GA_TagManager_Container

Visualizzazione post con etichetta propaganda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta propaganda. Mostra tutti i post

sabato 21 giugno 2025

Principali luoghi comuni su Israele (vol. 2)



Salve. 

Non è certo la prima volta che scrivo per sfatare una serie di luoghi comuni su Israele ed i Palestinesi (potete trovare un altro mio post al riguardo, ad esempio, qui), ma il protrarsi della guerra del Sette Ottobre ha dato origine ad una serie di tormentoni — alcuni nuovi; altri, diciamo, "riciclati ad arte" — per cui si impone un aggiornamento. 

La struttura del post è la stessa seguita per molti altri. Due colonne: da una parte, l'affermazione, dall'altra la smentita o la conferma(!) dell'affermazione. Prima di cominciare, devo fare una premessa, che è comune a quella di molti altri post: la propaganda si nutre, essenzialmente, di psicologia spicciola e di pigrizia mentale. Se uno fa un’affermazione che soddisfa emotivamente il suo interlocutore, nel senso che l’affermazione va a confermare quello che lui/lei pensa già o crede di sapere, nella stragrande maggioranza dei casi l'interlocutore stesso non si sentirà motivato a verificare quello che è stato detto e lo prenderà per buono. 

Inoltre — e questa è la "grande lezione della propaganda" che ci hanno lasciato esseri spregevoli del calibro di Goebbels e Černenko — se si riesce a creare ed a far convergere un volume mediatico sufficiente tale da bombardare costantemente l'opinione pubblica, si può convincere tanta gente di qualsiasi cosa. La voglia di "essere dalla parte giusta" — che, in un animale sociale come l'uomo, è la parte a cui aderiscono i più — e, di nuovo, la pigrizia mentale faranno il resto del lavoro.

Detto questo, cominciamo. 


AFFERMAZIONE ANALISI
1. Israele sta compiendo il sistematico genocidio del Popolo Palestinese. Affrontiamo subito il "pezzo forte" della propaganda propal: sua altezza reale il genocidio. Questo, temo, richiederà un po'. 

Metterò da parte le — francamente inutili — disquisizioni sulla definizione di genocidio perché, sia pur giustificate dall'abuso cinico e sistematico del termine, le trovo di una freddezza che davvero non si addice all'argomento in oggetto. 
C'è una guerra in corso e nelle guerre la gente muore. Purtroppo, nelle guerre non muoiono soltanto i soldati che si affrontano sul campo di battaglia. Magari...! 
Nelle guerre, ad avere la peggio sono, in ordine crescente di ingiustizia: i civili in buono stato di salute, i feriti, gli anziani, i bambini. Un fiume di sangue innocente che si ingrossa ancora di più se la guerra viene combattuta in una situazione cinicamente scelta da una delle parti, Hamas, proprio per esporre il più possibile la popolazione civile alla morte, massimizzandone l'effetto mediatico. Ma questa non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è che funziona. E alla grande. 
Del resto, se il governo di Gaza tenesse minimamente ai propri civili:
  1. Hamas avrebbe imposto ai propri miliziani l'uso delle divise militari (che pure hanno mostrato con orgoglio in tante parate prima della guerra, insieme ai missili iraniani). La ragione primaria delle divise militari è quella di distinguere i soldati dalla popolazione civile. Per questo sono state inventate e per questo si indossano. Gli Israeliani le indossano. Non vanno mica in giro per Gaza in borghese per confondere i miliziani di Hamas e nascondersi in mezzo ai gazawi comuni. 
  2. Hamas non avrebbe negato ai civili di Gaza l'accesso ai quasi 500km di tunnel che aveva scavato. Israele, dal canto suo, ha costruito molti rifugi antiaerei per la sua popolazione civile, e si tengono corsi di addestramento regolari su tutti i posti di lavoro, nelle scuole sin negli asili, perché tutti sappiano come comportarsi e quale sia il rifugio più vicino, in caso di attacco. Nessuno, in Israele, rimane allo scoperto. E sia chiaro: Israele non ha 500km di tunnel. A Tel Aviv, la gente, durante i bombardamenti iraniani, dorme nelle stazioni sotterranee della metro.
  3. Hamas avrebbe nel tempo costruito strutture militari dedicate, come caserme e basi militari, o quantomeno avrebbe creato spazi dedicati a questo, sgombrando di lì la popolazione, invece di piazzare le piattaforme semi mobili di razzi a corto raggio nelle scuole, negli asili e nei centri giovanili e di lanciare i missili a medio raggio dai cortili degli ospedali. Avrebbe riunito lo Stato Maggiore nelle sedi politiche, non nei bunker costruiti sotto gli ospedali. Una tale area, un tale spazio dedicato sarebbero un obiettivo sensibile per l'IDF, che non sarebbe così costretto a colpire così vicino ad aree densamente popolate da civili. 
Ma, chiaramente, Hamas ha priorità diametralmente opposte. Sta combattendo una guerra su più livelli, di cui quello militare è quello che sapeva già di non poter vincere.

Il fine dei leader di Hamas — probabilmente l'organizzazione più cinica al mondo — non è vincere la Guerra del Sette Ottobre sul campo di battaglia; non lo è mai stato. 
L'obiettivo, invece, sono i soldi. 
Una media di 800 milioni di dollari annui in "aiuti internazionali" che rischiava di assottigliarsi, specie a seguito della guerra in Ucraina. Una cifra notevole che, sinora, è stata gestita, spartita, intascata e spesa senza alcuna rendicontazione da un limitatissimo gruppo di capi (erano in sei, ma ora sono meno, perché alcuni sono morti) che fanno la bella vita all'estero nei migliori hotel extra-lusso di Qatar e Oman. 

Va da sé che più civili muoiono e più di questi morti sono bambini, tanto più in Occidente si potrà fare pressione sulla politica e sull'opinione pubblica perché gli "aiuti umanitari" riprendano e, anzi, aumentino. 
Quindi, sentitevi pure liberi di condannare Israele perché preme il grilletto e uccide in guerra. Ma soltanto se voi considerereste normale vivere in un Paese in cui l'esercito, invece di difendervi, si nasconde di proposito in mezzo a voi ed ai vostri figli e costruisce un'enorme rete di tunnel rifugio a proprio uso e consumo, ma a cui voi non potete nemmeno avvicinarvi, perché "servono solo per combattere". 

Tutto ciò premesso, quanti morti ci sono stati a Gaza sinora (giugno 2025)? Questa è facile: un numero certo non c'è. 
Ci sono le cifre del "Ministero della Salute di Gaza" (cioè, un uomo di Hamas che non è nemmeno a Gaza) che coincidono magicamente con quelle della "Protezione Civile di Gaza" (lo stesso uomo di prima, solo di profilo). 

I due Enti sopracitati non esistono e non sono mai esistiti. Né sono mai stati menzionati prima di circa un anno fa, ossia dopo più o meno sei mesi di guerra. La Protezione Civile, poi, è un'invenzione ancora più recente, anche meno di un anno fa. Forse solo sei mesi.
Quindi, stando a ciò che dice Hamas, ad oggi ci sarebbero circa 55mila morti, tutti rigorosamente civili e di cui 1/3 "bambini". 
In un anno e mezzo di guerra, all'IDF non sarebbe riuscito di ammazzare un solo miliziano che è uno. 
Ma pensa.

La cosa puzza di propaganda di Hamas ad uso e consumo delle masse occidentali come Allah solo sa.
Tuttavia, queste cifre vengono copincollate con disinvoltura, come si usa oggi, dall'ONU (!), dalle ONLUS e, neanche a dirlo, la stampa tutta. 
C'è, anzi chi le spara anche più grosse ed arriva a cifre ridicole. 

Tanto la verità è che quanti morti ci siano davvero a Gaza, e quanti di essi siano miliziani di Hamas e quanti invece no, non lo sa nessuno, né nessuno potrebbe mai saperlo. Allo stato attuale, finché la guerra infuria, nessuno può controllare e, di conseguenza, non può né confermare né smentire un bel niente. 
Quindi, sentitevi liberi, amici giornalisti. Inventate! 
Tanto oggi conta solo la viralità; non si fanno più neanche le smentite, e la verifica delle fonti è roba da XX Secolo. 

Ma diamo pure per vera questa cifra dei 55mila "civili", di cui un terzo "bambini". Per il "Ministero della Salute di Gaza" (?), i "bambini" sarebbero tutti i minorenni. 
Se un sedicenne indottrinato al terrorismo nelle scuole dell'UNRWA ti spara addosso con un kalashnikov e tu lo uccidi, al di là del fatto che l'atto in sé sia un fallimento per l'umanità intera, tu chi hai ucciso, un miliziano o un "bambino"

Vi lascio con una considerazione: stando alle più recenti statistiche demografiche della World Population Review (non proprio l'ultima arrivata), la popolazione di Gaza è lievemente aumentata. Ignorate pure le proiezioni future, che forniscono stime ancora più alte.

Pertanto, questa affermazione che non si tratterebbe solo "morti di guerra" ma che questo sia un vero e proprio "genocidio sistematico", esattamente, da quale fatto concreto si evincerebbe?     
2. Israele sta compiendo un vero e proprio atto di sostituzione etnica volto ad eradicare le popolazioni arabe da Gaza ed a sostituirle con quelle di religione ebraica.  Curiosa affermazione. 
La popolazione di lingua araba e religione islamica in Israele (anche in Israele! Non solo nella Palestina araba!) è di gran lunga quella con la più alta crescita demografica, da decenni.
Nonostante il flusso migratorio di Ebrei in Israele, ultimamente in ripresa per effetto dei sempre più frequenti episodi di antisemitismo in Europa (!), oramai circa il 20% della popolazione israeliana è arabo-musulmana. Circa due milioni di persone, o un Israeliano su cinque. 

Della crescita demografica della popolazione di Gaza nell'ultimo anno (e con la guerra) si è già detto nella risposta alla domanda precedente.

Nei territori dell'Autorità Palestinese siamo intorno al +1,97%, quindi in netta crescita (per darvi un termine di paragone, oggi in Italia siamo al 0,3%, cioè in decrescita).  

In altre parole, se questo fosse davvero un tentativo israeliano di sostituzione etnica ai danni degli Arabi Palestinesi, lasciatemi dire che sarebbe il tentativo più fallimentare nella storia dei tentativi fallimentari, perché sta ottenendo l'effetto esattamente opposto: gli Ebrei sono, in percentuale, sempre meno.
Ci sarebbe da cacciare via a pedate tutti i membri, boh!, del fantomatico Comitato dei Savi di Sion (???) e sostituirli con gente più competente. Ad esempio, con i leader dei Paesi Arabi del Nord Africa e del Medioriente. Quelli sì che sapevano fare bene certe cose! Efficaci, ragionevolmente rapidi e pure silenziosi; non protestava mai nessuno. 

Di cosa parlo? Be, all'inizio del XX Secolo, tra Nord Africa e Paesi del Medioriente, vivevano circa un milione di Ebrei (circa 800mila in Nord Africa e il resto in Medioriente). 
In Europa, invece, tra Est e Ovest, circa nove milioni. Ad almeno sei dei circa nove milioni di Ebrei europei credo sappiamo tutti cosa sia successo. Quindi, inutile soffermarsi. 

Invece, nel corse del XX Secolo, il milione circa di Ebrei nordafricani, siriani, iracheni, persiani, eccetera sono divenuti oggetto di persecuzioni sempre crescenti, che si sono intensificate con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Chi l'avrebbe mai detto...?!  
Non sono stati tutti uccisi, ma sono stati privati in misura crescente dei loro diritti, spogliati dei loro beni e poi messi alla porta dal Paese che per secoli era stato casa loro; in alcuni casi obbligati alla conversione e, ovviamente, dove la situazione rendeva la cosa fattibile, ammazzati e tanti saluti. 
Le persecuzioni sono continuate sino ai giorni nostri. 
Sapete quanti ne sono rimasti oggi, di questo milione? Neanche 10mila, tra Nord Africa e Medioriente — ovviamente, escludendo Israele. Un tracollo del 99% circa.

Scommetto che gran parte di voi non lo sapeva nemmeno. Del resto, il tutto è avvenuto in un silenzio perfetto.
Non un corteo. Non una manifestazione. Non una protesta. Nemmeno un trafiletto sui giornali o una Risoluzione ONU.
Un milione è tanta gente. 
Non è questo, forse, un lavoro di sostituzione etnica davvero ben fatto? 
3. E' una guerra ingiusta ed asimmetrica, in cui un esercito vero e proprio fronteggia una popolazione inerme e disarmata, perché è noto che Gaza non ha un esercito.   Soltanto il giorno dell'attacco, il Sette Ottobre 2023, da Gaza Hamas ha lanciato su Israele 5.000 missili a medio raggio, che hanno colpito tutte le principali città israeliane. 
Ma questo solo il giorno dell'attacco. Alla data del 28 dicembre 2024 — quindi sei mesi fa — la conta è salita a circa 12.000 missili a medio raggio. 

Attenzione: questi non sono i vecchi razzi Qassam, con una gittata massima approssimativa di 10 km, quando va bene, ed una precisione simile alla mia quando provo a giocare a freccette in un pub e acceco la cameriera. Di quelli, Hamas ne ha sparati a decine di migliaia, per ingannare il sistema di intercettazione Iron Dome.

Questi sono missili a medio raggio, gli M75, di progettazione iraniana, che hanno colpito Tel Aviv, a circa 70 km in linea d'aria. A questi si aggiungono i missili a medio raggio ancora più moderni, come i siriani M-302, di cui Hamas dispone a centinaia. Hamas dispone anche di alcuni M-160 a medio-lungo raggio (160 km).

Inoltre, Hamas possiede batterie semi-mobili per il lancio di missili, centinaia di razzi anticarro "Al-Yassin", mortai con relativi proiettili, un'estesissima rete di tunnel (oggi per lo più distrutti, almeno a Gaza Nord) e almeno 30mila miliziani ben motivati, addestrati ed armati di granate e fucili mitragliatori kalashnikov con relative munizioni, ed organizzati in 24 battaglioni con gerarchie militari complete a tutti i livelli. 

Sostenere che Gaza non abbia un esercito solo perché i suoi miliziani combattono in borghese, o perché "Hamas non ha l'aviazione" è una affermazione non ascrivibile a quelle che sarebbe lecito attendersi da un rappresentante della specie homo sapiens. Ma fate voi.
4. "Prendersela con Gaza dopo il Sette Ottobre è come bombardare la Sicilia dopo la Strage di Capaci."  Questa è virgolettata perché avrebbe un'origine certa (o almeno così credo; e se mi sbaglio, chiedo scusa). Sarebbe una frase pronunciata dal noto attore, autore, regista e conduttore siciliano Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF. 

Sarò informato male, ma a me non risulta affatto che tra i mandanti delle stragi di Sicilia del 1993 ci fossero, che so, il Comune di Palermo, la Provincia di Palermo, la Regione Sicilia o qualsiasi altra istituzione siciliana che, in vari modi e forme, rappresenti il popolo siciliano. Niente del genere. 
Il mandante era invece una organizzazione criminale, Cosa Nostra, avulsa dalle istituzioni e separata dalla stragrande maggioranza del popolo siciliano. 
E' ovvio che in questo caso non avrebbe alcun senso attaccare la Sicilia. 

Gaza, invece, è una questione ben diversa. 
Perché? Perché i miliziani che hanno attaccato non erano un gruppo terroristico distinto dal governo della Striscia e avulso dalle istituzioni gazawe: erano uomini che venivano proprio dai ranghi dell'organizzazione che governa la Striscia di Gaza, cioè Hamas, ed è stata proprio Hamas ad aver pianificato, preparato e poi lanciato l'attacco. Al loro ritorno, con il loro bottino di sangue innocente ed ostaggi, c'erano festeggiamenti organizzati e premi in denaro per tutti elargiti proprio dal governo di Gaza. 

Ed è proprio questo mandato da parte delle istituzioni, questa precisa volontà politica di cui il Sette Ottobre è espressione, che trasforma un gravissimo fatto di sangue in un vero e proprio atto di guerra.

E, se davvero lo ha detto PIF, mi dispiace due volte, perché ho visto due suoi film ("La mafia uccide solo d'estate" e "In guerra per amore") e mi sono piaciuti tanto tutti e due. 
E che cazzo, proprio...!
5. Israele ha attaccato l'Iran per primo, senza essere stato provocato. 
Qui, a quanto pare, la logica dell'aggressore non vale più, vero? 
Cercherò di farla semplice, ché per lunghezza 'sto post è già peggio di un DPR esplicativo. 
Fondamentalmente, ci sono due modi di fare la guerra: uno è che io ti attacco direttamente; ma devo essere pronto. 
Infatti, se tu hai l'atomica ed io no, posto che tra i nostri stati ci sono circa 2.000 km, ossia una distanza sufficiente che ti consente di utilizzare un'arma tattica nucleare di pochi megatoni senza eccessivi rischi per il tuo territorio... Be', allora non mi conviene fare una guerra diretta contro di te.

Per cui faccio così: io sviluppo la mia arma atomica e, nel frattempo, addestro, finanzio ed armo tutti i gruppi militari che vogliono attaccarti: Hetzbollah, Hamas, la Jihad Islamica, gli Houthi, chiunque. 
Loro si sporcano le mani molto volentieri al posto mio, mentre io vengo lasciato tranquillo a fare ricerca per sviluppare le mie armi. E' la guerra indiretta.

Dico balle? Volete un esempio concreto? Eccolo.
Hetzbollah è un esercito in piena regola completamente finanziato, armato e, soprattutto, controllato dal regime sciita degli Ayatollah. E' un po' il braccio militare operativo del regime per realizzare l'espansione egemonica in un'area del Medioriente piuttosto lontana dall'Iran. 
Soprattutto, Hetzbollah ha una propria organizzazione interna, che risulta distinta dal governo iraniano, anche se, di fatto, non è per niente così. Hetzbollah fa ciò che dicono gli Ayatollah. Punto.

Quando Israele ha risposto militarmente ad Hamas, Hetzbollah ha attaccato da Nord. 
E gli Houthi hanno cominciato a lanciare missili a lungo raggio (iraniani anche quelli, ma che coincidenza!) da Sud. 

Ora, cosa c'entrava Hetzbollah con Gaza e con Hamas? 
E che c'entravano gli Houthi, che sono addirittura in Yemen? 
In teoria, niente. 
Ma in realtà, Hetzbollah e gli Houthi sono entrambi finanziati ed armati dall'Iran per uno scopo ben preciso: attaccare Israele. 

Questo Israele lo sa.
Quindi davvero ha senso dire che Israele abbia attaccato per primo non provocato? Casomai, ha cambiato il tipo di guerra, trasformandola da indiretta a diretta.
6. Tutto l'universo antifascista sostiene Gaza e adesso anche l'Iran contro l'aggressione nazisionista, per la quale tifano solo i fascisti!Eh no, mi dispiace. 
So di dare a tanti un brutto mal di testa, ma le organizzazioni fasciste — TUTTE le organizzazioni fasciste! — sostengono Gaza e l'Iran. E sono tutte contro Israele.
 
Forza Nuova è arrivata a lanciare una petizione popolare affinché lo Stato Italiano interrompa ogni relazione diplomatica con Israele.

Casapound parla di "aggressione a Gaza da parte dell’entità sionista nei confronti di una popolazione vessata da quasi 80 anni di occupazione". Non vi suona familiare, come linguaggio? 
Chissà cosa direste se per strada vedeste manifesti come questo... 
Stessa infografica, stesso linguaggio, stesso stile e spesso persino stesso messaggio dei manifesti dei centri sociali. Ti tocca leggere il logo, se no non si capisce chi lo abbia realizzato. 

Per cui, tutti i sostenitori di regimi totalitari, fascisti o diversamente fascisti (come i comunisti), sono per Gaza e contro Israele. 

A difendere Israele — almeno in Italia — sono rimasti i soliti quattro gatti che amano le libertà dell'Occidente e non sognano né Putin, né Xi Jin Ping, né la shariah: i liberali, i radicali, qualche socialista. 
Gente che ragiona. 
Quindi, poca.
7. Israele e gli USA vogliono abbattere il regime degli Ayatollah e rimettere al suo posto il discendente dello Scià di Persia per controllare l'Iran! Ecco, questa — purtroppo — è una eventualità che non piace nemmeno a me. Non me la sento di escluderla del tutto; non tanto per ciò che dice Israele, quanto per via delle recenti uscite di Donald Trump. 

Diciamo che mi sentirei più fiducioso sul futuro dell'Iran se alla Casa Bianca non ci fosse uno come Trump, che parla di assurdità come la "Riviera di Gaza" e che è talmente a digiuno di storia recente da non sapere che è stato proprio il corrotto e fallimentare regime degli Scià a spingere la gente tra le braccia degli Ayatollah ed a fornire benzina per la rivoluzione islamista di Khomeini. 

La gente non voleva solo l'Islam. Voleva un Paese non corrotto, non fallimentare, fondato su dei princìpi. 
E questi cosa fanno? Rovesciano la dittatura islamista e ricreano proprio quella situazione che c'era prima e che ne ha alimentato l'ascesa?

Gli Scià lasciamoli nei libri di storia. 
Il popolo iraniano non è quello gazawo: c'è una possibilità che gli Iraniani siano pronti per la democrazia. 
Quindi, lasciamoli provare. 
Che si diano un presidente ed un Parlamento da cambiare ogni quattro o cinque anni. Sosteniamo la transizione, proteggendola da illecite interferenze interne e straniere, e incrociamo le dita.


Saluti,

(Rio)

martedì 29 ottobre 2024

Meme di Guerra

 

 Salve. 

"Le vicende non cominciano il 7 ottobre 2023..."
"Studiate la storia!..."
"Qui c'è una breve, incompleta(!) lista...":

  • Massacro di Deir Yassin 1948
  • Massacro di Tantura 1948
  • Massacro di Lydda 1948
  • Massacro di Eilabun 1948
  • Massacro di Dawayima 1948
  • Massacro di Qibya 1953
  • Massacro di Kafr Qasim 1956
  • Massacro di Qalqilya 1956
  • Bombardamento della scuola di Bahr el-Baqar 1970
  • Massacro di Tel al-Zaatar 1976
  • Massacro di Sabra e Shatila 1982
  • Massacro della moschea di Al-Aqsa 1990
  • Massacro della Cava dei Patriarchi 1994
  • Massacro del campo profughi di Jenin 2002
  • Massacro della spiaggia di Gaza 2006
  • Guerra di Gaza 2008-2009

Da quanto tempo vedo circolare sui social -- in varie forme -- questo elenco? Saranno dieci anni almeno. 

Dieci anni in cui le tante, troppe persone che non hanno la voglia e/o il tempo di andare oltre Wikipedia (se pure!) si saranno convinte che le truppe dell'IDF, le Forze di Difesa Israeliane, l'esercito di gran lunga più etico del mondo, siano in realtà una specie di succursale delle SS naziste, e che i suoi soldati -- in gran parte dei civili che fanno un altro lavoro per undici mesi all'anno -- indossata l'uniforme, di colpo si trasformino in mostri assetati di sangue privi di ogni umanità, infliggendo a poveri Palestinesi innocenti ogni crudeltà; specie se si tratta di bambini.

Il vero problema è che viviamo tempi superficiali, in cui lo slogan, il meme, sono tutto. Tempi in cui una mezza verità (o una menzogna tutta intera) conta molto, molto di più di un fatto, purché raccontata alle persone giuste e nel modo giusto.
Spiegare la verità, con il suo groviglio di interessi intrecciati in modo inestricabile, i suoi continui "distinguo", è una perdita di tempo, oggi. Troppo complessa, troppe sfumature di grigio, troppi "però" che richiedono lavoro e neuroni.
Ma soprattutto, la verità rende difficili le prese di posizione nette, la partigianeria, il tifo.
E oggi la gente vuol tifare, non pensare; perché tifare è facile, non bisogna fare sforzi.

Io per primo: la mia squadra è la Lazio. Vinca o perda, io sono un tifoso laziale. Facile, no?

Le tantissime e beate menti semplici che ci circondano vorrebbero ridurre il mondo ad un immenso campo di calcio, in cui "siamo noi o loro" e, va da sé, i buoni siamo noi. Noi abbiamo ragione, perché guarda che bell'elenco abbiamo!
"Loro", a parte il 7 Ottobre 2023 di cui ora si riempiono la bocca ("Il più grande massacro ebraico dai tempi della Shoah!") cos'hanno? Qualche attentato qua e là in cui anche gli attentatori sono morti come shahid (martiri), Settembre Nero, l'Achille Lauro, poca roba (!).

E' chiaro che i neuroni di alcuni qui siano in stand-by, perché se no farebbero "due più due" e concluderebbero che è stato proprio perché Israele ha in piedi un sistema di difesa (militare e non) che i casi sono più limitati (anche se tutt'altro che "poca roba").
Ogni cittadino israeliano è addestrato a rispondere in una frazione di secondo a pericoli che possono arrivare all'improvviso. Esistono rifugi per i civili ovunque, e tutti sanno dove siano e cosa bisogna fare, sin dalle elementari. In sostanza, Israele si è organizzata come una nazione che è sempre pronta a proteggere i più deboli -- inclusi i cittadini di fede musulmana, ormai prossimi al 20% del totale.
Sì, avete letto bene: nel "Paese dei Sionisti" (?), uno su cinque è arabo musulmano. E, almeno a giudicare dai sondaggi e dai referendum, questo uno su cinque non ha alcuna intenzione di rinunciare ai diritti ed ai servizi che gli derivano dal vivere in Israele.
Mica male, per lo "Stato di Apartheid" per antonomasia, no?

Ma tutto questo viene minimizzato, banalizzato, a volte persino ridicolizzato, perché la verità è che a noi della vita degli Israeliani -- fossero pure i "traditori musulmani che servono nell'IDF" (e ormai sono in tanti) -- non importa niente. E, in realtà, non ci importa nemmeno dei Palestinesi, altrimenti li inviteremmo a negoziare ragionevolmente con gli Israeliani, invece di incitarli alla "resistenza".
Ci importa solo di sentirci nel giusto. 

Che i leader di Hamas continuino pure "eroicamente" a provocare Israele e poi a scappare con le loro famiglie all'estero o sottoterra, tutti luoghi in cui i civili di Gaza non possono andare. Che i "combattenti della resistenza di Hamas" sparino e si nascondano in mezzo ai civili.
Che muoiano pure a grappoli, i civili!
Ogni civile morto è una conferma del "Mostro Sionista" (?) che noi combattiamo, tenendo rigorosamente il culo al caldo. Anche perché chi è andato lì di persona, come Vittorio Arrigoni, ha scoperto a sue spese la cruda verità di Gaza, e noi preferiremmo non trovarci nella stessa situazione. Visto mai che abbiano ragione "loro".

Ma veniamo alla lista.
Ora, posto che questo elenco viene spesso -- anche se non sempre -- usato per dire che "le cause del 7 Ottobre 2023 partono da molto più lontano...", se proprio vogliamo pensare alle cause, allora guardiamole per bene.
Perché in questo elenco non c'è un solo episodio che non sia stato scatenato da altri episodi di segno opposto -- episodi che, ovviamente, nella lista non vengono riportati. Perché se no si capisce il gioco.
Quindi, andiamo con ordine. Analizziamoli uno ad uno.

E, ancora una volta, scusate se mi abbasso anch'io a fare questo stupido gioco della catena delle cause, tipo "Alla Fiera Dell'Est" di Branduardi, ma se mi cantate "e venne il massacro di Qalqilya nel '56", poi mi dovete cantare anche "che seguì la corriera israeliana fatta saltare con le bombe che mio padre in Giordania comprò."
Volete cantare la canzone? E cantatela tutta, allora. Perché è così che fanno le persone intellettualmente oneste.

Però non se uno tifa. Allora no. In quel caso basta leggere il meme del cazzo.

Segue l'elenco. 


Deir Yassin 1948
Massacro avvenuto durante una battaglia della guerra di dichiarato sterminio antiebraico scatenata dagli Arabi nel 1948 ed oggi nota come Guerra della Naqba.
Terribile, certo; ma non è mica spuntata dal nulla. Il villaggio sorgeva nel territorio che le Nazioni Unite aveva destinato ad Israele (Ris. ONU 181/47) e le truppe giordane avevano occupato il villaggio, strategicamente collocato su una collina, per tagliare fuori i rifornimenti verso Tel Aviv.
La battaglia, avvenuta alcune ore dopo che le truppe dell'IDF avevano con il megafono preannunciato le operazioni ai civili, è avvenuta tra truppe giordane e israeliane. Alcuni civili, a differenza di quel che dice la propaganda anti-yankee, restarono per combattere a fianco dei Giordani. E morirono.
Quindi non un massacro fine a se stesso, figlio della "perversa malvagità sionista", ma il semplice e tragico esito di molte, moltissime battaglie che avvengono in tante guerre.

Tantura 1948
Massacro mai davvero accertato che sarebbe avvenuto durante un'altra battaglia della Guerra della Naqba.
I soli a sostenere che sia davvero avvenuto, ma senza mai produrre prove certe al riguardo, sono i nemici dichiarati di Israele, mentre persino l'Unione Europea, nel suo rapporto sui libri di testo in uso nelle scuole palestinesi -- in cui ovviamente il presunto massacro viene dato per garantito, con tanto di cifre gonfiate e tutto il consueto armamentario della propaganda -- esprime perplessità sulla validità delle "prove" addotte.

Lydda 1948
Massacro mai davvero accertato che sarebbe avvenuto durante un'altra battaglia della Guerra della Naqba, per liberare un aeroporto militare situato tra Tel Aviv e Gerusalemme ed occupato dai Giordani, che si preparavano ad attaccare, appunto, Tel Aviv.
Quel che c'è di certo è che vi furono espulsioni di massa: i Giordani sconfitti, civili o militari, furono espulsi a seguito della vittoria di Israele.
Ancora una volta, quindi, una battaglia di guerra ed il suo esito.
Tutto orribile, eh. Non fraintendetemi. Non voglio mica suonare la fanfara.
Ma si chiama "guerra" per un motivo, maledizione.

Eilabun 1948
Tutto vero. Punto. Come sempre, cifre gonfiate su alcuni siti, ma almeno 15 innocenti sono morti davvero. Per la cronaca, aggiungo solo che la maggior parte dei morti non erano musulmani, ma cristiani maroniti. Dalla data, il contesto di guerra si capisce già.

Dawayima 1948
In quell'area, Giordani ed Israeliani si erano "punzecchiati" continuamente per mesi, con frequenti sparatorie, molti feriti e qualche morto da ambo le parti.
Be', fatto sta che i Giordani avevano delle coltivazioni sul versante israeliano (quindi illegittime) e che un giorno alcuni civili hanno sconfinato per ritirare il raccolto, protetti dall'artiglieria leggera giordana che ha aperto un fuoco di copertura.
Siamo in piena Guerra della Naqba, non dimentichiamo.
Gli Israeliani hanno risposto al fuoco, ne è nata una violenta sparatoria con mitragliatrici e, oltre ad alcuni militari feriti da ambo le parti, i civili in mezzo sono morti.
Chi li ha uccisi, gli Israeliani o i Giordani? Difficile dirlo. La commissione d'inchiesta ONU non riuscì ad accertarlo. Ma tanto voi siete bravissimi. A che vi serve una commissione d'inchiesta?

Qibya 1953

Tutto vero. In risposta all'attentato di Yehud -- in cui dei combattenti paramilitari giordani (fedayyin) si infiltrarono di notte in un villaggio ebraico, Tiryat Yehuda, e lanciarono una granata all'interno di una casa, uccidendone gli occupanti che vi dormivano, tra cui due bambini -- Israele rispose con un attacco al villaggio arabo di Qibya, dal quale provenivano gli attentatori. Il comandante israeliano, nientedimeno che Ariel Sharon, dichiarò pateticamente di non sapere che ci fossero così tante persone nascoste nelle case.

Kafr Qasim 1956

Tutto vero. Sicuramente il fatto che il primo ministro David Ben-Gurion aprì un inchiesta e fece incriminare undici guardie di frontiera, di cui otto furono pure condannate, non cambia nulla. Specie se ci si rivolge a gente che oggi vede i Palestinesi festeggiare con i dolcetti milleduecento omicidi di civili, più cento stupri di massa, più duecentosessanta civili sequestrati, e non batte ciglio, perché tanto i "Sionisti"(?) se la sono cercata.

Qalqilya 1956

In risposta al massacro di civili israeliani che erano su una corriera di linea fatta esplodere dai Giordani, il 10 ottobre del 1956 l'IDF lanciò un raid contro la stazione di polizia di Qalqilya. Nel raid morirono 18 soldati israeliani e tra i 70 ed i 90 soldati giordani. Un massacro? Sì. Tutta colpa dei "sionisti sanguinari"? Sentitevi liberi. Tanto voi non avevate parenti sulla corriera saltata in aria.

Bahr el-Baqar 1970
Nella cosiddetta Guerra d'Attrito combattuta tra Egitto e Israele in corso oltre tre anni, un bombardamento israeliano uccise 47 alunni egiziani di una scuola elementare che si trovava all'interno di una base militare egiziana.
Sicuramente una tragedia di immani proporzioni. Ma chiamarla "massacro" come se l'obiettivo militare israeliano fossero proprio i bambini e, addirittura, usarla come antefatto di una strage cercata e voluta come quella del 7 Ottobre... Non lo so, eh...
A me sembra tanto che chi fa 'sti confronti si alleerebbe anche con il macellaio di Rostov, Andrei Chikatilo, il più feroce serial-killer di tutti i tempi, se solo fosse anti-ammerikano. E probabilmente lo era.

Tel al-Zaatar 1976
Di tutte le voci in elenco, questa del campo profughi libanese di Tel al-Zaatar è la più strana. Non perché non ci sia stato un vero "massacro". Altroché, se c'è stato: circa 2.500 persone (come sempre le cifre ballano, ma siamo lì), anche se non è dato sapere quanti fossero "veri civili inermi" e quanti, invece, solo miliziani in borghese. Probabilmente la più parte erano miliziani di uno dei diversi gruppi interni all'OLP, ma non ci sono certezze.
Una cosa, invece, su cui le certezze ci sono eccome è che si trattò di una strage conseguente a scontri avvenuti tra diverse fazioni libanesi cristiane e musulmane e, addirittura, persino tra diversi gruppi rivali dell'OLP che si contendevano il controllo del campo profughi.
In altre parole, Israele, qui, non c'entra. A meno di non volercelo far entrare per forza con narrazioni affini alla fantascienza o "collegamenti", come dire, molto, molto indiretti.

Sabra e Shatila 1982
Se Tel al-Zaatar è strana, anche questa non scherza. In breve: durante la Guerra del Libano, Israele stava assediando due campi profughi alle porte di Beirut, Sabra e Shatila, in cui si erano rifugiati circa 200 uomini di Arafat, nel tentativo di attirare le truppe israeliane in una lunga e sanguinosa guerriglia urbana.
Israele non era disposto ad accettare il rischio, per cui lasciò passare i Falangisti Cristiano-Libanesi -- che odiavano Arafat anche più di loro -- affinché facessero loro il lavoro sporco di stanare i gruppi dell'OLP. I Falangisti entrarono e cominciarono a sparare indiscriminatamente.
L'IDF si accorse che qualcosa non tornava perché si sentiva sparare troppo e chiese ai Falangisti Cristiano-Libanesi di lasciare il campo di battaglia a loro. L'IDF entrò nei campi profughi e trovò circa 700 morti, di cui 35 tra donne e bambini.
Il resto erano uomini di diverse nazionalità: libanesi, palestinesi, algerini, pachistani, iraniani e siriani. Quindi, parecchi di loro erano probabilmente affiliati all'OLP, ma non si sa per certo. L'OLP non ha mica un organigramma, né un dipartimento delle Risorse Umane.
Ciò nonostante, ha davvero senso aggiungere anche questa all'elenco delle stragi che hanno portato al 7 Ottobre 2023? Sentitevi liberi di dire di sì.

Al-Aqsa 1990
I fatti: per le festività del Sukkot, fedeli ebrei erano intenti a pregare al Muro Occidentale, l'unico muro del Tempio di Salomone rimasto ancora in piedi ed il luogo più sacro in assoluto per l'Ebraismo. Ad un certo punto, alle loro spalle si raduna una grande folla di fedeli musulmani, al principio tranquilla. Poi qualcuno da un megafono urla "Allah-u Akhbar!" (Allah è grande!), "Ahad!" (Guerra Santa!) e "Itbah Al-Yahud!" (massacrate i Giudei!) e si scatena il finimondo.
Per ovvi motivi, la Spianata del Tempio è mantenuta quasi libera da sassi, ma questa folla si era portata dietro di tutto: mattoni, spranghe, grosse pietre, tondini, qualsiasi cosa potesse essere usata come arma, ed inizia a lanciarli ed usarli contro la polizia che presidia l'area per la sicurezza dei fedeli.
Faccio notare che è il 1990, quindi siamo nel pieno della Prima Intifada.
La polizia, colta di sorpresa e trovandosi in grande inferiorità numerica, temendo per la propria vita e per quella dei fedeli, prima usa i lacrimogeni e poi inizia a sparare. Di caricare non se ne parla, perché per ogni poliziotto ci sono 50 rivoltosi. Resteranno a terra 21 Palestinesi.
Ora, se volete attribuire la responsabilità unicamente ad Israele, accomodatevi.
Ma fatemi anche la cortesia di spiegarmi cosa avreste fatto voi in quelle circostanze per tutelare voi stessi ed i fedeli che siete tenuti a proteggere. Se sarete convincenti e razionali, mantenete pure il nome di Al-Aqsa all'elenco.
E un'ultima cosa: come ho detto, il Muro Occidentale è il sancta sanctorum dell'Ebraismo. Non c'è luogo più sacro al mondo, per un Ebreo. Che succederebbe se una grande folla di "infedeli" si radunasse per lanciare mattoni e pietre ai pellegrini che fanno il giro della Qibla a LaMecca? Come giudichereste la reazione all'evento?

Cava dei Patriarchi 1994
No, ma vogliamo scherzare?! Questo è il massacro commesso in una moschea da Baruch Goldstein, un terrorista ebreo di estrema Destra che, un brutto giorno, entrò con un mitra durante la Preghiera del Venerdì e iniziò a sparare sui fedeli, uccidendone 29 e ferendone altri 125, prima di essere -- scusate, opportunamente -- linciato dalla folla.
Sarebbe colpa dello Stato di Israele, questo? Sì?
Quindi, se un terrorista di cittadinanza, boh, afgana fa un attentato in Gran Bretagna e ammazza della gente, voi date la colpa all'Afganistan? Se sì, fatevi vedere da uno bravo. Ma proprio bravo.

Jenin 2002
I fatti: dal campo profughi di Jenin, nella West Bank, partivano ogni giorno gruppi armati che aprivano il fuoco nei confronti di cittadini israeliani, va da sé, senza distinzione tra civili e militari. Dopo tre giorni, l'IDF  invade il campo ed inizia una sorta di guerriglia alternata a periodi di tregua che si conclude con la morte di 54 Palestinesi (per lo più miliziani) e di 23 Israeliani.
Le fonti palestinesi, tradizionalmente affidabilissime, riferiranno invece di "centinaia e centinaia di morti", senza fornire alcun riscontro al riguardo, compresi i cadaveri.
Sì, lo so che per voi tutto ciò che fanno i Palestinesi è lecito. Però non è così, guardate.
Fidatevi, ché in ogni Paese in cui, da un punto preciso, partono quotidianamente incursori assassini armati, lo Stato avrebbe fatto lo stesso. Guardate cosa hanno fatto i Russi con i Ceceni. Poi ne riparliamo.

Spiaggia di Gaza 2006
Dato per scontato come massacro israeliano, in realtà non è mai stato accertato se si sia trattato di un missile IAF o di una mina palestinese, nel senso che c'è disaccordo ed incertezza tra gli inquirenti indipendenti internazionali. Ma ciò su cui tutti gli investigatori concordano è che si sia trattato di un fatale incidente. Chiaramente nessuno voleva né aveva interesse ad uccidere i membri della famiglia Ghalya sulla spiaggia di Gaza. Quindi, se volete metterlo in lista, fate pure. Ma non è che si può giustificare un massacro volontario con un incidente. Non se si è sani di mente, almeno.

Guerra di Gaza 2008-2009

Questa, poi...! Mettiamoci dentro tutta l'Operazione Piombo Fuso, perché tanto in quel caso gli Israeliani hanno invaso la Striscia, per cui ci sono tanti morti.
Erano sette anni(!) che Hamas lanciava ogni giorno razzi Qassam contro Ashqelon, Ashdod e altri centri nel sud di Israele, senza selezionare gli obiettivi, nel senso che i razzi Qassam all'epoca erano molto imprecisi e cadevano dove cadevano: ospedali, condomini, stazioni di servizio, asili...
Ogni giorno, a qualsiasi ora del giorno o della notte, le sirene suonavano e la gente aveva dai 60 ai 120 secondi per andare nei rifugi. Provate ad immaginare di vivere così per anni. Ashqelon e Ashdod erano diventate città fantasma. Nessuno osava mettere il naso fuori di casa.
Se vi meravigliate dell'invasione, mi sapreste citare un solo Paese che -- potendo -- non avrebbe fatto lo stesso, soltanto molto prima di ben sette anni dopo?

Saluti,

(Rio)

domenica 13 gennaio 2013

Principali luoghi comuni su Israele e i Palestinesi (vol. 1)


Salve.

Joseph Goebbels, Ministro nazista della Propaganda, era solito dire: "Una menzogna ripetuta all'infinito diventa la verità".
Goebbels era un uomo spregevole, ma sapeva fare il proprio lavoro. Il suo motto ha fatto scuola nel mondo, conquistando ovunque proseliti che lo hanno applicato con zelo in regimi totalitari di tutti i tipi: dalle dittature fasciste sudamericane sino ai Paesi comunisti in Europa, Asia e Caraibi, come pure i regimi tirannici africani.

Con l'adozione da parte di quei regimi totalitari, i metodi di propaganda di Goebbels si sono trasferiti anche a chi, pur vivendo in democrazia, si adopera per una trasformazione della societa' libera in senso autoritario.
Non e' quindi un caso che la disinformazione sistematica e la "macchina del fango" -- per usare un termine caro a Roberto Saviano -- siano metodi largamente utilizzati nella propaganda dei gruppi neofascisti, della Sinistra massimalista e dei numerosi movimenti demagogici sorti dalla crisi dei partiti tradizionali.
E neanche stupisce che, sin dal principio, in Italia la propaganda anti-israeliana -- appannaggio di tutti i gruppi di estrema Sinistra e di estrema Destra, passando per il Movimento Cinque Stelle -- si sia nutrita di falsi miti, di esagerazioni, di evidenti distorsioni della realta', ove non di veri e propri falsi storici.

Tuttavia, la costante riproposizione di questi miti -- aiutata dall'assenza di verifiche e dal sostanziale disinteresse per i fatti da parte dei vecchie e nuovi media -- hanno convinto larga parte dell'opinione pubblica italiana ad adottare a priori il "punto di vista palestinese" del conflitto, aderendovi in modo del tutto acritico.

Questo post ha come fine quello di fornire una tabella dei piu' diffusi luoghi comuni sul conflitto israelo-palestinese e del perche' da tali punti di vista si traggano sempre piu' spesso conclusioni che, ad un esame dei fatti, risultano esagerate, intellettualmente scorrette, se non proprio completamente inventate.

Alcune premesse:
  • chi scrive e' un sostenitore della democrazia, un liberale e liberista laico, non e' cittadino di un Paese mediorientale, non e' Ebreo, ne' Musulmano, ne' Cristiano e -- con rispetto parlando -- considera tutte le religioni soltanto un insieme di leggende primitive.
  • La differenza in lunghezza tra l'affermazione dogmatica e l'analisi e' legata a quella che io personalmente chiamo "Legge di Paolo Attivissimo", che sostiene che ci vuole poco per fare un'affermazione arbitraria, ma molto di piu' per smontarla con dati oggettivi.
  • Infine, si avverte che questo e' un post lungo e che non piacera' a chi non ama i numeri, le statistiche ed i link a fonti in lingua inglese.
Mi scuso per la pressoche' totale assenza di link in lingua italiana, ma le fonti italiane sono le sole nel Mondo Occidentale ad aderire quasi senza eccezioni ad una visione soltanto.
Di buono c'e' che, pur essendo lungo, il post e' strutturato in modo da permettere di andare direttamente all'aspetto che interessa di piu'.

AFFERMAZIONE ANALISI
1. Israele e' solo una "finzione geopolitica", il risultato di una decisione unilaterale della dimissionaria potenza coloniale britannica e del movimento sionista, a spese del Popolo Palestinese, che viveva in quelle terre da secoli.
Israele semplicemente non ha alcun diritto di esistere come nazione ed il suo popolo, del tutto eterogeneo per lingua, etnia, provenienza e cultura, e' in realta' una mera invenzione.
Israele e' una finzione costruita a tavolino, senza minimamente interpellare le popolazioni locali.
Lo Stato di Israele e' sorto nel 1948 con un territorio interamente ricompreso all'interno dell'ex Protettorato Britannico del Medio Oriente, che era, a sua volta, il governo inglese di una ex provincia ottomana, persa dai Turchi nel 1917. Non esisteva ne' era mai esistita nella storia (ne' esistera' prima dei giorni nostri) una "Nazione Palestinese".
I Palestinesi non avevano (ne' avevano mai avuto) una loro patria comune e non esistevano nemmeno come popolo: erano Giordani, Siriani ed Egiziani governati sotto un protettorato straniero (ottomano o britannico).
Lo "Stato Arabo Palestinese" ed il "Popolo Arabo Palestinese" sono, nella loro accezione nazionalistica moderna utilizzata anche dalla propaganda anti-israeliana, un concetto piu' recente dello stesso Stato di Israele ed una creazione non meno "calata dall'alto" di quest'ultimo.

Tuttavia, se si considerano le indubbie differenze di lingua, etnia, Paese e cultura degli Ebrei, e' legittimo pensare ad Israele come una "finzione geopolitica", nello stesso modo in cui lo sarebbero anche gli Stati Uniti d'America, il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda, l'Argentina o il Brasile. Con la differenza, rispetto agli esempi appena citati, che non solo esiste un antico, saldo e innegabile legame storico-religioso-culturale tra la terra di Palestina e la cultura ebraica, ma che molti Ebrei sono sempre vissuti in quell'area, o comunque da ben prima che il moderno Stato di Israele sorgesse.

Ma quanti sono? Tutte le fonti di dati demografici sulla Palestina sono carenti ma, in base alle prime stime statistiche a disposizione (v. Alexander Schölch), nel 1850 nella citta' di Gerusalemme gli Ebrei erano il 26% della popolazione (il 42% erano Musulmani ed il resto Cristiani di varie confessioni).
Secondo le statistiche ottomane studiate da Justin McCarthy e gli studi di Roberto Bachi, nel 1900 la popolazione della Palestina era costituita per il 7-8% da Ebrei, il 12% da Cristiani e il restante 80% circa da Musulmani.
Per fare un confronto, si consideri che la popolazione nera in USA nel 1900 era pari al 10% circa del totale.
La qualita' dei dati statistici a disposizione e' oggettivamente limitata, ma tutte le stime concordano nell'assegnare la maggioranza alla popolazione Arabo-Musulmana ed un ruolo di minoranze piu' o meno vaste (a seconda delle diverse zone) ad Ebrei e Cristiani. Nessuna conclude che la presenza ebraica in Palestina (e men che meno a Gerusalemme) fosse trascurabile, insignificante o inesistente.

Quanto ad Israele costruito a tavolino, se con questo si intende che la nascita di Israele e' il risultato della Risoluzione ONU n.181, questo e' indubbiamente vero. Come e' vero che sono nati in modo analogo molti altri Stati, non solo di quell'area, ad esempio l'Egitto (dichiarazione unilaterale britannica del 1922) o la [Trans]Giordania (trattato di Londra del 22/3/1946).
Francia e Gran Bretagna, che avevano ricevuto mandato dalla Societa' delle Nazioni per le ex provincie dell'Impero Ottomano, allo scadere del mandato, hanno suddiviso il Medio Oriente in diversi Stati. Tra questi, c'erano uno "Stato ebraico" (con confini piu' piccoli di quelli attuali) e uno "Stato per la popolazione araba" (si noti che il testo della Risoluzione non parla mai di "Popolo Palestinese" perche', semplicemente, questo concetto non esisteva, ne' esistera' sino agli Anni '70. Si noti anche che nessuno dei Paesi Arabi dell'epoca ha mai rilevato, ne' tanto meno evidenziato questa "mancanza").
E' curioso, anzi, rilevare come sino al 1969 il termine "Palestinesi" venisse usato con riferimento ai "sabra", ovvero agli Ebrei nati in Palestina, per distinguerli da quelli immigrati e non, come invece accade oggi, agli Arabi.
Ad ogni modo, gli Ebrei hanno accettato subito la Risoluzione ONU n.181, mentre gli Arabi l'hanno rifiutata e mosso guerra al neonato Stato ebraico per distruggerlo, non cogliendo l'occasione -- ove mai un Popolo Palestinese fosse mai esistito -- di ottenere piena legittimazione gia' molti anni prima.

Infine, quanto all'interpellare le "popolazioni locali", vanno puntualizzate due cose: per quanto possa apparire prosaico, quasi sempre nella storia sono le guerre che definiscono, modificano e consolidano i confini degli Stati, non i trattati.
E quello di "consultare le popolazioni locali" e' un evento storicamente ancora piu' raro: decisamente piu' un'eccezione che la regola. La geografia politica del mondo non e' certamente disegnata dalla volonta' delle popolazioni locali; o almeno cosi' e' stato sino ad oggi.
2. La Guerra Arabo-Israeliana del 1948-1949 e' nota agli arabi come "Al Naqbah", la catastrofe, perche' Israele perpetro' una scientifica e sistematica pulizia etnica della Palestina, uccidendo centinaia di migliaia di Arabi o scacciandoli via e creando cosi' oltre 700.000 rifugiati Palestinesi.
A parte che, per correttezza, sarebbe interessante ragionare pure su cosa gli Arabi avrebbero fatto agli Ebrei se avessero vinto loro (considerata anche la natura delle alleanze di alcuni importanti leader religiosi musulmani prima e durante la Seconda Guerra Mondiale), le vittime civili e militari da ambo le parti sono dello stesso ordine di grandezza e comunque sotto le 10mila, con piccole oscillazioni a seconda delle fonti.
Tra l'altro, del fatto che le intenzioni degli Arabi non fossero certo migliori si trova chiara conferma nelle dichiarazioni del Segretario Generale della Lega Araba Azzam Pasha che alle Nazioni Unite, qualche giorno prima che partisse l'attacco arabo contro il neo-sorto Stato degli Ebrei, disse: "Questa sarà una guerra di sterminio ed un massacro epico, di cui un giorno si parlera' come di quelli commessi dai Mongoli o dalle Crociate".

Quanto ai profughi, e' indubbio che -- in conseguenza della pesante disfatta militare araba -- Israele espulse centinaia di migliaia di Arabi Palestinesi. Come pure, dalle statistiche demografiche disponibili, e' evidente che la cifra di "700mila profughi", copincollata con disinvoltura su molti siti, semplicemente non puo' essere vera: infatti, nel 1941, in Palestina vivevano circa un milione e centomila Arabi, il cui numero e' rimasto praticamente immutato dieci anni dopo. La popolazione araba nella medesima area presenta invece un incremento nell'ordine delle 300-350mila unita' nel decennio immediatamente precedente ed in quello successivo al conflitto.
Quindi, e' ragionevole (e plausibile) supporre che l'espulsione abbia controbilanciato la naturale crescita demografica; ed infatti altre statistiche attestano il numero reale di profughi palestinesi a circa la meta' cioe', appunto, 350mila.
La vera ragione dietro le cifre "gonfiate" non sta tanto nella propaganda, stavolta, quanto nella consapevolezza che lo status di rifugiato assicurava importanti benefici mai goduti prima, accordati dalla neo-costituita UNRWA (l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione). In conseguenza di tali benefici, il numero di Arabi registrati come rifugiati palestinesi all'UNRWA nel 1950, a guerra appena finita, sfiorava gia' il milione. Un fatto demograficamente impossibile, anche ipotizzando -- per assurdo -- che fosse corretta la cifra dei 700mila rifugiati del 1949.

Tuttavia, anche se realisticamente ridotto a 350mila persone, si tratta senza dubbio di un numero molto elevato; ma spesso tale cifra non viene affiancata ad una visione d'insieme dei fatti. Quasi mai, ad esempio, si fa riferimento al fatto che -- nello stesso decennio -- oltre 300mila Ebrei sono stati espulsi dai Paesi Arabi e, ben lungi dal fermarsi al 1949, tale processo non si e' arrestato sino ai giorni nostri: dei circa 850mila Ebrei che nel 1948 vivevano in Paesi a maggioranza islamica, nel 2001 ne restavano meno di 8mila.
Dal 1948 ad oggi, circa 750mila Ebrei provenienti dai Paesi Arabi sono immigrati in Israele. Non tutti possono essere considerati rifugiati, ovviamente, ma esiste una vasta documentazione che attesta l'erosione sistematica dei loro diritti, ove non una vera e propria persecuzione.

In altre parole, quello che sembra essere realmente accaduto e' che sia Arabi che Ebrei, semplicemente, abbiano posto in essere politiche di reciproca espulsione, magari con tempi e modalita' differenti.
Ma e' pure evidente che, se da un lato lo Stato di Israele si e' dimostrato propenso e capace di accogliere i rifugiati Ebrei nel proprio piccolo territorio, fornendo loro asilo, pienezza di diritti e cittadinanza, non si puo' certo dire la stessa cosa dei Paesi Musulmani nei confronti dei rifugiati Palestinesi, i cui discendenti mantengono ancora oggi lo status di "profughi", "rifugiati" o, nel migliore dei casi, di "cittadini di serie B".
Tutto questo senza considerare anche le evidenti differenze tra il modo in cui Israele tratta la Minoranza Araba, ed il trattamento riservato invece alle Minoranza Ebraica nei Paesi Arabi.
3. Israele e' un Paese razzista, dotato di un apparato poliziesco di tipo totalitario che fa vivere la minoranza araba in un regime di segregazione etnica, di apartheid simile a quello che era in vigore in Sudafrica sino a qualche anno fa. Israele non ha nemmeno una Costituzione!

Nessuna norma del corpus normativo israeliano, dalle Leggi Fondamentali sino ai regolamenti comunali, contiene alcun elemento che giustifichi o anche solo consenta qualsiasi forma di razzismo o disparita' di trattamento tra i cittadini in base a differenze di religione, di censo, di sesso, di etnia o di provenienza di origine; anche se approvata, un'ipotetica norma di questo tipo sarebbe considerata immediatamente nulla, in quanto incostituzionale.

Israele, come altri Paesi (ad esempio la Gran Bretagna), non ha una Costituzione, ma si e' dotato di "Leggi Fondamentali" con valore costituzionale. Le Leggi Fondamentali vengono approvate dal Parlamento mediante una procedura speciale ed hanno rango supremo, cioe' superiore a tutte le altre norme (appunto, come una Costituzione). Le Leggi Fondamentali possono essere modificate dal Parlamento soltanto mediante speciali procedure di revisione, proprio come una Costituzione.
Si puo' pensare alle Leggi fondamentali come ad una Costituzione approvata "poco per volta". La ragione d'essere delle Leggi e' legata al contesto politico molto "fluido" in cui lo Stato di Israele e' sorto. I Padri fondatori non hanno voluto fissare troppi paletti costituzionali all'inizio, perche' non sapevano in che modo la situazione si sarebbe evoluta, ma hanno aggiunto -- man mano che la situazione lo consentiva -- nuovi tasselli all'impianto giuridico fondamentale del Paese.

La presunta associazione tra l'esistenza di un documento unico costituzionale e la democrazia di un Paese si rivela del tutto infondata, quando si considera che anche la Nuova Zelanda, la Gran Bretagna e il Canada non hanno una Costituzione unitaria; cosi' come non ce l'aveva l'Ungheria sino a prima di diventare comunista, nel 1949 (cioe' quando era un Paese democratico). Tutte le peggiori dittature fasciste e comuniste al mondo hanno invece una Costituzione. E pertanto logico dedurre che, piu' che la presenza o meno di una Costituzione, e' l'orientamento normativo nel suo complesso a fare la differenza.

Quanto allo stato segregazionista, Israele e' sorto come "patria per gli Ebrei", ma non per i soli Ebrei: fin dalla dichiarazione di indipendenza, nel rispetto di quanto previsto dalla Risoluzione ONU n.181, tutti i diritti concessi ai cittadini di religione ebraica sono stati riconosciuti anche a quelli di ogni altra confessione religiosa, in ugual misura. E sin dalla sua fondazione, Israele si e' configurato come Stato laico, con una separazione netta tra religione e Stato. L'Ebraismo non e' la "religione di Stato" in Israele.
Ogni cittadino arabo che viveva in territorio israeliano si e' visto riconoscere gli stessi diritti in materia di istruzione, di sanita', di sicurezza e di rappresentanza politica concessi ai cittadini ebrei. Non stupisce, quindi, che la percentuale di Arabi nella Knesset (il Parlamento) e nelle universita' e' uguale alla percentuale della popolazione della medesima confessione.

Vi sono Arabi Musulmani parlamentari, campioni sportivi, imprenditori, artisti, attori, consiglieri comunali, funzionari pubblici, ministri, ambasciatori, professori universitari e persino Arabi Musulmani che servono nell'IDF, l'Esercito Israeliano.
Un Arabo cristiano e' anche Giudice della Corte Suprema.
Del resto, non e' un segreto che in materia di diritti civili e di tenore di vita, le condizioni degli Arabi Palestinesi in Israele sono ben piu' elevate che in tutti i Paesi Arabi del Medio Oriente: i Palestinesi in Libano non possono essere titolari di un conto in banca, ne' aprire un'attivita' intestata a loro nome. Non godono di diritti civili (questo nemmeno in Giordania), non votano, non hanno rappresentanti -- nemmeno nominati dall'alto -- presso le Autorita'.

Si consideri, inoltre, che si e' tenuto un referendum tra le popolazioni arabe israeliane di confine, in cui si chiedeva loro se volessero passare con l'Autorità Palestinese: la maggior parte di loro (circa 80%) ha detto di no, adducendo come principale motivazione quella che, pur sentendosi Palestinesi, volevano rimanere in un regime democratico e con un tenore di vita migliore.

Da quanto detto, e' ragionevole concludere che l'idea di un presunto regime di apartheid israeliano sia infondata come, d'altro canto, una semplice visita di qualche giorno in Israele potrebbe facilmente confermare.

Cio' premesso, Israele e' terra di asilo politico per le minoranze perseguitate di tutto il Medio Oriente: omosessuali arabi, artisti arabi "non allineati" e femministe arabe "fastidiose", minoranze religiose come i Baha'i (che in Israele hanno il loro centro mondiale) o i Musulmani Ahmadi, che subiscono persecuzioni nei loro Paesi mediorientali di origine, chiedono ed ottengono asilo politico in Israele.
Forse non e' un caso che le organizzazioni di gay e lesbiche considerino Tel Aviv una delle citta' piu' gay-friendly al mondo (anche se Israele sta diventando molto meno disponibile a concedere asilo politico ai gay di Gaza e della Cisgiordania che non abbiano per partner un cittadino israeliano).
Una posizione controversa e molto dibattuta anche dall'opinione pubblica israeliana, perche' in Palestina gli omosessuali (e chi si schiera dalla loro parte) rischiano la vita. Alcuni pero' ritengono che non sia nemmeno ragionevole caricare sulle spalle di Israele i problemi dei diritti civili di tutti i Paesi Arabi del Medio Oriente. In ogni caso, e' evidente che si tratta di un normale dibattito democratico al quale nessun Paese sviluppato europeo, inclusa l'Italia, puo' dirsi estraneo.
4. Israele tiene sotto assedio le minuscole terre che i Palestinesi sono riusciti a strappare all'invasore e, grazie ad una superiore potenza militare, perpetra l'occupazione militare di quelle terre.
A seguito dell'applicazione del Piano di Disimpegno Unilaterale Israeliano, Israele si e' ritirato dalla West Bank e dalla Striscia di Gaza nell'estate del 2005.
Attualmente (Gennaio 2013), non c'e' un solo soldato israeliano ne' mezzo militare israeliano, ne' in tutti i territori sotto il controllo dell'Autorita' Palestinese nella West Bank, ne' nella Striscia di Gaza.

L'espressione "occupazione militare", pertanto, e' del tutto infondata, posto che la parola "occupare" comporta necessariamente che qualcuno sia li' a farlo.

Inoltre, i Governi palestinesi della West Bank e di Gaza detengono il pieno controllo dei propri confini, ne' piu' ne' meno di ogni altro Stato sovrano.
Tutte le recinzioni, i muri, i check-point gestiti dall'Esercito Israeliano riguardano esclusivamente il flusso di persone verso e da Israele.
Quello che solitamente viene omesso, quando si parla di "controlli e barriere sioniste", e' che tali barriere circondano e racchiudono Israele, non i Territori Palestinesi.
E' Israele che, per evidenti ragioni di sicurezza, si e' "chiuso dietro un muro".
Israele non ha "chiuso dentro i Palestinesi". Casomai, li ha "chiusi fuori": le frontiere che i Territori Palestinesi hanno con Stati terzi -- ad esempio, quello Gaza-Egitto o quello West Bank-Giordania -- sono sotto l'esclusivo controllo palestinese (e difatti e' da li' che entrano armi).

Di conseguenza, anche l'espressione "assedio" appare priva di senso in questo contesto, posto che non si capisce come si "assedia" qualcuno chiudendosi a chiave in casa propria.
Dall'esame dei fatti, e' evidente che cio' che sta a cuore al Governo israeliano e' la sicurezza interna dei propri cittadini, non certo "l'isolamento territoriale dei Palestinesi", che possono invece andare liberamente ovunque... fuoche' verso Israele, chiaramente.
5. Israele sfrutta tutte le risorse del Medio Oriente, tenendo alla fame ed alla sete sia la Cisgiordania che, soprattutto, la Striscia di Gaza, schiacciata e ridotta in miseria da un embargo sionista illegale ed immotivato.
Per colpa di Israele, la popolazione della Striscia di Gaza e' costretta a vivere in un perenne stato di emergenza umanitaria che i limitati aiuti internazionali che l'embargo sionista lascia filtrare possono solo mitigare.

L'embargo israeliano sulla Striscia di Gaza non riguarda i generi alimentari, che possono passare in quantita' illimitate (previa ispezione, ovviamente). L'embargo riguarda solo le armi, alcuni materiali da costruzione, alcuni materiali plastici e metallici ed alcuni carburanti (non tutti: il diesel, ad esempio e' ammesso), oltre ad alcuni fertilizzanti chimici esplosivi, come quelli a base di nitrato di potassio.
E' disponibile sul sito del CoGAT (il Coordinamento Israeliano delle Attivita' Governative nei Territori) un rapporto settimanale con le quantita' e tipologie di beni che sono transitate verso Gaza, passando attraverso i valichi di terra sul confine israeliano.
Il sito e' anche una fonte di informazioni aggiornate sul supporto medico sanitario che Israele fornisce ai Palestinesi.

Quanto ai beni proibiti, la ragione per cui certi materiali sono sottoposti ad embargo e' perche' con essi si possono costruire armi artigianali, come i famigerati razzi Qassam, composti da strutture tubolari in metallo o persino in PVC, con un'ogiva esplosiva contenente anche schegge di metallo, per massimizzarne l'effetto letale.

I famosi tunnel sotto il confine egiziano attraverso i quali -- secondo Vittorio "Vik" Arrigoni -- i Palestinesi importavano "beni di prima necessita', per sopravvivere all'embargo israeliano" in realta' servivano e servono per far entrare nella Striscia di Gaza soprattutto armi (esplosivi, parti di missili, lancia granate, componenti di piattaforme mobili, eccetera), per lo piu' di provenienza iraniana.

Infatti, oggi Hamas controlla il confine tra Gaza e l'Egitto e, dato che il clima politico in Egitto e' mutato a favore dei Palestinesi dopo la vittoria dei Fratelli Musulmani (scrivo nel 2013), non vi sarebbe alcun motivo per utilizzare ancora quei tunnel, se il fine fosse davvero quello di importare solo viveri: i valichi doganali regolari, anche quelli al confine con Israele, ne consentirebbero il transito.
Hamas, invece, lavora alla ricostruzione dei tunnel giorno e notte, perche' ha bisogno di quei passaggi nascosti ad occhi indiscreti per continuare ad importare armi da utilizzare per colpire obiettivi civili nel Sud di Israele.

Curioso come gli stessi tunnel vengano oggi utilizzati per l'importazione di droghe illegali consumate dai giovani di Gaza, alcuni dei quali ormai disillusi da Hamas (diversamente dai nostri).
In risposta, Hamas ha messo in campo tutta la brutalita' di cui e' capace per combattere la piaga della droga nella Striscia di Gaza.

Per quanto riguarda l'emergenza umanitaria a Gaza, una semplice visita della Striscia dimostrerebbe come non c'e' piu' poverta' di quanta ve ne sia in una qualsiasi citta' araba o persiana del Medio Oriente.
A Gaza entrano ogni mese quantita' rilevanti di cibo ed altri beni, a Gaza si inaugurano centri commerciali, si costruiscono belle ville, aprono ristoranti gourmet, hotel a cinque stelle, ed i mercati sono pieni di merci proprio come in una qualsiasi citta' mediorientale.
Certo, come ovunque in Medio Oriente, c'e' anche poverta'; ma l'espressione "emergenza umanitaria", come se si trattasse del Darfour, appare del tutto strumentale e completamente fuori luogo.
6. Il processo di democratizzazione del Medio Oriente non potra' mai aver luogo, sino a quando la potenza occupante sionista non verra' eliminata.

Probabilmente e' vero l'esatto contrario. Non si capisce davvero in che modo Israele -- una democrazia parlamentare in mezzo a regimi totalitari (per giunta, attualmente interessati da una fase di radicalizzazione religiosa) -- potrebbe trarre vantaggio dall'ostacolare un ipotetico processo di democratizzazione in quegli stessi Paesi.
E' invece altamente probabile che la presenza di Israele rappresenti il principale ostacolo alle mire egemoniche (se non espansionistiche) in Medio Oriente dell'Iran sciita (sino a qualche mese fa, avrei indicato anche la Siria e l'Egitto, ma la situazione creata dalla cosiddetta primavera araba e' ancora troppo fluida per capire cosa succedera') o dell'Internazionale Wahabita Sunnita (quella che in tanti chiamano, semplicemente, "Al Qaida").
Senza gli Ebrei e senza i regimi laici mediorientali venutisi a creare a partire dal secondo dopoguerra, le forze "islamiste" ("islamico-fasciste") potrebbero rapidamente consolidare la propria egemonia in Medio Oriente e stringere alleanze con tutti gli altri Paesi islamici in Asia ed Africa.
Le conseguenze di tale processo (che la primavera araba ha sicuramente contribuito ad accelerare) sono difficili da prevedere, ma comporterebbero sicuramente cambiamenti di grande portata agli equilibri geopolitici, interessando in primo luogo i Paesi occidentali europei.

Tra l'altro, Israele spende il 7% del proprio PIL (oltre 16 miliardi di US $ l'anno) per difendersi dai Paesi totalitari che lo accerchiano e non ricaverebbe altro che vantaggi da una maggiore distensione.

L'ipotesi bislacca che "l'eliminazione di Israele innescherebbe un grande processo di rinnovamento laico e socialista nel mondo arabo" e' un'affermazione di pura propaganda che non ha davvero alcun fondamento nell'attuale realta' del Medio Oriente, in cui invece si stanno affermando culture religiose pre-illuministiche che non riconoscono i diritti umani, l'uguaglianza tra tutti gli uomini o la parita' uomo-donna.
7. Le pretese territoriali gia' di per se' illegali, immorali ed ingiustificate di Israele diventano davvero assurde quando si tratta di Gerusalemme Est, non solo legittima capitale dello Stato Palestinese oppresso ma anche Terza Citta' Santa dell'Islam, per via della presenza del Duomo della Roccia (moschea di Al Aqsa) e perche' ritenuta dai Musulmani la citta' da cui Maometto ascese al cielo.
Quello israeliano, quindi, non e' solo un insulto "politico" al Popolo di Palestina, ma anche religioso a tutta la Comunita' Islamica.

A parte l'affermazione "terza citta' santa dell'Islam" in se' (ma quante citta' sante ha l'Islam?), lo status di citta' santa islamica per Gerusalemme e' un concetto vago e senza alcun elemento fondante, ne' sul piano storico ne' su quello, ben piu' aleatorio, della religione.

Inizialmente, quando il Profeta Maometto era ancora agli inizi della predicazione, i fedeli dovevano pregare rivolti verso Gerusalemme e non verso La Mecca. La ragione di questa scelta e' che all'inizio (e per lungo tempo) Maometto ha cercato di farsi accettare come profeta dalle popolazioni ebraiche che nel VII secolo popolavano ancora la Penisola Arabica. A seguito dell'ostinato rifiuto degli Ebrei di includere Maometto nell'elenco dei loro profeti, Maometto cambio' la direzione della preghiera verso La Mecca e, sul finire della propria vita, maledisse tutti gli Ebrei e ne impose l'espulsione dalla Penisola Arabica (l'antisemitismo islamico ha profonde radici coraniche, purtroppo).

La sacralita' della citta' per i Musulmani deriverebbe da un racconto post-coranico secondo il quale il Profeta Maometto sarebbe asceso al cielo proprio da Gerusalemme (il che -- anche tralasciando l'elemento religioso dell'ascensione -- e' bizzarro, visto che tutti sanno che Maometto mori' nella Penisola Arabica, a Medina, distante oltre 900 km in linea d'aria e diversi giorni di viaggio a dorso di cammello da Gerusalemme).
In realta', solo molti anni dopo la morte del Profeta Maometto, il ribelle Abdallah ibn al-Zubayr si oppose agli Hajj, gli allora reggenti della fede, conquisto' parte della Penisola Arabica e proibi' agli Hajj ed ai loro seguaci di accedere a La Mecca ed alla Roccia Sacra.
Di conseguenza, gli Hajj designarono un sito sacro alternativo tra le citta' sotto il proprio controllo scegliendo, appunto, Gerusalemme. Fecero quindi costruire la Moschea di Al Aqsa (il Duomo della Roccia) proprio sul sito in cui sorgeva l'ormai distrutto Tempio di Gerusalemme, di cui oggi rimangono solo rovine (universalmente note come "Muro Del Pianto").

Il Monte del Tempio, luogo sacro ebraico su cui sorgono sia il Muro del Pianto che la Moschea di Al Aqsa, e' utilizzato dai Palestinesi anche per fare picnic e giocare a calcio, proprio sulla "sacra" spianata delle moschee.
Si ricorda inoltre che, durante gli attacchi da Gaza del Novembre 2012, Hamas ha lanciato razzi anche contro Gerusalemme, a riprova della reale considerazione in cui i Musulmani tengono la citta' ed i suoi siti sacri.
Un simile attacco da parte musulmana contro La Mecca o Medina (rispettivamente la prima e la seconda citta' santa dell'Islam) sarebbe assolutamente inconcepibile.

Ma la principale fonte a sostegno della tesi che Gerusalemme non sia altro che una delle tante citta' strategicamente importanti per l'Islam, come lo sono (o sono state) anche Istanbul o Damasco, viene proprio dal Corano.
- Gerusalemme e' citata nella Torah oltre 650 volte;
- Gerusalemme e' citata nei Vangeli oltre 140 volte;
- Gerusalemme e' citata nel Corano... Neanche una volta. Zero.
Tutti gli accadimenti coranici si svolgono nella Penisola Arabica, che il Profeta Maometto non ha mai lasciato, per tutto il corso della predicazione.

Inoltre, esistono ben due sure del Corano (la sura 5:21 e la sura 17:104) nelle quali si dice chiaramente che Allah ha assegnato la Terra Santa agli Ebrei ed alla loro discendenza.
Io non sono certo un esperto di religioni ma, in termini strettamente logici (del tutto inapplicabili ad un ambito emotivo e contraddittorio come la fede), i Musulmani che vogliono "ributtare in mare" gli Ebrei Israeliani sarebbero... apostati.

D'altra parte, e' oltremodo evidente che Gerusalemme e' la citta' santa degli Ebrei, come anche la citta' santa dei Cristiani, per via della presenza del Santo Sepolcro e perche' molti degli episodi della predicazione di Gesu' si sono svolti la' (inclusa la sua morte).
Da molti secoli, tuttavia, i Cristiani hanno rinunciato definitivamente (si spera) a qualsiasi pretesa di sovranita' territoriale sulla citta', nonostante a Gerusalemme esistano da oltre mille anni un quartiere cristiano e, da diversi secoli, anche un quartiere armeno, anche oggi popolati da fedeli di tutte le confessioni cristiane; e la presenza del Santo Sepolcro e dei Cristiani nella citta' e' attestata e documentata essere risalente ad epoche ben antecedenti alla nascita stessa della fede islamica.

Dopo l'analisi storica e religiosa, veniamo alle argomentazioni politiche.
La Risoluzione ONU n.181 conferiva a Gerusalemme lo status di citta' aperta, senza assegnarla ne' ad Israele ne' alla Palestina. Ne' all'uno ne' all'altro stato.
Gli Israeliani, si sa, hanno accettato quella risoluzione, mentre gli Arabi no ed hanno dichiarato guerra agli Ebrei. In base a che cosa, oggi, i Palestinesi (e gli Arabi in genere) si arrogherebbero il diritto di avere Gerusalemme Est come loro capitale? In base ad una Risoluzione che hanno rigettato o in base ad una guerra di distruzione lanciata da loro che hanno perso?

Per ben tre volte, Guerra Arabo-Israeliana del 1948, Guerra dei Sei Giorni del 1967 e Guerra dello Yom Kippur del 1973, i Paesi Arabi confinanti con Israele hanno stretto accordi segreti tra loro, hanno ammassato truppe lungo tutte le frontiere ed invaso Israele con l'obiettivo dichiarato di spazzarlo via dalla faccia della terra.
L'ultima volta lo hanno aggredito di sorpresa, senza neppure dichiarargli guerra prima, e proprio nel giorno dell'anno in cui non funziona niente e tutto e' chiuso, perche' e' il giorno in cui ciascun credente e' chiuso in se stesso e chiede perdono a Dio; un attacco da codardi, si direbbe, se le menti di molti non fossero annebbiate dall'"eccezione palestinese", quella tentazione di giustificare qualsiasi cosa i Palestinesi facciano contro gli altri e contro se stessi, non importa quanto grave.
Gli Arabi hanno negato ogni possibilita' di negoziato su Gerusalemme: hanno direttamente mosso guerra, per lasciare che fossero i fucili a stabilire come stessero le cose.

Comunque, allo scoppiare della Guerra dei Sei Giorni, le truppe giordane che occupavano Gerusalemme Est attaccarono quelle ebraiche, che controllavano Gerusalemme Ovest, ma in poco tempo furono respinte e scacciate fuori dalla citta', che fini' sotto l'esclusivo controllo di Israele.
E' interessante sottolineare che proprio il Monte del Tempio, il luogo piu' sacro per la fede ebraica, fu invece lasciato nelle mani di un consiglio islamico, un cosiddetto Waqf, a riprova del fatto che, con la conquista di Gerusalemme Est, Israele non intendeva far perdere alla citta' la propria connotazione multi-etnica e multi-religiosa.
Inoltre, Israele ha accordato ai cittadini arabi di Gerusalemme Est il diritto di richiedere la cittadinanza israeliana o di mantenere comunque la residenza a Gerusalemme, anche per chi non opta per la cittadinanza: ad oggi, il 93% degli Arabi di Gerusalemme Est ha la residenza permanente ed il 5% ha chiesto ed ottenuto anche la cittadinanza israeliana. Chi non vuole la cittadinanza, ha comunque il diritto di votare alle elezioni amministrative di Gerusalemme ed ha diritto al servizio sanitario israeliano.

A parte tutto cio', anche chi considera illegittima la presenza israeliana a Gerusalemme Est chiamandola "occupazione" (pur se risultato di una legittima guerra di autodifesa), ha qualche difficolta' a far passare la tesi che Gerusalemme Est sia di sovranita' Palestinese perche', semplicemente, nessuno ha mai stabilito che Gerusalemme Est fosse territorio dei Palestinesi. Neppure la famosa Risoluzione (non vincolante) dell'Assemblea ONU n.2253 del 1967, che si limita solo a chiedere ad Israele di ritirarsi da Gerusalemme Est ed al Segretario ONU di relazionare sul ritiro israeliano: non una parola sulla sovranita'.
E difatti, l'opinione giuridica prevalente e' che Gerusalemme Est sia un "territorio a sovranita' indefinita".
8. Israele usa sistematicamente la forza per far valere le proprie ragioni illegali.
Israele ricorre sistematicamente, nell'ordine:
  1. agli inviti;
  2. ai negoziati / accordi / compromessi;
  3. alle proteste formali;
  4. agli appelli alla Comunita' Internazionale;
  5. agli avvertimenti ripetuti;
  6. infine, se nient'altro funziona, alle armi;
Questa e' la sequenza che si e' ripetuta, sempre uguale, dalla fondazione dello Stato di Israele sino ad oggi.
Dalla mano tesa agli Stati Arabi confinanti nel testo della Dichiarazione di Indipendenza ("lavoriamo insieme in uno sforzo comune per il progresso del Medio Oriente"), a cui la Lega Araba ha risposto con le pallottole e le minacce di sterminio, sino al recente strike aereo su Gaza del Novembre 2012, seguito a mesi di (inutili) proteste per i lanci di razzi palestinesi contro obiettivi civili nel sud di Israele (oltre 1.400 in un anno), passando per i tanti, tanti, negoziati con la Giordania, la Siria, l'Egitto, il Libano e, ovviamente, l'OLP.

Anche a volerla mettere giu' in modo brutale, se forse Israele non e' il solo Paese del Medio Oriente a volere davvero la pace, e' certamente il Paese del Medio Oriente che dalla pace ha piu' da guadagnare.
Come gia' anticipato, Israele e' costretto a spendere una quota considerevole del proprio Prodotto Interno Lordo (oltre 16 miliardi di US $ l'anno, pari a quasi il 7% del suo P.I.L.) per difendersi da nemici che lo accerchiano da tutti i lati e non ricaverebbe altro che vantaggi da una maggiore distensione. Figurarsi dalla pace.
Come termini di confronto, si consideri che gli USA spendono poco meno del 5% del P.I.L. nella difesa, la Russia il 4%, l'Italia circa l'1,7%, la Francia meno del 2,5% e la Cina meno del 2%.
Israele ha stipulato accordi di pace con la Giordania e con l'Egitto ed ha provato a negoziarne con tutti i suoi vicini, soprattutto con quelli piu' prossimi: i Palestinesi. Sfortunatamente, in questi casi, la risposta sinora e' stata solo "NO".
9. Il controllo sionista dei media, attraverso la lobby della TV e della carta stampata, impedisce al mondo di vedere cosa Israele fa davvero ai Palestinesi.
Questa che Israele e/o la fantomatica "Internazionale Sionista" abbiano il controllo dei media e' probabilmente la regina di tutte le bufale della propaganda anti-israeliana.
Basta andare su Google e digitare "Israel Palestine conflict" e poi contare quanti risultati adottano il punto di vista palestinese e quanti invece quello israeliano.
Per contare i primi, vi consiglio di portarvi una calcolatrice, ma fate voi.

La bufala ha origini antiche, tuttavia: risale ad un'epoca pre-internet e dipende dal fatto che nell'industria americana del cinema e dell'entertaining in genere (industria discografica, televisiva, nel teatro, nel porno, ecc.) il numero degli Ebrei e' piu' elevato che in altri settori.
Ed e' vero.
E la ragione, piuttosto ovvia, e' che l'emigrazione ebraica verso gli USA e' avvenuta storicamente piu' tardi di quella di altri gruppi etnici dall'Europa: era naturale, quindi, che gli Ebrei americani cercassero di affermarsi nelle nuove industrie nascenti (appunto, quelle dello spettacolo e dell'entertaining), posto che in quelle piu' tradizionali gli spazi disponibili erano molto piu' limitati.

Tornando ad Israele, esistono cosi' tante riprove della totale inettitudine israeliana nella gestione della propria immagine mediatica o, quantomeno, della evidente inferiorita' di Israele nel presentare il proprio punto di vista sui fatti, rispetto ai Palestinesi, che davvero non si capisce da dove un'affermazione come "Israele controlla i media e non ci fa vedere tutto" possa mani venire (tranne che dalla propaganda, ovviamente).

Si prenda, ad esempio, il caso della Mavi Marvara: la distorsione dei fatti contro Israele e' tale che persino un'agenzia di stampa importante come la Reuters ha truccato le foto scattate a bordo dell'imbarcazione, rimuovendo i coltelli dalle mani dei cosiddetti "pacifisti".
I principali network televisivi americani (quelli che sarebbero controllati dalla fantomatica "Internazionale Sionista") sistematicamente riportano come vittime palestinesi quelle che in realta' sono vittime di conflitti in altri Paesi, ove non vere e proprie sceneggiate, secondo lo stile ormai noto come "Pallywood".
Queste immagini sono ovunque sui siti dei media e sui social network e vengono ancora oggi spacciate come vere, nonostante siano state gia' smascherate da tempo.

Il fenomeno e' talmente esteso e la "disfatta mediatica israeliana" talmente evidente che ormai esistono siti internet, come "The Second Draft" dedicati apposta all'analisi della distorsione nelle notizie -- non solo in Medio Oriente, ma e' chiaro che Pallywood rappresenta una parte importante del loro database.
10. Israele stipula accordi con i Palestinesi che poi non rispetta mai.
Mediante l'uso della forza, Israele si prende gioco della Comunita' Internazionale e delle Risoluzioni ONU che assegnano quelle terre ai Palestinesi.

Questa affermazione nasce dal fatto che, a detta della propaganda, esiste una lunga lista di Risoluzioni ONU che "condannerebbero" azioni commesse da Israele. Questa lista viene spesso utilizzata dalla propaganda anti-israeliana per sostenere la tesi che, nella storia del Medio Oriente, gli Israeliani svolgerebbero sempre la parte dei cattivi ed i Palestinesi sempre quella dei buoni e delle vittime.
Ma e' davvero cosi'?
Per rispondere seriamente a questa domanda, temo proprio che sia necessario analizzarle una per una (eh si'; la propaganda a volte obbliga a fare certe cose).
Essendo un discorso lungo, ho preferito riportare l'analisi delle Risoluzioni ONU in un post dedicato (di cui riporto qui il link), perche' se no sarebbe venuta una tabella con una colonna lunga un chilometro.
Qui mi limitero' a riportare le conclusioni, che potete trovare anche nel post dedicato, insieme all'analisi dettagliata.
In realta', solo 17 delle 65 risoluzioni ONU (appena 1/4) -- ad un'analisi attenta -- risultano essere effettivamente "contro" Israele e, di queste, 10 sono relative all'esilio temporaneo di alcuni Palestinesi (alcune di queste sono meri richiami a Risoluzioni precedenti), 4 agli espropri delle case e terre nei territori contesi e solo 3, invece, a veri fatti di sangue (relativi all'assedio di Beirut ed alla Prima Intifada).
Inoltre, nessuna delle suddette risoluzioni "assegna" alcunche' ai Palestinesi; ne' mai potrebbe, posto che la Palestina ed i Palestinesi hanno raggiunto una sovranita' nazionale solo molto di recente. Quando si tratta di indicare a chi Israele avrebbe strappato quelle terre contese (cioe' a Siria, Giordania ed Egitto, e sempre a seguito di guerre di autodifesa) l'ONU si limita a... glissare con formule vuote e mezze frasi, per evitare di mettere i Palestinesi completamente fuori gioco. L'ONU non puo' fare altro.
Si rimanda alla lettura di quest'altro post per i dettagli.

Alla fine di questo lungo post in cui ho contrapposto preconcetti a fatti documentati, voglio dire una sola cosa: sia chiaro che io non mi illudo di spostare minimamente le opinioni di nessuno.
Mi auguro soltanto che chi legge possa far uso di questo post per rendersi conto del modo superficiale e dogmatico, quasi fideistico, con cui si formano le opinioni della gente, anche su temi di grande importanza.
Non spero altro. I ranghi delle opposte "tifoserie" resteranno serrati.
Del resto, diceva il grande Albert Einstein che "e' piu' facile spezzare un atomo che un pregiudizio".
Chi se la sente gli dia pure torto.
Io resto a guardare, stavolta.

Saluti,

(Rio)


P.S. Dodici anni dopo, ho creato una seconda parte di questo elenco di luoghi comuni, che trovate qui.