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sabato 21 novembre 2015

Pregiudizi sull'Islam: l'incontro di due bugie



Salve.

I recenti accadimenti di Parigi, con oltre 120 civili innocenti massacrati nel corso di atti terroristici rivendicati dall'ISIS, ha spinto ancora una volta il mondo occidentale, e l'Europa per prima, ad interrogarsi sulle reali possibilità che l'ormai ampia popolazione musulmana possa effettivamente integrarsi in una Europa laica. 

Mai come in questi giorni di intense emozioni si è assistito ad una così sistematica strumentalizzazione dei fatti francesi, per ragioni spesso lontane da quello che è accaduto. 

A me è sembrato di vedere, nel fitto fuoco incrociato delle risposte dal sapore ideologico ed emotivo che hanno affollato per giorni i media italiani, che a Sud delle Alpi -- più che in altri Paesi -- ancora si delineino due posizioni, entrambe pregiudiziali e spesso anche pretestuose.
Sottolineo il fatto che questo sia un fenomeno soprattutto italiano, perché altrove -- grazie al Cielo o a chiunque vi pare -- sembra che alcune verità di base abbiano finalmente raggiunto l'opinione pubblica, o quantomeno larga parte di essa. 

Le due posizioni prevalenti in Italia a me sembrano essere queste: 
  1. da una parte, le Destre che parlano di totale incompatibilità tra Islam e democrazia, tra Musulmani e valori dell'Occidente laico e che chiedono, in vari modi con gradazioni diverse, un freno all'immigrazione, più controlli ed il rimpatrio per gli immigrati dai Paesi islamici;
  2. dall'altra, le Sinistre che ripetono in vari modi che il terrorismo islamico con l'Islam non c'entra nulla, che è solo la strumentalizzazione politica di una fede, che l'Islam è una religione di pace e che il carattere vessatorio e discriminatorio (ove non addirittura razzista) di alcuni provvedimenti, limitando l'espressione della religiosità come parte importante della cultura dei popoli di fede islamica, porterebbe solo a tensioni ancora maggiori.
A mio modo di vedere, queste sono entrambe bugie e in questo post vorrei spiegare il perché.

Partiamo dalla bugia delle Destre.
Analisti e commentatori del terrorismo ben più addentro di me ripetono da anni che la stragrande maggioranza degli attentati di matrice islamista in Occidente è perpetrata da Musulmani che sono nati e cresciuti nei Paesi Occidentali. 
Sono immigrati di seconda, se non di terza generazione. 
Sorprende anche il fatto che, molto più spesso di quanto non si creda, si tratta di persone con un buon livello di istruzione: diplomati e anche laureati. 

Lo stesso Maajid Nawaz, l'ex islamista pachistano-britannico che per anni ha lavorato come reclutatore di nuove leve in diversi Paesi, ha dichiarato che la maggior parte delle azioni di proselitismo viene portata avanti nelle scuole superiori o nei campus universitari. 

Il profilo-tipo del terrorista islamico che colpisce in Occidente è quello di un ragazzo con un buon grado di istruzione, un tenore di vita e un livello di rapporti sociali non così diversi da quello della maggioranza dei suoi coetanei. 
Siamo ben lontani dal fuciliere solitario che irrompe in una scuola superiore americana in Connecticut o sull'isola di Utøya, in Svezia.
Di conseguenza, vorrei che Lega Nord e Forza Nuova mi spiegassero una cosa: in quest'ottica, il rimpatrio degli immigrati -- tipicamente dei disperati che vogliono solo cercare di lavorare -- che funzione avrebbe nel contenimento del rischio-terrorismo, di preciso? 


Ed ora la bugia delle Sinistre.
Sostenere che il terrorismo dell'ISIS, di Al Qaida, o di qualsiasi altra organizzazione di matrice islamica, non abbia niente a che fare con l'Islam è un po' come sostenere che i massacri delle Crociate non avessero niente a che fare con il Cristianesimo, che le torture mortali della Santa Inquisizione non avessero nulla a che fare con la Chiesa, o che il massacro dei Càtari e dei Valdesi in Europa, come quelli degli Indios in Sud America o in Asia, non avessero niente a che fare con il Cattolicesimo. 

Non si può addurre come giustificazione il fatto che "nell'Islam, la stragrande maggioranza delle persone sono buone e i terroristi sono una minoranza". 
Se è per questo, alla Quinta Crociata ha partecipato pure San Francesco d'Assisi; senza armi, sia chiaro, solo per predicare il Vangelo e portare conforto, ma c'è andato.
Questo fa della sanguinaria Quinta Crociata un evento diverso, forse? O vuol forse dire che i Cristiani non debbano comunque dissociarsi dai fiumi di sangue innocente che hanno versato?

Il fatto è che è sempre esistito un legame forte tra religioni e stragi di innocenti: sempre. 
E la Sinistra lo sa meglio di chiunque altro, posto che lo stesso Marx, che notoriamente chiamava la religione "oppio dei popoli", la riteneva -- non a torto -- uno strumento di oppressione e di coercizione delle masse; e non avrebbe certo fatto sconti all'Islam. 

Se le altre due Religioni del Libro sono oggi considerate "compatibili" con i valori della laicità e della democrazia, è soltanto per un motivo: perché nei secoli sono passate attraverso un processo di riforma. 
Non per altre ragioni. Non erano affatto migliori dell'Islam, che proprio da quelle due fedi discende, tra l'altro.

E così oggi, benché ci siano e ci saranno sempre quattro gatti fondamentalisti, ormai quasi nessuno, tra gli Ebrei, crede che un uomo che raccolga legna di Sabato meriti di essere lapidato a morte.
Quasi nessuno, tra i Cristiani, ritiene che un uomo, anche se è buono, meriti comunque le fiamme dell'inferno solo perché non è Cristiano.

E' stato questo processo di riforma, e nient'altro, a compiere il miracolo: rendere una religione -- che, per definizione, è un sistema di regole assolutista e per nulla aperto al dialogo ed alla tolleranza di opinioni diverse dalla propria -- compatibile con la laicità dello Stato e con il sistema di valori della democrazia.

Di conseguenza, questo processo di riforma DEVE avvenire anche per l'Islam.
Ad oggi, difendere sia  "l'Islam così com'è" che la laicità dello Stato è una cosa che non ha alcun senso logico.

E allora la Sinistra con quanta disonestà intellettuale da una parte scende in piazza a chiedere (giustamente!) parità di diritti per gli omosessuali e dall'altra sputa veleno ed inveisce contro -- definendolo "razzista" -- chi chiede a gran voce una riforma dell'Islam, perché non lo ritiene compatibile con i princìpi della democrazia?

Si rende quindi necessario che tutti riconoscano i propri catastrofici errori: 
  • gli Occidentali con il colonialismo e poi con l'imperialismo capitalista ed il terzomondismo socialista (la versione dell'imperialismo in salsa rossa, ma nient'affatto meno perniciosa e deleteria); 
  • il mondo musulmano con la sua testarda tendenza a bollare e liquidare come "occidentale" qualsiasi principio non rientri strettamente nell'alveo della Tradizione Islamica: inclusa la democrazia, la separazione tra potere materiale e potere spirituale, l'istruzione delle masse, la parità uomo-donna, la libertà di orientamento sessuale, la libertà di parola, e così via. 
Senza questi due elementi, personalmente, trovo che sarà difficile un qualsiasi futuro che non sia di guerra o quantomeno di forte attrito, tra mondo islamico e mondo occidentale. 

Se la critica interna all'Occidente è già in atto da decenni, si può oggi dire che, per fortuna, anche sul fronte della critica interna all'Islam le cose negli ultimi anni stiano cambiando rapidamente. 
Dalle prime, timide voci isolate, oggi finalmente un numero sempre crescente di giornalisti, blogger, opinionisti, politici e comuni cittadini di fede islamica sta coraggiosamente alzando la testa.

Affronterò questo tema in un post successivo, però; così non mi dicono più che scrivo post troppo lunghi.  :-) 

Saluti,

(Rio)




sabato 24 ottobre 2015

Cari musicisti, avevano ragione i dj


Salve.

Mi è capitato di ascoltare di recente una discussione sulla rivalità tra dj e musicisti, in cui si ipotizzava --tra le varie cause-- anche una sorta di "invidia incrociata" tra le due figure professionali: i musicisti invidierebbero ai dj la capacità di restare sempre in sintonia con i tempi e con i favori del pubblico, mentre i dj invidierebbero ai musicisti la migliore conoscenza della musica e dei suoi meccanismi.
Sì, va be', amen.

Al di là del fatto che ci sono anche dj e musicisti che vanno d'accordo, come del fatto che esistono buoni "dj-musicisti" e buoni "musicisti-dj", e messa pure da parte l'ovvia considerazione che il mondo è pieno sia di dj che non sanno stare al passo con i tempi, sia di musicisti che non sanno suonare una mazza, io trovo che, nonostante tutto, l'affermazione un fondamento ce l'abbia ancora.

Lo dico nel senso che tra queste due professionalità, una certa rivalità --oggi forse un po' attenuata-- esiste davvero.
Ma in un tempo non lontano, queste due figure contigue del mondo della musica sapevano lavorare bene insieme, quasi in simbiosi; e forse ci si può permettere di ipotizzare che quel clima di armonia stia lentamente tornando, dopo gli attriti anche forti che si sono avuti negli Anni '80 e '90.

Negli Anni '50, '60 e '70, e sino alla metà degli Anni '80, i musicisti avevano il compito di creare ed eseguire musica.
I dj avevano invece il compito di scegliere, nel mare di nuovi dischi prodotti ogni mese, la musica che a loro piaceva o interessava, diffondendola per influenzare i gusti del pubblico e generando le tendenze, le mode, le riscoperte e anche missandola in modo creativo ed intelligente, creando così opere derivate e selezioni di ascolto (quelle che oggi si chiamano playlist).

In un certo senso, i musicisti erano "le fabbriche" che producevano musica, mentre i dj erano il marketing, la pubblicità, i trend-setters e i maître-à-penser del mondo delle tendenze musicali. Il prodotto creativo, una volta nelle loro mani, si fondeva con gli stili di vita della gente.

Era un sodalizio meraviglioso; sino a quando una delle parti non ha cercato di svolgere il lavoro dell'altra.

Per come la vedo io, il capro espiatorio è stato la house music.
Nata a Chicago nei primi Anni '80 (la leggenda vuole che i primi brani proto-house americani risalgano addirittura al 1982), si è affermata in Europa nella seconda metà dello stesso decennio.

Purtroppo, ho l'età per ricordare bene "Nineteen" di Paul Hardcastle, uscito nel 1985, da molti considerato il primo pezzo house a diventare davvero famoso.
Che poi "Nineteen" non è nemmeno house, anche se è senz'altro stato il primo brano a rendere note quelle tecniche di campionamento e processing vocale che da lì a poco diventeranno iper-inflazionate proprio nel nascente movimento house.

Primo brano o no, house o no, "Nineteen" rappresenta senza dubbio uno spartiacque: dopo questo pezzo, la musica di massa non è più stata la stessa e l'atmosfera nelle discoteche è cambiata radicalmente. 
Ma torniamo al punto: che cosa ha interrotto la proficua collaborazione e suscitato l'insorgere della rivalità tra musicisti e dj? Secondo me, ci sono due fattori principali:

1. I musicisti "gnià facevano"
A metà degli Anni '80, i dj ormai consideravano tutte le forme musicali proposte dai musicisti come vecchie o superate, e ritenevano --forse non tanto a torto quanto si vorrebbe credere-- che il loro lavoro di influencer e di trend-setters fosse impossibile, con quella musica. 
In altre parole, da alcuni anni, la gente era un po' stufa della solita roba ed il processo di rinnovamento degli stili musicali e di evoluzione del sound che i musicisti dovevano attuare era diventato semplicemente troppo lento. Così, posto che ormai le tecnologie disponibili lo permettevano, i dj hanno deciso che potevano benissimo fare da soli, dando alla gente ciò che in quel momento --a loro avviso-- la gente voleva davvero. 
Con il senno di poi, da (ex) musicista, non posso non riconoscere che la cosa ha funzionato alla grande. 
L'istantaneo quanto immenso successo della house music (ricordate "Ride On Time" --o "Right On Time", secondo altri-- dei Black Box?) dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che la maggior parte della gente voleva effettivamente solo quello: una musica minimale, molto ritmata, in cui gli stessi riffs e frammenti musicali, sia melodici che armonici, si ripetevano ossessivamente per diversi minuti. 
E se poi le orecchie dei musicisti sanguinavano, peggio per loro. Per un dj che prende seriamente il proprio lavoro, la pista ed il suo mood contano molto di più.

2. I dj hanno "fregato il lavoro" ai musicisti
Come ho accennato prima, io sono un ex musicista. Quando ero adolescente, ho passato --io, come molti altri miei coetanei-- un sacco di tempo a suonare, a fare pratica, a cercare di migliorarmi sul piano tecnico, su quello espressivo e su quello creativo e compositivo. 
Le migliori ore della mia vita, sia chiaro, ma tutto questo aveva uno scopo: quello di diventare un professionista e di ritrovarmi finalmente nelle condizioni di dare forma alla musica del futuro (o almeno ad una piccola parte di essa). Sì, va be', oggi suona supponente, ma io e molti altri lavoravamo per questo fine: dire la nostra. Perché no?

Be', all'improvviso arrivano 'sti scassaminchia con i giradischi (all'epoca era ancora tutto e solo vinile), si mettono a fare una musica di merda --perché la house è una musica di merda, dai-- e in un lampo nel mainstream ci sono solo loro e le loro cagate: tutti i grandi artisti che ci avevano ispirati, la cui musica noi ci esercitavamo ad eseguire, il cui sound volevamo ricreare... Spazzati via. Finiti nell'oblio.
Il dj era ancor più idolo delle masse di prima e noi musicisti eravamo di colpo diventati pura archeologia; modernariato, al massimo.

Non so fino a che punto questo stato di cose si possa cogliere oggi, perché --entro certi limiti-- c'è stata un'ondata di riflusso ed i musicisti (quelli-con-gli-strumenti) sono "tornati".
Ma vi assicuro che a quei tempi, parlo del 1989-1994, andava per la maggiore una musica che noi, con le nostre inutili chitarre elettriche, antiquati bassi elettrici e preistoriche batterie, non potevamo nemmeno davvero suonare: era tutta un tripudio di suoni campionati, una profusione di synth, effetti speciali ed arrangiamenti MIDI, non nati per essere eseguiti "manualmente" con gli strumenti.
Per non parlare del fatto che, anche riuscendo a suonarla con una pletora di tastiere, si trattava pur sempre di ripetere più o meno lo stesso fraseggio per diversi minuti.
Ma vafangu'.

E voi dovete pure vedere le cose dal nostro punto di vista!
Diciamo che c'è uno che si allena duramente a tennis perché sogna un giorno di diventare un professionista e magari, che so, partecipare ad un torneo importante. Secondo voi, che succede se, di punto in bianco, arrivano --per dire-- gli idraulici, prendono una racchetta in mano e, facendo solo finta di giocare, al torneo importante ci vanno loro, mentre il tennista no?
Improvvisamente, il tennista diventa il passato, viene estromesso dagli idraulici, ossia da gente che --in buona sostanza-- non sa giocare a tennis e non ha mai nemmeno provato ad imparare a giocare a tennis.
E mi pare pure abbastanza normale che il tennista s'incazzi.

Detta così, può sembrare una cosa buffa, ma si trattava di un'esperienza del tutto nuova, per la categoria. In passato poteva succedere --ed è successo molte volte-- che musicisti che suonavano un genere "vecchio" venissero scalzati da altri musicisti che proponevano un genere "nuovo"; ma non era mai capitato che ad un musicista il lavoro venisse fregato da uno che quel lavoro nemmeno lo sapeva fare.
Anzi, è pure peggio: tutt'a un tratto, la musica è diventata "altro", rispetto... alla musica.
Perché --sia chiaro-- la house, ed ancora di più la techno, non sono generi musicali: sono esperienze sonore di tipo differente, che con la musica hanno sì a che fare, ma soltanto sino ad un certo punto.

Sentite scuse a tutti
Mi rendo conto di aver espresso un'opinione molto personale, "da vecchio", di essere stato emotivo, poco equilibrato e per nulla obiettivo, e me ne scuso.
A mia parziale discolpa, posso solo dire che ho cominciato dicendo che avevano ragione i dj, che la loro strategia è risultata quella vincente, mentre noi musicisti ci siamo chiusi in un elitismo (ove non etilismo) autoreferenziale che ci ha alienati dal pubblico, o almeno da buona parte di esso.

Più di tanto, essendo un ex musicista, proprio gnià faccio.
Accontentatevi, dai.
E cercate di migliorare i vostri gusti musicali di merda. 

Saluti,

(Rio)

PS. Una precisazione doverosa: mi sono fermato all'incirca al 1994 perché, dopo questa fase iniziale, alcuni dj sono diventati molto creativi ed hanno cominciato a produrre lavori musicali apprezzabili. Non è sbagliato affermare che oggi una parte dell'avanguardia musicale sia rappresentata dalla musica prodotta da alcuni dj. Solo che io, per ragioni anagrafiche, ho vissuto sulla pelle della mia giovinezza più gli Anni '80.

lunedì 11 maggio 2015

L'assurdità del Reddito di Cittadinanza (e mica solo in Italia)


Salve.

Mi ero riproposto di non perdere troppo tempo con la propaganda elettorale dei partiti politici, perché è davvero inutile commentare qualcosa che tanto non verrà mai realizzato.
Ma l'insistenza con cui il M5s continua a parlare del "Reddito di Cittadinanza" nei comizi, sui media amici e persino con una marcia ad Assisi, presentandolo come una cosa possibile, realizzabile e persino sensata, alla fine ha avuto la meglio sulla mia già non eccelsa pazienza.

Premetto, ad uso dei Grillini-Cittadini-Militanti in perenne campagna elettorale che, al fine di evitare distorsioni, le fonti che utilizzo in questo post per descrivere la proposta del M5s sono soltanto grilline: il blog di Grillo, che contiene la versione ufficiale della proposta di legge, le interviste video in cui i grillini parlano direttamente alla gente, evitando trascrizioni errate da parte di giornalisti della Ka$ta.
Quindi, nulla di scritto, se non sotto il controllo di Grillo.
Il resto è materiale audiovisivo.

Va da sé, non mi aspetto di cambiare le opinioni di nessuno.
Tutto ciò che desidero fare con questo post è di chiarire il mio punto sulla questione.

Stando alla proposta di legge ufficiale, con il Reddito di Cittadinanza (d'ora in avanti RdC) si proporrebbe di integrare il reddito netto annuo di ogni cittadino sino a fargli raggiungere un minimo pari a 7.200 euro netti l'anno, stabilito in ordine alla soglia di povertà relativa, quantificata a partire dall’anno 2013 in 600 euro mensili netti. 
Grillo nel video parla invece di 780 euro netti mensili: forse un aggiornamento Eurostat, forse un ricalcolo, forse s'è sbagliato, ma qui non importa.
Il RdC sarebbe un diritto non soltanto dei cittadini italiani maggiorenni, ma anche dei cittadini stranieri residenti in Italia da almeno due anni, purché questi ultimi dimostrino di aver lavorato minimo mille ore nello stesso periodo (circa 9 ore e mezza alla settimana, in media) oppure di aver guadagnato almeno 6.000 euro netti in due anni.

Il RdC integrerebbe il reddito degli aventi diritto per un massimo di tre anni, nel corse dei quali il soggetto si renderebbe disponibile ad accettare offerte di lavoro "congrue", dove per "congrue" si intende: 
  1. attinenti alle propensioni, agli interessi e alle competenze acquisite dal beneficiario in qualsiasi modo;
  2. con una retribuzione oraria comunque non inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale;
  3. con una sede del luogo di lavoro non distante oltre 50 chilometri dalla residenza del soggetto interessato e il luogo di lavoro raggiungibile con i mezzi pubblici in un arco di tempo non superiore ad 80 minuti (questa definizione è talmente ristretta che il mio attuale lavoro, la cui sede dista un'ora e mezza da casa mia con i mezzi, già non rientrerebbe nella categoria...).
Sia chiaro -- e lo ribadisce anche Grillo nel video: non si tratta di lavori sociali, come chiamare il laureato con master per offrirgli un posto da badante di un anziano. Sono "lavori veri" (parole letterali di Grillo, non di un comune mortale come me).
Se il soggetto rifiuta -- non chiedetemi perché -- non una, non due, ma ben tre offerte di lavoro che miracolosamente rientrino nella ristretta definizione di cui sopra, costui -- vivaddìo -- perde il Reddito di Cittadinanza.
Ma a quel punto, sarebbe l'ultimo dei suoi problemi.

Se vi domandate come vengano certificati i requisiti degli aventi diritto... Be', la proposta dice che la cosa va fatta mediante autocertificazione.
Nessun controllo nel merito, ma solo controlli automatici per evidenziare difformità rispetto alle banche dati già esistenti. Come dire, che se uno ha dichiarato al fisco 50 mila euro l'anno e poi chiede il RdC, lo scoprono subito. Ma se è un evasore, va tutto bene.
In un Paese in cui ci sono migliaia di falsi invalidi certificati da medici ASL compiacenti, che si stima costino circa 1,5 miliardi di euro l'anno (e non si riescono ad effettuare controlli adeguati), il M5s propone di elargire sussidi a circa 10 milioni di persone dietro presentazione di un'autocertificazione, verificata con controlli automatici.
E va be'.

Ma aspettate a parlare di fantascienza.
Perché, ciò premesso, queste meravigliose offerte di lavoro "congrue" -- che tutti ogni giorno cercano, ma che nessuno sembra riuscire a trovare -- dovrebbero arrivare da dove nessuno s'è mai aspettato di vedere arrivare niente: dai Centri per l'Impiego, versione tinteggiata dei vecchi, iper-burocratici Uffici di Collocamento; che, ovviamente, hanno dentro ancora gli stessi impiegati. E mica possono mandarli via.

C'è poi il lietmotif della copertura finanziaria.
Molti si domandano da dove dovrebbero arrivare le risorse per finanziare il RdC (19 miliardi all'anno, si dice nella proposta; 17 mld/anno in tv, invece): domanda legittima, posto che deve trattarsi di entrate certe, garantite e non "finanziate a valere sulla lotta all'evasione ed alla corruzione", come dicevano i Democristiani nella Prima Repubblica, quando non volevano davvero realizzare nulla. 

L'ipotesi di ridurre notevolmente la spesa della difesa, sulla base dell'affermazione che l'Italia sarebbe "il terzo Paese per spesa militare in Europa e il settimo al mondo" fa tanto Wikipedia, posto che invece il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute, l'osservatorio più importante del mondo sulla spesa militare), parla invece di 12-mo al mondo e quinto in Europa, dopo Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. 
Il che significa che il solo Paese europeo di dimensioni e con una popolazione confrontabile all'Italia che spende meno di noi è la Spagna. 
Pretendere che noi si debba tagliare la spesa militare perché spendiamo più dell'Olanda o del Portogallo, francamente, non mi pare un'argomentazione delle migliori.
Ma fate voi.

Secondo il M5s poi, 2,7 miliardi dovrebbero arrivare da lotterie e giochi pubblici, ma il Movimento non spiega in che modo sostituire i mancati introiti per quei capitoli di spesa che attualmente di quel gettito sono i destinatari. 
Si tratta, tra l'altro, di capitoli molto delicati, posto che i proventi da giochi di Stato vengono spesso utilizzati per reperire le risorse necessarie agli Enti Locali per il perseguimento di finalità culturali, sociali e di riqualificazione ambientale; ovvero aree di intervento in cui, senza il gettito delle lotterie e giochi pubblici, praticamente non c'è un centesimo. 

La restante parte viene, per lo più, da contributi di solidarietà previdenziale, ovvero tassando le pensioni: questa -- che pure sarebbe una buona cosa, se soltanto non fosse destinata a finanziare un'idea così balzana -- non è purtroppo una via praticabile, almeno secondo la Corte Costituzionale, che ha già bocciato due volte in tre anni chi ritoccava le pensioni già in corso di erogazione, a qualsiasi titolo.
Ed il fatto che Casaleggio dica che si può fare anche con le sentenze negative della Consulta -- posto che Casaleggio è un uomo di marketing, non un costituzionalista -- francamente non mi sembra fondamentale.

E poi, ma davvero con 19 miliardi l'anno riusciamo non solo a coprire l'integrazione del reddito di tutti quelli che diranno di averne diritto, ma a fare anche i controlli e a trasformare i Centri per l'Impiego in una cosa seria? 
Non solo: con quei soldi riusciamo anche a far saltar fuori un posto di lavoro per ciascun avente diritto in linea con la definizione di "congruità" di cui sopra?
In Italia?!
Madonna, se siamo bravi!

Sin qui, ho parlato solo di Italia. Vediamo cosa succede all'estero, dove i grillini sostengono che questa cosa esista già, sia pure in forme differenti.
Qui in Gran Bretagna (dove vivo io) devono vedersela con due fenomeni chiamati, rispettivamente, "benefit thieves" e "benefit train".

Il primo, semplicemente, è rappresentato da gente che si auto-certifica dei requisiti che non ha e quindi percepisce sussidi (in GB hanno il buon senso di chiamare le cose con il loro nome) ai quali non ha diritto.
Ma in Italia, giustamente, non abbiamo di questi problemi; per cui passerei subito al secondo.

Il "benefit train" è un fenomeno curioso, perché non è affatto illegale: è soltanto l'effetto distorsivo causato dalla normativa sui sussidi, in base alla quale una persona dopo aver mantenuto il sussidio il più a lungo possibile, accetta il-primo-lavoro-purché-sia, al solo scopo di "azzerare" il proprio rapporto con il DWP (Department of Work and Pensions, l'INPS britannica) e poi perdere il lavoro per tornare a vivere a spese di chi lavora, con un nuovo sussidio.
In pratica, X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, poi di nuovo X anni di sussidio e tot mesi di lavoro, e così via...

Il fenomeno, per quanto si svolga alla luce del sole (c'è persino un programma del canale ITV, chiamato "Benefit Street" in cui questi "dodgers", furbetti dei benefit, vengono intervistati apertamente) è di difficile soluzione a livello pratico.
Il giro di vite sui furbetti dei benefit è stato uno dei temi caldi della campagna elettorale dei Conservatori e degli (ex?) amici di Grillo dello UKIP.

Ciò accade in Gran Bretagna; per cui immagino che gli estensori della proposta suppongano che in Italia certe cose non succederebbero mai.

A questo punto, mi sembra di aver detto abbastanza da ipotizzare che il Reddito di Cittadinanza dei Cinquestelle o è una figata incredibile che sovverte le Leggi dell'Universo o è la classica mega-balla politica buttata lì da una forza d'opposizione, perché sa bene che tanto non verrà mai realizzata; ma che, specie in prossimità di elezioni in un Paese in piena crisi, una sua utilità per qualcuno ce l'ha eccome.

Decidete voi.
Saluti,

(Rio)

PS. Aggiornamento: ho aggiunto una serie di post che analizzano in dettaglio le "presunte" fonti di finanziamento del RdC. La serie comincia qui.