutto questo, hanno avuto timore di Allah e innalzato la bandiera del jihad di fronte agli oppressori, per liberare la terra e il popolo dall’immonda sporcizia, dall’impurità e dal male dell’oppressore. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Articolo 4
Il Movimento di Resistenza Islamico accoglie tutti i musulmani che adottano il suo credo e la sua ideologia, compiono il suo programma, mantengono i suoi segreti, e desiderano unirsi alle sue fila per mantenere gli obblighi che si è assunto. Allah saprà ricompensarli.
Articolo 5
Poiché il Movimento di Resistenza Islamico adotta l’Islam come il suo stile di vita, le sue concezioni storiche vanno indietro fino alla nascita del messaggio islamico, all’epoca dei pii antenati. Pertanto, Allah è il suo scopo, il Profeta è il suo modello, il Corano è la sua costituzione. La sua concezione dello spazio si estende ovunque i musulmani – coloro che adottano l’Islam come il loro stile di vita – vivono, in ogni luogo sulla faccia della Terra. Di più: si estende fino alle profondità della Terra e alle sfere più alte dei Cieli. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Unicità e indipendenza Articolo 6
Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento palestinese unico. Offre la sua lealtà ad Allah, deriva dall’islam il suo stile di vita, e si sforza di innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina. All’ombra dell’islam, è possibile per i seguaci di tutte le religioni coesistere nella sicurezza: sicurezza per le loro vite, le loro proprietà e i loro diritti. È quando l’islam è assente che nasce il disordine, che l’oppressione e la distruzione si scatenano, e che infuriano guerre e battaglie.
Come è stato eloquente il poeta musulmano Muhammad Iqbal [1877-1938, nato e vissuto nell’attuale Pakistan], quando ha scritto: “Quando la fede è perduta, non c’è più sicurezza. Non c’è vita per coloro che non hanno fede. E chiunque è soddisfatto di una vita senza religione, egli avrà la caduta nel nulla come compagna per la vita”.
L’universalità del Movimento di Resistenza Islamico Articolo 7
A causa della distribuzione dei musulmani che hanno adottato la dottrina del Movimento di Resistenza Islamico in tutto il mondo, e che lavorano per sostenerlo, mantenere le sue posizioni e rafforzare il suo jihad, il movimento ha carattere universale. La sua chiamata è ampia a causa della chiarezza del suo pensiero, della nobiltà del suo scopo, dell’ampiezza dei suoi obiettivi.
È su queste basi che il movimento deve essere visto, valutato con equità e riconosciuto nel suo ruolo. Chiunque nega i suoi diritti, o si rifiuta di sostenerlo, o è così cieco da non vedere il suo ruolo, in verità sta sfidando il fato stesso. E chi chiude gli occhi alla realtà, intenzionalmente o meno, si sveglierà per ritrovarsi sopraffatto dagli eventi e non avrà scuse per giustificare la sua posizione. Il premio si dà a coloro che arrivano per primi.
L’oppressione da parte dei propri parenti e concittadini è più dolorosa per l’anima del taglio di una spada indiana. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Il Movimento di Resistenza Islamico è uno degli anelli della catena del jihad nella sua lotta contro l’invasione sionista. È legato all’anello rappresentata dal martire ‘Izz-Id-Din al-Qassam [1882-1935] e dai suoi fratelli nel combattimento, i Fratelli Musulmani del 1936 [che continuarono la lotta dopo che al-Qassam fu ucciso nel 1935]. E la catena continua per collegarsi a un altro anello, il jihad degli sforzi dei Fratelli Musulmani nella guerra del 1948, nonché le operazioni di jihad dei Fratelli Musulmani nel 1968 e oltre.
Benché gli anelli siano distanti l’uno dall’altro, e molti ostacoli siano stati posti di fronte ai combattenti da coloro che si muovono agli ordini del sionismo così da rendere talora impossibile il perseguimento del jihad, il Movimento di Resistenza Islamico ha sempre cercato di corrispondere alle promesse di Allah, senza chiedersi quanto tempo ci sarebbe voluto. Il Profeta – le preghiere e la pace di Allah siano con Lui – dichiarò: “L’Ultimo Giorno non verrà finché tutti i musulmani non combatteranno contro gli ebrei, e i musulmani non li uccideranno, e fino a quando gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero, e la pietra o l’albero diranno: O musulmano, o servo di Allah, c’è un ebreo nascosto dietro di me – vieni e uccidilo; ma l’albero di Gharqad non lo dirà, perché è l’albero degli ebrei” [citato da al-Bukhari e da Muslim].
Il motto del Movimento di Resistenza Islamico Articolo 8 Dio come scopo, il Profeta come capo, il Corano come costituzione, il jihad come metodo, e la morte per la gloria di Dio come più caro desiderio.
Capitolo II Obiettivi Motivazioni e obiettivi
Articolo 9
Il Movimento di Resistenza Islamico si è sviluppato in un tempo in cui l’Islam si è allontanato dalla vita quotidiana. Così i giudizi sono stati rovesciati, i concetti sono diventati confusi e i valori sono stati trasformati; il male prevale, l’oppressione e l’oscurità infuriano, e i codardi si sono trasformati in tigri. Patrie sono state usurpate, popoli sono stati espulsi dalle loro terre o sono caduti riversi nell’umiliazione ovunque sulla Terra. Lo stato di verità è sparito, sostituito da uno stato di malvagità. Nulla è rimasto al suo posto, perché quando l’Islam è assente dalla scena, tutto cambia. E queste sono le nostre motivazioni.
Quanto agli obiettivi: combattere il male, schiacciarlo, e vincerlo cosicché la verità possa prevalere; le patrie ritornino ai loro legittimi proprietari; la chiamata alla preghiera si oda dalle moschee, proclamando l’istituzione di uno Stato islamico. Così il popolo e le cose torneranno ciascuno al suo posto legittimo. E l’aiuto si chiederà ad Allah. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Articolo 10
Mentre il Movimento di Resistenza Islamico crea un suo specifico sentiero, offre sostegno ai miseri e difesa a tutti gli oppressi, con tutte le sue forze. Non risparmierà alcuno sforzo per stabilire la verità e sconfiggere la menzogna, in parole e opere, qui e dovunque possa arrivare ed esercitare la sua influenza.
Capitolo III Strategie e mezzi Strategie del Movimento di Resistenza Islamico: la Palestina è un sacro deposito per i musulmani
Articolo 11 Il Movimento di Resistenza Islamico crede che la terra di Palestina sia un sacro deposito (waqf), terra islamica affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno della resurrezione. Non è accettabile rinunciare ad alcuna parte di essa. Nessuno Stato arabo, né tutti gli Stati arabi nel loro insieme, nessun re o presidente, né tutti i re e presidenti messi insieme, nessuna organizzazione, né tutte le organizzazioni palestinesi o arabe unite hanno il diritto di disporre o di cedere anche un singolo pezzo di essa, perché la Palestina è terra islamica affidata alle generazioni dell’islam sino al giorno del giudizio. Chi, dopo tutto, potrebbe arrogarsi il diritto di agire per conto di tutte le generazioni dell’Islam fino al giorno del giudizio?
Questa è la regola nella legge islamica (shari’a), e la stessa regola si applica a ogni terra che i musulmani abbiano conquistato con la forza, perché al tempo della conquista i musulmani la hanno consacrata per tutte le generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio.
E così avvenne che quando i capi delle armate musulmane conquistarono la Siria e l’Iraq, si rivolsero al [secondo] califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab [591-644], chiedendo la sua opinione sulle terre conquistate: dovevano dividerle fra le loro truppe, lasciarla a chi se ne trovava in possesso, o agire diversamente? Dopo consultazioni e discussioni tra il califfo dei musulmani, ‘Omar ibn al-Khattab, e i compagni del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – decisero che la terra dovesse rimanere a chi ne era in possesso affinché beneficiasse di essa e della sua ricchezza. Quanto alla titolarità ultima della terra, e alla terra stessa, occorreva considerarla come waqf, affidata alle generazioni dell’islam fino al giorno del giudizio. La proprietà della terra da parte del singolo proprietario va solo a suo beneficio, ma il waqf durerà fino a quando dureranno i Cieli e la Terra. Ogni decisione presa con riferimento alla Palestina in violazione di questa legge islamica e nulla è senza effetto, e chi la prende dovrà un giorno ritrattarla. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
L’opinione del Movimento di Resistenza Islamico sulla patria e sul nazionalismo Articolo 12
Secondo il Movimento di Resistenza Islamico, il nazionalismo è parte legittima del suo credo religioso. Nulla è più vero e profondo nel nazionalismo che combattere un jihad contro il nemico e affrontarlo a viso aperto quando mette piede sulla terra dei musulmani. Questo diventa un obbligo individuale per ogni uomo e donna musulmani: alla donna è permesso combattere il nemico anche senza l’autorizzazione del marito, e allo schiavo senza il permesso del padrone.
Nulla di simile si ritroverà in alcun altro sistema; questo è un fatto innegabile. Mentre altre forme di nazionalismo si basano su considerazioni materiali, umane o territoriali, il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico accoglie in sé tutto questo, ma comporta in più fattori divini molto più importanti, che gli infondono spirito e vita, giacché e collegato alle origini stesse dello spirito di chi dà la vita, e leva nel cielo della patria una bandiera divina che collega la Terra al Cielo con un legame strettissimo. Quando Mosè si presenta e leva il suo bastone, in verità la magia e i maghi sono ridotti al silenzio. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Pace, iniziative di pace e conferenze internazionali
Articolo 13
Le iniziative di pace, le cosiddette soluzioni pacifiche, le conferenze internazionali per risolvere il problema palestinese contraddicono tutte le credenze del Movimento di Resistenza Islamico. In verità, cedere qualunque parte della Palestina equivale a cedere una parte della religione. Il nazionalismo del Movimento di Resistenza Islamico è parte della sua religione, e insegna ai suoi membri ad aderire alla religione e innalzare la bandiera di Allah sulla loro patria mentre combattono il jihad. “Allah ha il predominio nei Suoi disegni, ma la maggior parte degli uomini non lo sa” (Corano 12, 21).
Di tanto in tanto, si sente un appello a organizzare una conferenza internazionale per cercare una soluzione al problema palestinese. Alcuni accettano l’idea, altri la rifiutano per una ragione o per un’altra, domandando il rispetto di una o più condizioni come requisito per organizzare la conferenza o per parteciparvi. Ma il Movimento di Resistenza Islamico – che conosce le parti che si presentano alle conferenze e il loro atteggiamento passato e presente rispetto ai veri problemi dei musulmani – non crede che queste conferenze siano capaci di rispondere alle domande, o restaurare i diritti o rendere giustizia agli oppressi. Queste conferenze non sono nulla di più che un mezzo per imporre il potere dei miscredenti sui territori dei musulmani. E quando mai i miscredenti hanno reso giustizia ai credenti? [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Non c’è soluzione per il problema palestinese se non il jihad. Quanto a colloqui e negoziati internazionali, sono perdite di tempo e giochi da bambini. Il popolo palestinese è troppo nobile per mettere il suo futuro, i suoi diritti, e il suo destino nelle mani della vanità. Come afferma un nobile hadith: “Il popolo della Siria è la frusta di Allah sulla Terra. Con loro si prende la sua rivincita su chi vuole. Ai loro ipocriti è vietato regnare sui loro credenti, e muoiono nell’ansia e nel rimorso” (riferito da al-Tabarani, come rintracciabile attraverso una catena di fonti fino al Profeta, e da Ahmad, la cui catena di trasmissione è incompleta. Ma deve trattarsi di un vero hadith, perché queste storie sono credibili, e Allah è veridico).
I tre circoli Articolo 14 La liberazione della Palestina è legata a tre circoli: il circolo palestinese, il circolo arabo e il circolo islamico. Ciascuno ha un ruolo da giocare nella lotta contro il sionismo, e ha specifici doveri da compiere. È un grave errore e un orribile atto di ignoranza dimenticare uno di questi circoli, perché la Palestina è terra islamica dove la prima quibla [luogo verso cui si volge la preghiera] e il terzo santuario più santo [la moschea di al-Aqsa]sono situati, così come il luogo in cui il Profeta – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – ascese al Cielo [il riferimento è al viaggio estatico notturno di Muhammad – isrâ’ - a Gerusalemme, da dove partì la sua ascensione al Cielo – mi‘raj - per mezzo di una scala celeste]. [... ulteriori commenti omessi ...] [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Il jihad per la liberazione della Palestina è un obbligo individuale
Articolo 15
Quando i nemici usurpano un pezzo di terra musulmana, il jihad diventa un obbligo individuale per ogni musulmano. Di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, dobbiamo innalzare la bandiera del jihad. Questo richiede la propagazione di una coscienza islamica tra il popolo a livello locale, arabo e islamico. È necessario diffondere lo spirito del jihad all’interno della Umma, scontrarsi con i nemici, e unirsi ai ranghi dei combattenti.
Il processo educativo deve coinvolgere gli ‘ulama così come i professori e i maestri, gli uomini della pubblicità e dei mezzi di comunicazione così come i dotti, e specialmente la giovinezza dei movimenti islamici e loro docenti. Introdurre cambiamenti fondamentali nei programmi scolastici e universitari è obbligatorio, per ripulirli dalle tracce dell’invasione ideologica degli orientalisti e dei missionari. Questa invasione ha cominciato a sommergere il mondo arabo dopo la sconfitta delle armate crociate da parte del Saladino [1138-1993]. I crociati compresero che era impossibile sconfiggere i musulmani senza prepararsi prima attraverso un’invasione ideologica che confondesse il pensiero dei musulmani, rendesse impura la loro verità, e screditasse i loro ideali; solo in seguito un’invasione militare avrebbe potuto avere successo. L’invasione dell’ideologia prepara la strada all’invasione imperialista, e così il generale [inglese Edmund Henry Hynman] Allenby [1861-1936] poteva dichiarare entrando a Gerusalemme [il 9 dicembre 1917]: “Ora le Crociate sono finite.” E il generale [francese] Gorot [sic: trascritto come “Gorot” in tutte le versioni inglesi a me note dello statuto; in realtà Henri-Joseph-Eugène Gouraud, 1867-1946], ritto di fronte alla tomba del Saladino, disse [nel 1918]: “Ecco, siamo ritornati, o Saladino”. L’imperialismo ha aiutato l’avanzata dell’invasione ideologica e ha reso più profonde le sue radici; e continua a farlo. Tutto questo ha portato alla perdita della Palestina.
Dobbiamo instillare nelle menti di generazioni di musulmani l’idea che la causa palestinese è una causa religiosa, e deve essere affrontata su queste basi. La Palestina include santuari islamici come la moschea di al-Aqsa, che è collegata alla Santa Moschea della Mecca da un legame che rimarrà inseparabile fino a quando i Cieli e la Terra non passeranno, dal viaggio del Messaggero di Allah – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con Lui – fino alla stessa moschea di al-Aqsa, e alla sua ascensione da essa.
“Proteggere i musulmani dagli infedeli nella causa di Allah per un giorno è migliore del mondo intero e di tutto quanto è alla sua superficie, e un posto in Paradiso così piccolo come quello occupato dalla frusta di uno di voi è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta sulla sua superficie; e il viaggio di un mattino o di una sera che il credente compie per la causa di Allah è migliore del mondo intero e di tutto quanto sta alla sua superficie [riferito da al-Bukhari, Muslim, al-Tirmidhi, e ibn Maya].
“Da colui nelle cui mani è la vita di Muhammad, amo essere ucciso – sulla via di Allah – poi essere resuscitato alla vita, quindi essere di nuovo ucciso e di nuovo richiamato alla vita, e ucciso ancora una volta” [riferito da al-Bukhari e Muslim].
Educazione delle giovani generazioni
Articolo 16 Dobbiamo offrire alle giovani generazioni islamiche nella nostra area un’educazione islamica fondata sull’applicazione dei nostri precetti religiosi, sullo studio coscienzioso del Libro Sacro, sullo studio della sunna e della storia ed eredità islamiche basato sulle sue fonti più affidabili, sotto la guida di esperti e studiosi musulmani, e usando programmi che inculchino nei musulmani un modo corretto di pensare e la fede.È anche necessario studiare con coscienza il nemico e il suo potenziale materiale e umano, identificare le sue debolezze e i suoi punti di forza, e riconoscere i poteri che lo sostengono e lo appoggiano. È anche necessario essere al corrente dei fatti del giorno, seguire le notizie e studiare le relative analisi e commenti, programmare il presente e il futuro ed esaminare ogni fatto nuovo, così che il combattente musulmano viva la sua vita consapevole dei suoi scopi, obiettivi, mezzi e di tutto quanto lo circonda. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Il ruolo della donna musulmana Articolo 17 La donna musulmana ha un ruolo non minore di quello dell’uomo musulmano nella guerra di liberazione; è forgiatrice di uomini e ha un ruolo tra i più importanti nella guida e nell’educazione delle nuove generazioni. I nemici hanno compreso il suo ruolo; e credono che, se riusciranno a guidarla ed educarla come vogliono, allontanandola dall’Islam, avranno vinto la guerra. Pertanto li vedete perseguire questo scopo attraverso i mezzi di comunicazione e il cinema, l’educazione e la cultura, utilizzando come intermediari i loro manutengoli che sono parte dell’organizzazione sionista e assumono vari nomi e forme, come la massoneria, i Rotary Club, e le cricche spionistiche, tutti covi di sabotatori e di sabotaggi. Queste organizzazioni sioniste hanno grandi risorse materiali, che permettono loro di svolgere la loro funzione nelle diverse società al servizio dei loro scopi sionisti, e di introdurre concetti che fanno il gioco del nemico. Queste organizzazioni operano laddove l’Islam è assente ed è lontano dal popolo. Pertanto, i militanti islamici adempiono al loro obbligo quando si oppongono agli schemi di questi sabotatori. Dove l’Islam riesce a controllare la vita dei musulmani, elimina queste organizzazioni, che sono ostili all’umanità e all’Islam.
Articolo 18
La donna, nella casa e nella famiglia combattenti, si tratti di una madre o di una sorella, ha il suo ruolo più importante nell’occuparsi della casa e nell’allevare i figli secondo i concetti e i valori islamici, e nell’educare i figli a osservare i precetti religiosi preparandosi al dovere del jihad che li aspetta. Pertanto è necessario prestare attenzione alle scuole e ai programmi per le ragazze musulmane, così che si preparino a diventare buone madri, consapevoli del loro ruolo nella guerra di liberazione.
Le donne debbono avere la consapevolezza e le conoscenze necessarie per gestire la loro casa. La frugalità e la capacità di evitare gli sprechi nelle spese domestiche sono requisiti necessari perché ci sia possibile continuare la lotta nelle difficili circostanze in cui ci troviamo. Le donne dovranno sempre ricordare che il denaro equivale al sangue, che non deve scorrere se non nelle vene per assicurare la continuità della vita sia dei giovani sia dei vecchi. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Il ruolo dell’arte islamica nella guerra di liberazione Articolo 19
L’arte ha regole e criteri attraverso i quali si può determinare se si tratta di arte islamica o miscredente. Uno dei problemi della liberazione islamica è che ha bisogno di un’arte islamica che possa elevare lo spirito, e non si concentri su un solo aspetto umano a detrimento degli altri, ma valorizzi tutti gli aspetti in modo uguale e armonioso.
L’uomo è un essere strano e miracoloso, fatto di un pugno di terra e del soffio dello spirito. L’arte islamica si rivolge all’uomo su queste basi, mentre l’arte miscredente si rivolge al corpo e considera centrali gli elementi di terra. Quindi tutti questi libri, articoli, bollettini, discorsi, opuscoli, canzoni, poesie, inni, spettacoli teatrali e quant’altro che contengono le caratteristiche dell’arte islamica sono necessari per la mobilitazione ideologica, per il continuo nutrimento sulla via, e per il ristoro dell’anima. La strada è lunga e la sofferenza è grande, e l’anima rischia di stancarsi: ma l’arte islamica rinnova il vigore, ravviva il movimento, e fa nascere ampi concetti e corretta condotta. “Nulla corregge meglio l’anima quanto accompagnarla da una situazione all’altra”.
Si tratta di cose serie, non di un gioco, perché la umma che combatte il jihad non conosce giochi.
Solidarietà sociale Articolo 20
La società musulmana è una società solidale. Il Messaggero – possano la preghiera e la pace di Allah rimanere con lui – disse: “Che persone meravigliose sono gli Ashariti. Quando si trovavano in difficoltà, sia a casa loro sia in viaggio, mettevano insieme tutte le loro proprietà e le dividevano tra loro in parti uguali”.
È questo spirito islamico che dovrebbe prevalere in ogni società musulmana. Una società che ha di fronte un nemico malvagio e nazista nella sua condotta, che non fa differenza tra uomini e donne, giovani e vecchi, deve essere la prima ad adornarsi di questo spirito islamico. Il nostro nemico usa il metodo della punizione collettiva, rubando al popolo la sua terra e le sue proprietà, cacciandolo in esilio e confinandolo nei campi. È arrivato a spezzare ossa, a sparare su donne, bambini e vecchi, con o senza ragione, e a gettare migliaia e migliaia di persone nei campi di prigionia dove devono vivere in condizioni inumane. Questo in aggiunta a distruggere case, rendere orfani bambini, e pronunciare sentenze ingiuste contro migliaia di giovani, che passeranno i migliori anni della loro vita nel buio delle prigioni. Il nazismo degli ebrei se la prende anche con le donne e i bambini; terrorizza tutti. Questi ebrei rovinano la vita delle persone, rubano il loro denaro, e minacciano il loro onore. Nelle loro orribili azioni trattano la gente come i peggiori criminali di guerra. La deportazione lontano dalla propria patria è una forma di omicidio.
Per opporsi a queste azioni, il popolo deve unirsi nella solidarietà sociale e affrontare il nemico nell’unità, così che, se uno dei suoi organi è colpito, il resto del corpo risponda con prontezza e fervore.
Articolo 21
Solidarietà sociale significa aiutare chi è nel bisogno, sia materiale sia morale, e portare effettivo aiuto. È un dovere dei membri del Movimento di Resistenza Islamico prendersi cura degli interessi del popolo nello stesso modo in cui si occupano dei loro personali interessi, senza risparmiare alcuno sforzo. Devono evitare di fare qualunque cosa che possa mettere in pericolo il futuro della società o delle giovani generazioni. Il popolo è parte del movimento e per il movimento; il suo potere è il potere del popolo e il suo futuro è il futuro del popolo. I membri del Movimento di Resistenza Islamico devono condividere le gioie e i dolori del popolo, rispondere alle sue domande e fare quanto è in loro potere per soddisfare il suo interesse, che è anche quello del movimento. Con questo spirito, il movimento e il popolo diventeranno migliori compagni di strada, la cooperazione e la compassione prevarranno, l’unità sarà stabilita, e si diventerà più forti di fronte al nemico.
I poteri che sostengono il nemico
Articolo 22
Il nemico ha programmato per lungo tempo quanto è poi effettivamente riuscito a compiere, tenendo conto di tutti gli elementi che hanno storicamente determinato il corso degli eventi. Ha accumulato una enorme ricchezza materiale, fonte di influenza che ha consacrato a realizzare il suo sogno. Con questo denaro ha preso il controllo dei mezzi di comunicazione del mondo, per esempio le agenzie di stampa, i grandi giornali, le case editrici e le catene radio-televisive. Con questo denaro, ha fatto scoppiare rivoluzioni in diverse parti del mondo con lo scopo di soddisfare i suoi interessi e trarre altre forme di profitto. Questi nostri nemici erano dietro la Rivoluzione francese e la Rivoluzione russa, e molte delle rivoluzioni di cui abbiamo sentito parlare, qua e là nel mondo. È con il denaro che hanno formato organizzazioni segrete nel mondo, per distruggere la società e promuovere gli interessi sionisti. Queste organizzazioni sono la massoneria, il Rotary Club, i Lions Club, il B’nai B’rith, e altre. Sono tutte organizzazioni distruttive dedite allo spionaggio. Con il denaro, il nemico ha preso il controllo degli Stati imperialisti e li ha persuasi a colonizzare molti paesi per sfruttare le loro risorse e diffondervi la corruzione.
A proposito delle guerre locali e mondiali, ormai tutti sanno che i nostri nemici hanno organizzato la Prima guerra mondiale per distruggere il Califfato islamico.
Il nemico ne ha approfittato finanziariamente e ha preso il controllo di molte fonti di ricchezza; ha ottenuto la Dichiarazione Balfour [del 2 novembre 1917, che sostiene “il diritto degli ebrei a costituire un focolare nazionale in Palestina” e prende il nome dall’allora ministro degli esteri britannico e già primo ministro Lord Arthur James Balfour, 1858-1930], e ha fondato la Società delle Nazioni come strumento per dominare il mondo.
Gli stessi nemici hanno organizzato la Seconda guerra mondiale, nella quale sono diventati favolosamente ricchi grazie al commercio delle armi e del materiale bellico, e si sono preparati a fondare il loro Stato. Hanno ordinato che fosse formata l’Organizzazione delle Nazioni Unite, con il Consiglio di Sicurezza all’interno di tale Organizzazione, per mezzo della quale dominano il mondo. Nessuna guerra è mai scoppiata senza che si trovassero le loro impronte digitali. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
I poteri imperialisti sia nell’Ovest capitalista sia nell’Est comunista sostengono il nemico con tutta la loro forza, in termini materiali e umani, alternandosi in questo ruolo. Quando l’Islam si risveglia, le forze della miscredenza si uniscono per combatterlo, perché la nazione dei miscredenti è una.
“O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l’odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti secerne è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli” (Corano 3, 118).
Non è invano che il verso precedente finisce con le parole di Allah: “se potete comprenderli”.
Capitolo IV La nostra posizione su alcuni punti specifici
A. I movimenti islamici Articolo 23-24
Il Movimento di Resistenza Islamico considera gli altri movimenti islamici con rispetto e ammirazione. [... ulteriori commenti omessi ...] [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
B. Movimenti nazionalisti nell’arena palestinese Articolo 25
Hamas rispetta i movimenti nazionalisti, comprende le condizioni in cui si trovano e i fattori che li influenzano e li circondano. Li sostiene, nella misura in cui essi non si alleano con l’Est comunista o con l’Ovest crociato. Rassicura coloro che ne sono membri o simpatizzanti che il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento di jihad morale, responsabile nella sua visione della vita e nelle sue azioni verso gli altri. Ha in orrore l’opportunismo e vuole solo il bene degli altri, che si tratti di individui o di gruppi. Non ricerca il guadagno materiale o la fama personale, né chiede premi per sé al popolo. Si affida alle sue stesse risorse, per quanto siano disponibili, così come è scritto: “Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete” (Corano 8, 60). Tutto è fatto per compiere il proprio dovere e conquistarsi il favore di Allah. Non ha ambizioni al di fuori di questa. [... ulteriori commenti omessi ...] [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Articolo 26
Per quanto il Movimento di Resistenza Islamico veda con favore quei movimenti nazionalisti palestinesi che non sono leali all’Est, né all’Ovest, si riserva il diritto di discutere gli eventi, sia locali sia internazionali, che riguardano il problema palestinese. Questo dibattito obiettivo mette alla luce in quale misura questi eventi coincidano con l’interesse nazionale, ovvero lo danneggino, alla luce di un punto di vista islamico.
C. L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Articolo 27
L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ci è più vicina di ogni altra organizzazione: comprende i nostri padri, fratelli, parenti e amici. Come potrebbe un buon musulmano respingere suo padre, suo fratello, il suo parente o il suo amico? La nostra patria è una, la nostra tragedia è una, il nostro destino è uno, e il nemico è comune.
A causa delle circostanze in cui è avvenuta la formazione dell’OLP, e la confusione ideologica che prevale nel mondo arabo a causa dell’invasione ideologica che lo ha colpito dopo le Crociate e che è proseguita con l’orientalismo, il lavoro dei missionari e l’imperialismo, l’OLP ha adottato l’idea di uno Stato laico, ed ecco quello che ne pensiamo. L’ideologia laica è diametralmente opposta al pensiero religioso. Il pensiero è la base per tutte le posizioni, i modi di comportamento e le decisioni.
Pertanto, nonostante il nostro rispetto per l’OLP – e per quello che potrà diventare in futuro –, e senza sottovalutare il suo ruolo nel conflitto arabo-israeliano, ci rifiutiamo di servirci del pensiero laico per il presente e per il futuro della Palestina, la cui natura è islamica. La natura islamica della questione palestinese è parte integrante della nostra religione, e chi trascura una parte integrante della sua religione certamente è perduto. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...] Quando l’OLP avrà adottato l’islam come il suo sistema di vita, diventeremo i suoi soldati e la legna per i suoi fuochi che bruceranno i nemici. Fino a quando questo non avvenga – ma preghiamo Allah perché avvenga presto – la posizione del Movimento di Resistenza Islamico rispetto all’OLP è quella di un figlio di fronte al padre, di un fratello di fronte al fratello, di un parente di fronte al parente che soffre per il dolore dell’altro quando una spina gli si è conficcata addosso, che sostiene l’altro nella sua lotta con il nemico e gli augura di essere ben guidato e giusto.
I fratelli, i fratelli! Colui che non ha fratello è come chi va in battaglia senza armi. Un cugino per un uomo svolge il ruolo delle migliori ali, e forse il falco si leva in volo senza ali?
D. Gli Stati e governi arabi e islamici Articolo 28 L’invasione sionista è veramente malvagia. Non esita a prendere ogni strada e a ricorrere ai mezzi più disonorevoli e ripugnanti per compiere i suoi desideri. Nelle sue attività di infiltrazione e spionistiche, si affida ampiamente alle organizzazioni clandestine che ha fondato, come la massoneria, il Rotary Club e i Lions Club, e altri gruppi spionistici. Tutte queste organizzazioni, siano segrete o aperte, operano nell’interesse del sionismo e sotto la sua direzione. Il loro scopo è demolire le società, distruggere i valori, violentare le coscienze, sconfiggere la virtù, e porre nel nulla l’Islam. Sostengono il traffico di droga e di alcol di tutti i tipi per facilitare la loro opera di controllo e di espansione.
Ai paesi arabi che confinano con Israele chiediamo di aprire i loro confini ai combattenti, ai figli dei popoli arabi e islamici, per permettere loro di svolgere il loro ruolo, e di unire i loro sforzi a quelli dei loro fratelli, i fratelli musulmani della Palestina.
Come minimo, gli altri Stati arabi e islamici devono aiutare i combattenti concedendo loro libertà di movimento.
[... ulteriori commenti omessi ...]
E. Associazioni nazionaliste religiose, istituzioni intellettuali del mondo arabo e islamico Articolo 29-30 [... ulteriori commenti omessi ...] Gli scrittori, gli intellettuali, gli operatori dei mezzi di comunicazione, i predicatori, gli insegnanti e gli educatori, e tutti i diversi settori del mondo arabo e islamico, tutti sono chiamati a svolgere il loro ruolo e a compiere il loro dovere di fronte alla ferocia dell’invasione sionista, alla sua infiltrazione in molti paesi, e al suo controllo di ricchezze e di mezzi di comunicazione, con tutto quel che ne consegue, nella maggioranza dei paesi del mondo.
Il jihad non è limitato a portare le armi e affrontare militarmente il nemico. La parola buona, l’articolo eccellente, il libro utile, sostengono e aiutano dal canto loro il jihad per la gloria di Allah, fino a quando le intenzioni sono sincere e si intende fare della bandiera di Allah il vessillo più alto.
“Chiunque offre l’equipaggiamento a un cavaliere per la gloria di Allah, è come se fosse cavaliere egli stesso. E chiunque ha aiutato efficacemente il cavaliere rimanendo con la sua famiglia, davvero è stato egli stesso cavaliere” [riferito da al-Bukhari, Muslim, Abu-Dawud, e al-Tirmidhi].
F. I membri di altre religioni Articolo 31
Il Movimento di Resistenza Islamico è un movimento umanistico. Si occupa dei diritti umani, e si impegna a mantenere la tolleranza islamica nei confronti dei seguaci di altre religioni. È ostile solo a coloro che mostrano ostilità nei riguardi dell’Islam, si mettono di traverso al suo cammino per arrestarlo o ostacolano i suoi sforzi.
All’ombra dell’Islam, è possibile ai seguaci delle tre religioni – Islam, Cristianesimo ed Ebraismo – coesistere in pace e sicurezza. Anzi, pace e sicurezza sono possibili solo all’ombra dell’Islam, e la storia antica e quella recente sono le migliori testimoni di questa verità.
I seguaci di altre religioni devono smettere di combattere l’Islam a proposito del dominio di questa regione. Perché se fossero loro a dominare, non ci sarebbero altro che lotta, torture ed esilio; sarebbero disgustati gli uni degli altri al loro interno, per non parlare dei seguaci di altre religioni. Il passato e il presente sono pieni di prove di questa verità. [... ulteriori commenti omessi ...]
L’islam concede a ciascuno i suoi diritti, e impedisce l’aggressione contro i diritti degli altri.
Il tentativo di isolare il popolo palestinese Articolo 32-33
Il sionismo mondiale e le forze imperialiste hanno tentato, attraverso astute manovre e un’attenta programmazione, di rimuovere gli Stati arabi, uno dopo l’altro, dal circolo del conflitto con il sionismo, così da trovarsi di fronte al popolo palestinese da solo. L’Egitto è già stato rimosso dal circolo del conflitto, in gran parte attraverso gli accordi traditori di Camp David, e ha cercato di trascinare altri Stati arabi in accordi simili, per rimuovere anche loro dal circolo del conflitto.
Il Movimento di Resistenza Islamico chiama i popoli arabi e islamici a fare uno sforzo serio e incessante per prevenire la realizzazione di questo orribile piano e per rendere le masse consapevoli del pericolo di ritirarsi dal circolo del conflitto con il sionismo. Oggi si tratta della Palestina, domani di uno o più altri paesi. Perché lo schema sionista non ha limiti, e dopo la Palestina cercherà di espandersi dal Nilo all’Eufrate. Quando avrà digerito la regione di cui si è cibato, guarderà avanti verso un’ulteriore espansione, e così via. Questo è il piano delineato nei Protocolli degli Anziani di Sion, e il comportamento presente del sionismo costituisce la migliore testimonianza di quanto era stato affermato in quel documento.
Abbandonare il circolo del conflitto con il sionismo è alto tradimento e risulterà in una maledizione sul colpevole. [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Dobbiamo mettere insieme le nostre forze e capacità per affrontare questa invasione malvagia, nazista e tartara. Altrimenti, perderemo le nostre patrie, i loro abitanti perderanno le loro case, la corruzione si diffonderà sulla Terra, tutti i valori religiosi saranno distrutti. Che ognuno sappia che ne sarà responsabile di fronte ad Allah. [... ulteriori commenti omessi ...] [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
Capitolo V La testimonianza della storia
Il confronto con gli aggressori nel corso della storia Articolo 34-35 Fin dall’alba della storia, la Palestina è stata l’ombelico della Terra, il centro dei continenti, e l’oggetto dell’avidità per gli avidi. Il Messaggero – possano le preghiere e la pace di Allah rimanere con lui – sottolinea questo fatto in un suo nobile hadith, in cui si rivolge al suo venerabile compagno Mu’az bin Jabal [?-640], dicendo: “O Mu’az, Allah conquisterà la Siria per te, quando sarò morto, da al-‘Arish all’Eufrate. I suoi uomini, donne e schiavi diventeranno guardie di frontiera fino al giorno della resurrezione. Se qualcuno di voi sceglierà di rimanere nelle pianure siriane o palestinesi, rimarrà sempre in stato di jihad fino al giorno della resurrezione”.
Gli avidi hanno posto gli occhi sulla Palestina più di una volta, e la hanno invasa in armi perseguendo le loro aspirazioni. Fu invasa da orde di crociati, che portavano con sé la loro fede e alzavano la loro croce. Riuscirono a vincere i musulmani per un momento, e per circa due decenni i musulmani non riuscirono a rialzare la testa, finché si riunirono all’ombra della loro bandiera religiosa, furono capaci di unirsi, resero gloria al loro Signore e partirono per il jihad sotto la guida del Saladino. Così venne l’ovvia vittoria, le Crociate furono sconfitte, e la Palestina liberata. [... ulteriori commenti omessi ...] [... invocazioni e riferimenti religiosi omessi ...]
La nostra ultima preghiera è che sia lode ad Allah, il Signore dell’universo.
Salve.
A proposito del tema dell'indottrinamento fondamentalista nelle scuole britanniche, questa e' una mia sintesi in italiano di un articolo comparso il 23 Novembre 2010 sul quotidiano britannico "The Times" (www.thetimes.co.uk) firmato da Maajid Nawaz (nella foto), 36 anni, opinionista britannico di origini pachistane, musulmano e fondatore del think tank denominato "Quilliam" (www.quilliamfoundation.org).
Si tratta di un articolo di grande valore, non solo per i suoi contenuti e per lo stile (Maajid Nawaz scrive bene e spero solo che la mia traduzione non lo penalizzi troppo; nel cui caso mi scuso con lui e con chi legge), ma perche' Nawaz e', come altri membri di Quilliam, un ex estremista islamico che - ad un certo punto - dopo l'esperienza della prigione, e' tornato indietro ed ha abbracciato la via del pluralismo e del dialogo interreligioso, restando un musulmano credente.
Si tratta, quindi, di un punto di vista che proviene da chi ha conosciuto direttamente l'indottrinamento fondamentalista, avendolo provato sulla propria pelle e che, dopo un ripensamento, non ha abbandonato la propria fede religiosa.
Una puntualizzazione: purtroppo, l'articolo in lingua originale e' disponibile solo nella sezione a pagamento del Times (pagina 24, rubrica "Thunderer", per chi fosse interessato), per cui non posso ne' linkarlo ne', ovviamente, copiarlo qui, perche' questo costituirebbe una violazione del diritto d'autore.
Una sintesi tradotta, invece, non essendo l'articolo integrale, rappresenta una semplice citazione, peraltro non a fini di lucro.
Il titolo originale dell'articolo e' "The UK is utterly failing to deal with Islamic extremism", ovvero la Gran Bretagna sta fallendo completamente nell'affrontare l'estremismo islamico.
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Oggi, scuole britanniche aperte nel fine settimana e gestite da Musulmani insegnano che gli Ebrei discendono dai maiali e dalle scimmie, ed i loro libri di testo mostrano, con l'aiuto di disegni, come amputare gli arti ad un ladro. Benvenuti nella Gran Bretagna del 2010, cosi' come e' stata descritta in un recente rapporto della polizia.
Sarebbe semplice, ma erroneo, accusare i Sauditi di finanziare il fanatismo, dato che tali insegnamenti sono basati sui loro vecchi testi; ma i Sauditi, anche se molto lentamente, sono andati avanti, muovendosi in una direzione positiva ed abbandonando quei vecchi testi lungo il cammino. Nel frattempo, la Gran Bretagna sta scivolando lentamente all'indietro.
Essendo cresciuto nella contea dell'Essex, mi ricordo di "matrimoni sud-asiatici" [comune espressione britannica che si riferisce ai matrimoni contratti tra persone originarie di paesi asiatici musulmani, ndt] che erano davvero degni della loro reputazione. Spesso rappresentavano un giorno importante nei nostri calendari, con cibo fantastico e musica dal vivo, balli tradizionali ed un'occasione per posare gli occhi su una possibile futura sposa. Oggi, mi reputo fortunato se mi capita di andare ad un matrimonio musulmano che non sia la solita celebrazione solenne segregata per sessi e mono-religiosa.
Ancora non riusciamo a comprendere pienamente che l'ascesa dell'Islam radicale in Gran Bretagna e' stata guidata specialmente da giovani nati e cresciuti in questo Paese. Spesso, questi si sono ribellati contro l'Islam dei propri padri, reinventando la propria fede come dichiarazione politica. Come mostrato dall'ultimo rapporto di Quilliam sulla radicalizzazione, gli estremisti agiscono partendo proprio dai livelli piu' elevati dell'istruzione. E' piu' probabile che gli studenti vengano radicalizzati in un'universita' di Londra che in una madrassa di quartiere.
La gente si rifiuta di guardare in faccia questa verita', e cio' e' frustrante. Gran parte dei Musulmani comuni e tradizionali sono dominati dalla cultura del vittimismo, mentre alcuni non musulmani sono impegnati a sostenere che l'intolleranza debba essere considerata come un elemento fondante della cultura islamica e per questo rispettata, come se da noi "poveri Musulmani" ci si dovesse aspettare standard meno elevati di civilta'. L'ipocrisia che si cela in questo ragionamento e' che, in realta', i Musulmani sarebbero stati i primi a lamentarsi, se le scuole britanniche aperte nei fine settimana fossero state utilizzate per insegnare agli studenti che i Musulmani sono degli animali.
Ignorando intere porzioni della nostra societa' caratterizzate da atteggiamenti aggressivi ed auto-segregativi, finiamo inevitabilmente con soffiare sul fuoco dell'Estrema Destra. Entrambi questi estremi puntano il dito l'uno contro l'altro per dimostrare le proprie "verità". Cio' su cui ci si dovrebbe concentrare, invece, e' la coesione sociale. Un punto di partenza potrebbero essere le unita' di monitoraggio dell'estremismo nelle scuole che il think tank della polizia ha suggerito questa settimana di istituire.
Nick Lowes, del settimanale Searchlight, ha annunciato che lui e gli altri attivisti anti-razzisti cominceranno a sfidare gli estremisti islamici proprio come oggi sfidano gli estremisti bianchi di Destra.
Questo e' un segnale incoraggiante, oltre che un primo passo per giungere al riconoscimento di una verita' scomoda: l'estremismo in Gran Bretagna si e' istituzionalizzato.
A seguito dei recenti successi elettorali, da qualche tempo anche in Italia i mass media cominciano a parlare del partito Olandese PVV, fondato da Geert Wilders.
L'acronimo olandese PVV sta per "Partito delle Libertà", un nome che ricorda il Popolo delle Libertà di Berlusconi.
Proprio come il PdL, il PVV è un partito di Destra, molto critico nei confronti del relativismo culturale e dell'egualitarismo della Sinistra.
Inoltre, il PVV è il terzo partito in Olanda, un po' come la nostra Lega Nord e, proprio come la Lega, ha posizioni dure nei confronti dell'immigrazione, in particolare quella proveniente dai Paesi islamici.
Infine, proprio come il Centrodestra italiano, non gradisce di essere accostato ai partiti che si ispirano alla destra sociale, quella di matrice fascista.
Un'analisi superficiale, quindi, consegna il PVV alla categoria "partiti xenofobi e populisti della nuova destra demagogica" a cui appartengono molte delle recenti formazioni politiche europee.
Eppure, a guardare meglio, il partito di Geert Wilders è invece una novità nello scenario politico europeo, ed ha davvero molto poco a che spartire con il Centrodestra italiano.
Geert Wilders, che si è rapidamente guadagnato soprannomi come "Mozart" e "CapitanPerossido" per via della zazzera ossigenata -- francamente ridicola -- è un ateo olandese, laico, libertario e, al tempo stesso, diffidente nei confronti di tutte le confessioni religiose e dei loro dogmi.
Da buon olandese, Wilders è orgoglioso della tolleranza e dell'apertura mentale che la società dei Paesi Bassi è in grado di esprimere, ritenendola un segno di civiltà.
L'Olanda che Wilders sogna è un paese ancora multietnico, in cui possano trovare posto rispetto reciproco e diritti individuali.
Wilders, inoltre, si definisce un grande amico degli Ebrei e di Israele (ricambiato) ed è uno strenuo difensore dei diritti degli omosessuali e delle donne, la cui tutela e parità ritiene essere un elemento cardine di una società moderna ed un tratto distintivo della Cultura Occidentale.
Siamo lontani anni luce dall'isolazionismo provinciale leghista, come anche dalle battaglie omofobe, antisemite ed a tutela della "razza" dei neofascisti; ci ritroviamo, invece, curiosamente vicini alle idee dei Radicali Italiani.
Ma allora perché la stampa italiana, tutte le volte che parla di Geert Wilders, si sente in dovere di etichettarlo come "xenofobo", "razzista" e leader di una formazione politica di "estrema destra"?
La ragione è semplice: il PVV è fortemente determinato a limitare il più possibile l'immigrazione dai Paesi islamici in Olanda ed è contrario al velo integrale e ad altre manifestazioni del fondamentalismo, come la segregazione e riduzione in stato di semi-schiavitù della donna.
Xenofobia?
Facciamo quelli con il cervello acceso. Prima di affibbiare etichette, sentiamo cosa dice il diretto interessato: il PVV sostiene che l'integralismo islamico sia incompatibile con la vita democratica e che rappresenti una forma di totalitarismo fascista che utilizza le libertà civili dell'Occidente allo scopo di distruggerlo.
In sostanza, Wilders ritiene che non sia possibile mantenere in piedi un sistema di regole democratiche che tutelino i diritti individuali, la libertà e l'uguaglianza di tutti i cittadini, specie delle categorie più deboli come gli omosessuali, i minori e le donne se -- al tempo stesso -- non ci si difende dalle forze contrarie, interne ed esterne, che puntano a minare ed a sovvertire quegli stessi diritti.
Più volte Wilders ha ribadito, ed altrettante volte le sue dichiarazioni sono state ignorate dagli organi di stampa, che la sua battaglia politica non riguarda tutti i musulmani, ma soltanto quelli che, per motivi religiosi, si rifiutano di integrarsi nel sistema di libertà e di diritti della persona delle società occidentali.
Quella di etichettare Wilders come xenofobo razzista di estrema destra appare più come la conseguenza dell'applicazione errata di vecchie categorie novecentesche da parte dei media ad un fenomeno politico nuovo del XXI Secolo, che coniuga laicità (per qualcuno, laicismo), libertà individuali e diritti civili, ma nega l'egualitarismo culturale.
L'idea di Wilders, che solo in Olanda poteva trovare una realizzazione così compiuta, appare più come un moto d'orgoglio del mondo occidentale, una voce che afferma con forza che la società democratica, libera e laica, con tutti i suoi difetti, è comunque quanto di meglio l'umanità abbia prodotto sinora, perché è la sola che assicura il rispetto dei diritti individuali e delle vocazioni personali di ognuno; una voce che ricorda che l'equilibrio democratico è, per propria natura, intrinsecamente instabile e che quindi necessita di essere continuamente riaffermato e tutelato da nemici interni ed esterni.
Ora, non so voi, ma quando leggo la notizia che in Olanda gruppi di giovani fanatici islamisti picchiano gli omosessuali per strada e che la Sinistra li difende (intendo dire difende gli islamisti, non gli omosessuali!), io mi domando se il mondo oggi sappia ancora cosa siano la Destra e la Sinistra; se queste due categorie abbiano ancora un significato, dopo la fine della guerra fredda, o se bisognerebbe quantomeno ridefinirle.
Io credo che uomini come Geert Wilders stiano provando a gettare le basi di un sistema di valori diverso, libero dagli steccati del passato.
Sono pienamente consapevole, e certamente lo è Wilders, che il passaggio è stretto e che il confine tra la tutela della laicità liberale come faro del mondo e la xenofobia becera della Lega Nord è molto labile.
Ma sono altrettanto convinto che, in questa fase storica di crisi di ideali, il tentativo sia doveroso e che il beneficio potrebbe essere grande per tutto l'Occidente e non solo.