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sabato 21 giugno 2025

Principali luoghi comuni su Israele (vol. 2)



Salve. 

Non è certo la prima volta che scrivo per sfatare una serie di luoghi comuni su Israele ed i Palestinesi (potete trovare un altro mio post al riguardo, ad esempio, qui), ma il protrarsi della guerra del Sette Ottobre ha dato origine ad una serie di tormentoni — alcuni nuovi; altri, diciamo, "riciclati ad arte" — per cui si impone un aggiornamento. 

La struttura del post è la stessa seguita per molti altri. Due colonne: da una parte, l'affermazione, dall'altra la smentita o la conferma(!) dell'affermazione. Prima di cominciare, devo fare una premessa, che è comune a quella di molti altri post: la propaganda si nutre, essenzialmente, di psicologia spicciola e di pigrizia mentale. Se uno fa un’affermazione che soddisfa emotivamente il suo interlocutore, nel senso che l’affermazione va a confermare quello che lui/lei pensa già o crede di sapere, nella stragrande maggioranza dei casi l'interlocutore stesso non si sentirà motivato a verificare quello che è stato detto e lo prenderà per buono. 

Inoltre — e questa è la "grande lezione della propaganda" che ci hanno lasciato esseri spregevoli del calibro di Goebbels e Černenko — se si riesce a creare ed a far convergere un volume mediatico sufficiente tale da bombardare costantemente l'opinione pubblica, si può convincere tanta gente di qualsiasi cosa. La voglia di "essere dalla parte giusta" — che, in un animale sociale come l'uomo, è la parte a cui aderiscono i più — e, di nuovo, la pigrizia mentale faranno il resto del lavoro.

Detto questo, cominciamo. 


AFFERMAZIONE ANALISI
1. Israele sta compiendo il sistematico genocidio del Popolo Palestinese. Affrontiamo subito il "pezzo forte" della propaganda propal: sua altezza reale il genocidio. Questo, temo, richiederà un po'. 

Metterò da parte le — francamente inutili — disquisizioni sulla definizione di genocidio perché, sia pur giustificate dall'abuso cinico e sistematico del termine, le trovo di una freddezza che davvero non si addice all'argomento in oggetto. 
C'è una guerra in corso e nelle guerre la gente muore. Purtroppo, nelle guerre non muoiono soltanto i soldati che si affrontano sul campo di battaglia. Magari...! 
Nelle guerre, ad avere la peggio sono, in ordine crescente di ingiustizia: i civili in buono stato di salute, i feriti, gli anziani, i bambini. Un fiume di sangue innocente che si ingrossa ancora di più se la guerra viene combattuta in una situazione cinicamente scelta da una delle parti, Hamas, proprio per esporre il più possibile la popolazione civile alla morte, massimizzandone l'effetto mediatico. Ma questa non è la cosa peggiore. La cosa peggiore è che funziona. E alla grande. 
Del resto, se il governo di Gaza tenesse minimamente ai propri civili:
  1. Hamas avrebbe imposto ai propri miliziani l'uso delle divise militari (che pure hanno mostrato con orgoglio in tante parate prima della guerra, insieme ai missili iraniani). La ragione primaria delle divise militari è quella di distinguere i soldati dalla popolazione civile. Per questo sono state inventate e per questo si indossano. Gli Israeliani le indossano. Non vanno mica in giro per Gaza in borghese per confondere i miliziani di Hamas e nascondersi in mezzo ai gazawi comuni. 
  2. Hamas non avrebbe negato ai civili di Gaza l'accesso ai quasi 500km di tunnel che aveva scavato. Israele, dal canto suo, ha costruito molti rifugi antiaerei per la sua popolazione civile, e si tengono corsi di addestramento regolari su tutti i posti di lavoro, nelle scuole sin negli asili, perché tutti sappiano come comportarsi e quale sia il rifugio più vicino, in caso di attacco. Nessuno, in Israele, rimane allo scoperto. E sia chiaro: Israele non ha 500km di tunnel. A Tel Aviv, la gente, durante i bombardamenti iraniani, dorme nelle stazioni sotterranee della metro.
  3. Hamas avrebbe nel tempo costruito strutture militari dedicate, come caserme e basi militari, o quantomeno avrebbe creato spazi dedicati a questo, sgombrando di lì la popolazione, invece di piazzare le piattaforme semi mobili di razzi a corto raggio nelle scuole, negli asili e nei centri giovanili e di lanciare i missili a medio raggio dai cortili degli ospedali. Avrebbe riunito lo Stato Maggiore nelle sedi politiche, non nei bunker costruiti sotto gli ospedali. Una tale area, un tale spazio dedicato sarebbero un obiettivo sensibile per l'IDF, che non sarebbe così costretto a colpire così vicino ad aree densamente popolate da civili. 
Ma, chiaramente, Hamas ha priorità diametralmente opposte. Sta combattendo una guerra su più livelli, di cui quello militare è quello che sapeva già di non poter vincere.

Il fine dei leader di Hamas — probabilmente l'organizzazione più cinica al mondo — non è vincere la Guerra del Sette Ottobre sul campo di battaglia; non lo è mai stato. 
L'obiettivo, invece, sono i soldi. 
Una media di 800 milioni di dollari annui in "aiuti internazionali" che rischiava di assottigliarsi, specie a seguito della guerra in Ucraina. Una cifra notevole che, sinora, è stata gestita, spartita, intascata e spesa senza alcuna rendicontazione da un limitatissimo gruppo di capi (erano in sei, ma ora sono meno, perché alcuni sono morti) che fanno la bella vita all'estero nei migliori hotel extra-lusso di Qatar e Oman. 

Va da sé che più civili muoiono e più di questi morti sono bambini, tanto più in Occidente si potrà fare pressione sulla politica e sull'opinione pubblica perché gli "aiuti umanitari" riprendano e, anzi, aumentino. 
Quindi, sentitevi pure liberi di condannare Israele perché preme il grilletto e uccide in guerra. Ma soltanto se voi considerereste normale vivere in un Paese in cui l'esercito, invece di difendervi, si nasconde di proposito in mezzo a voi ed ai vostri figli e costruisce un'enorme rete di tunnel rifugio a proprio uso e consumo, ma a cui voi non potete nemmeno avvicinarvi, perché "servono solo per combattere". 

Tutto ciò premesso, quanti morti ci sono stati a Gaza sinora (giugno 2025)? Questa è facile: un numero certo non c'è. 
Ci sono le cifre del "Ministero della Salute di Gaza" (cioè, un uomo di Hamas che non è nemmeno a Gaza) che coincidono magicamente con quelle della "Protezione Civile di Gaza" (lo stesso uomo di prima, solo di profilo). 

I due Enti sopracitati non esistono e non sono mai esistiti. Né sono mai stati menzionati prima di circa un anno fa, ossia dopo più o meno sei mesi di guerra. La Protezione Civile, poi, è un'invenzione ancora più recente, anche meno di un anno fa. Forse solo sei mesi.
Quindi, stando a ciò che dice Hamas, ad oggi ci sarebbero circa 55mila morti, tutti rigorosamente civili e di cui 1/3 "bambini". 
In un anno e mezzo di guerra, all'IDF non sarebbe riuscito di ammazzare un solo miliziano che è uno. 
Ma pensa.

La cosa puzza di propaganda di Hamas ad uso e consumo delle masse occidentali come Allah solo sa.
Tuttavia, queste cifre vengono copincollate con disinvoltura, come si usa oggi, dall'ONU (!), dalle ONLUS e, neanche a dirlo, la stampa tutta. 
C'è, anzi chi le spara anche più grosse ed arriva a cifre ridicole. 

Tanto la verità è che quanti morti ci siano davvero a Gaza, e quanti di essi siano miliziani di Hamas e quanti invece no, non lo sa nessuno, né nessuno potrebbe mai saperlo. Allo stato attuale, finché la guerra infuria, nessuno può controllare e, di conseguenza, non può né confermare né smentire un bel niente. 
Quindi, sentitevi liberi, amici giornalisti. Inventate! 
Tanto oggi conta solo la viralità; non si fanno più neanche le smentite, e la verifica delle fonti è roba da XX Secolo. 

Ma diamo pure per vera questa cifra dei 55mila "civili", di cui un terzo "bambini". Per il "Ministero della Salute di Gaza" (?), i "bambini" sarebbero tutti i minorenni. 
Se un sedicenne indottrinato al terrorismo nelle scuole dell'UNRWA ti spara addosso con un kalashnikov e tu lo uccidi, al di là del fatto che l'atto in sé sia un fallimento per l'umanità intera, tu chi hai ucciso, un miliziano o un "bambino"

Vi lascio con una considerazione: stando alle più recenti statistiche demografiche della World Population Review (non proprio l'ultima arrivata), la popolazione di Gaza è lievemente aumentata. Ignorate pure le proiezioni future, che forniscono stime ancora più alte.

Pertanto, questa affermazione che non si tratterebbe solo "morti di guerra" ma che questo sia un vero e proprio "genocidio sistematico", esattamente, da quale fatto concreto si evincerebbe?     
2. Israele sta compiendo un vero e proprio atto di sostituzione etnica volto ad eradicare le popolazioni arabe da Gaza ed a sostituirle con quelle di religione ebraica.  Curiosa affermazione. 
La popolazione di lingua araba e religione islamica in Israele (anche in Israele! Non solo nella Palestina araba!) è di gran lunga quella con la più alta crescita demografica, da decenni.
Nonostante il flusso migratorio di Ebrei in Israele, ultimamente in ripresa per effetto dei sempre più frequenti episodi di antisemitismo in Europa (!), oramai circa il 20% della popolazione israeliana è arabo-musulmana. Circa due milioni di persone, o un Israeliano su cinque. 

Della crescita demografica della popolazione di Gaza nell'ultimo anno (e con la guerra) si è già detto nella risposta alla domanda precedente.

Nei territori dell'Autorità Palestinese siamo intorno al +1,97%, quindi in netta crescita (per darvi un termine di paragone, oggi in Italia siamo al 0,3%, cioè in decrescita).  

In altre parole, se questo fosse davvero un tentativo israeliano di sostituzione etnica ai danni degli Arabi Palestinesi, lasciatemi dire che sarebbe il tentativo più fallimentare nella storia dei tentativi fallimentari, perché sta ottenendo l'effetto esattamente opposto: gli Ebrei sono, in percentuale, sempre meno.
Ci sarebbe da cacciare via a pedate tutti i membri, boh!, del fantomatico Comitato dei Savi di Sion (???) e sostituirli con gente più competente. Ad esempio, con i leader dei Paesi Arabi del Nord Africa e del Medioriente. Quelli sì che sapevano fare bene certe cose! Efficaci, ragionevolmente rapidi e pure silenziosi; non protestava mai nessuno. 

Di cosa parlo? Be, all'inizio del XX Secolo, tra Nord Africa e Paesi del Medioriente, vivevano circa un milione di Ebrei (circa 800mila in Nord Africa e il resto in Medioriente). 
In Europa, invece, tra Est e Ovest, circa nove milioni. Ad almeno sei dei circa nove milioni di Ebrei europei credo sappiamo tutti cosa sia successo. Quindi, inutile soffermarsi. 

Invece, nel corse del XX Secolo, il milione circa di Ebrei nordafricani, siriani, iracheni, persiani, eccetera sono divenuti oggetto di persecuzioni sempre crescenti, che si sono intensificate con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Chi l'avrebbe mai detto...?!  
Non sono stati tutti uccisi, ma sono stati privati in misura crescente dei loro diritti, spogliati dei loro beni e poi messi alla porta dal Paese che per secoli era stato casa loro; in alcuni casi obbligati alla conversione e, ovviamente, dove la situazione rendeva la cosa fattibile, ammazzati e tanti saluti. 
Le persecuzioni sono continuate sino ai giorni nostri. 
Sapete quanti ne sono rimasti oggi, di questo milione? Neanche 10mila, tra Nord Africa e Medioriente — ovviamente, escludendo Israele. Un tracollo del 99% circa.

Scommetto che gran parte di voi non lo sapeva nemmeno. Del resto, il tutto è avvenuto in un silenzio perfetto.
Non un corteo. Non una manifestazione. Non una protesta. Nemmeno un trafiletto sui giornali o una Risoluzione ONU.
Un milione è tanta gente. 
Non è questo, forse, un lavoro di sostituzione etnica davvero ben fatto? 
3. E' una guerra ingiusta ed asimmetrica, in cui un esercito vero e proprio fronteggia una popolazione inerme e disarmata, perché è noto che Gaza non ha un esercito.   Soltanto il giorno dell'attacco, il Sette Ottobre 2023, da Gaza Hamas ha lanciato su Israele 5.000 missili a medio raggio, che hanno colpito tutte le principali città israeliane. 
Ma questo solo il giorno dell'attacco. Alla data del 28 dicembre 2024 — quindi sei mesi fa — la conta è salita a circa 12.000 missili a medio raggio. 

Attenzione: questi non sono i vecchi razzi Qassam, con una gittata massima approssimativa di 10 km, quando va bene, ed una precisione simile alla mia quando provo a giocare a freccette in un pub e acceco la cameriera. Di quelli, Hamas ne ha sparati a decine di migliaia, per ingannare il sistema di intercettazione Iron Dome.

Questi sono missili a medio raggio, gli M75, di progettazione iraniana, che hanno colpito Tel Aviv, a circa 70 km in linea d'aria. A questi si aggiungono i missili a medio raggio ancora più moderni, come i siriani M-302, di cui Hamas dispone a centinaia. Hamas dispone anche di alcuni M-160 a medio-lungo raggio (160 km).

Inoltre, Hamas possiede batterie semi-mobili per il lancio di missili, centinaia di razzi anticarro "Al-Yassin", mortai con relativi proiettili, un'estesissima rete di tunnel (oggi per lo più distrutti, almeno a Gaza Nord) e almeno 30mila miliziani ben motivati, addestrati ed armati di granate e fucili mitragliatori kalashnikov con relative munizioni, ed organizzati in 24 battaglioni con gerarchie militari complete a tutti i livelli. 

Sostenere che Gaza non abbia un esercito solo perché i suoi miliziani combattono in borghese, o perché "Hamas non ha l'aviazione" è una affermazione non ascrivibile a quelle che sarebbe lecito attendersi da un rappresentante della specie homo sapiens. Ma fate voi.
4. "Prendersela con Gaza dopo il Sette Ottobre è come bombardare la Sicilia dopo la Strage di Capaci."  Questa è virgolettata perché avrebbe un'origine certa (o almeno così credo; e se mi sbaglio, chiedo scusa). Sarebbe una frase pronunciata dal noto attore, autore, regista e conduttore siciliano Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF. 

Sarò informato male, ma a me non risulta affatto che tra i mandanti delle stragi di Sicilia del 1993 ci fossero, che so, il Comune di Palermo, la Provincia di Palermo, la Regione Sicilia o qualsiasi altra istituzione siciliana che, in vari modi e forme, rappresenti il popolo siciliano. Niente del genere. 
Il mandante era invece una organizzazione criminale, Cosa Nostra, avulsa dalle istituzioni e separata dalla stragrande maggioranza del popolo siciliano. 
E' ovvio che in questo caso non avrebbe alcun senso attaccare la Sicilia. 

Gaza, invece, è una questione ben diversa. 
Perché? Perché i miliziani che hanno attaccato non erano un gruppo terroristico distinto dal governo della Striscia e avulso dalle istituzioni gazawe: erano uomini che venivano proprio dai ranghi dell'organizzazione che governa la Striscia di Gaza, cioè Hamas, ed è stata proprio Hamas ad aver pianificato, preparato e poi lanciato l'attacco. Al loro ritorno, con il loro bottino di sangue innocente ed ostaggi, c'erano festeggiamenti organizzati e premi in denaro per tutti elargiti proprio dal governo di Gaza. 

Ed è proprio questo mandato da parte delle istituzioni, questa precisa volontà politica di cui il Sette Ottobre è espressione, che trasforma un gravissimo fatto di sangue in un vero e proprio atto di guerra.

E, se davvero lo ha detto PIF, mi dispiace due volte, perché ho visto due suoi film ("La mafia uccide solo d'estate" e "In guerra per amore") e mi sono piaciuti tanto tutti e due. 
E che cazzo, proprio...!
5. Israele ha attaccato l'Iran per primo, senza essere stato provocato. 
Qui, a quanto pare, la logica dell'aggressore non vale più, vero? 
Cercherò di farla semplice, ché per lunghezza 'sto post è già peggio di un DPR esplicativo. 
Fondamentalmente, ci sono due modi di fare la guerra: uno è che io ti attacco direttamente; ma devo essere pronto. 
Infatti, se tu hai l'atomica ed io no, posto che tra i nostri stati ci sono circa 2.000 km, ossia una distanza sufficiente che ti consente di utilizzare un'arma tattica nucleare di pochi megatoni senza eccessivi rischi per il tuo territorio... Be', allora non mi conviene fare una guerra diretta contro di te.

Per cui faccio così: io sviluppo la mia arma atomica e, nel frattempo, addestro, finanzio ed armo tutti i gruppi militari che vogliono attaccarti: Hetzbollah, Hamas, la Jihad Islamica, gli Houthi, chiunque. 
Loro si sporcano le mani molto volentieri al posto mio, mentre io vengo lasciato tranquillo a fare ricerca per sviluppare le mie armi. E' la guerra indiretta.

Dico balle? Volete un esempio concreto? Eccolo.
Hetzbollah è un esercito in piena regola completamente finanziato, armato e, soprattutto, controllato dal regime sciita degli Ayatollah. E' un po' il braccio militare operativo del regime per realizzare l'espansione egemonica in un'area del Medioriente piuttosto lontana dall'Iran. 
Soprattutto, Hetzbollah ha una propria organizzazione interna, che risulta distinta dal governo iraniano, anche se, di fatto, non è per niente così. Hetzbollah fa ciò che dicono gli Ayatollah. Punto.

Quando Israele ha risposto militarmente ad Hamas, Hetzbollah ha attaccato da Nord. 
E gli Houthi hanno cominciato a lanciare missili a lungo raggio (iraniani anche quelli, ma che coincidenza!) da Sud. 

Ora, cosa c'entrava Hetzbollah con Gaza e con Hamas? 
E che c'entravano gli Houthi, che sono addirittura in Yemen? 
In teoria, niente. 
Ma in realtà, Hetzbollah e gli Houthi sono entrambi finanziati ed armati dall'Iran per uno scopo ben preciso: attaccare Israele. 

Questo Israele lo sa.
Quindi davvero ha senso dire che Israele abbia attaccato per primo non provocato? Casomai, ha cambiato il tipo di guerra, trasformandola da indiretta a diretta.
6. Tutto l'universo antifascista sostiene Gaza e adesso anche l'Iran contro l'aggressione nazisionista, per la quale tifano solo i fascisti!Eh no, mi dispiace. 
So di dare a tanti un brutto mal di testa, ma le organizzazioni fasciste — TUTTE le organizzazioni fasciste! — sostengono Gaza e l'Iran. E sono tutte contro Israele.
 
Forza Nuova è arrivata a lanciare una petizione popolare affinché lo Stato Italiano interrompa ogni relazione diplomatica con Israele.

Casapound parla di "aggressione a Gaza da parte dell’entità sionista nei confronti di una popolazione vessata da quasi 80 anni di occupazione". Non vi suona familiare, come linguaggio? 
Chissà cosa direste se per strada vedeste manifesti come questo... 
Stessa infografica, stesso linguaggio, stesso stile e spesso persino stesso messaggio dei manifesti dei centri sociali. Ti tocca leggere il logo, se no non si capisce chi lo abbia realizzato. 

Per cui, tutti i sostenitori di regimi totalitari, fascisti o diversamente fascisti (come i comunisti), sono per Gaza e contro Israele. 

A difendere Israele — almeno in Italia — sono rimasti i soliti quattro gatti che amano le libertà dell'Occidente e non sognano né Putin, né Xi Jin Ping, né la shariah: i liberali, i radicali, qualche socialista. 
Gente che ragiona. 
Quindi, poca.
7. Israele e gli USA vogliono abbattere il regime degli Ayatollah e rimettere al suo posto il discendente dello Scià di Persia per controllare l'Iran! Ecco, questa — purtroppo — è una eventualità che non piace nemmeno a me. Non me la sento di escluderla del tutto; non tanto per ciò che dice Israele, quanto per via delle recenti uscite di Donald Trump. 

Diciamo che mi sentirei più fiducioso sul futuro dell'Iran se alla Casa Bianca non ci fosse uno come Trump, che parla di assurdità come la "Riviera di Gaza" e che è talmente a digiuno di storia recente da non sapere che è stato proprio il corrotto e fallimentare regime degli Scià a spingere la gente tra le braccia degli Ayatollah ed a fornire benzina per la rivoluzione islamista di Khomeini. 

La gente non voleva solo l'Islam. Voleva un Paese non corrotto, non fallimentare, fondato su dei princìpi. 
E questi cosa fanno? Rovesciano la dittatura islamista e ricreano proprio quella situazione che c'era prima e che ne ha alimentato l'ascesa?

Gli Scià lasciamoli nei libri di storia. 
Il popolo iraniano non è quello gazawo: c'è una possibilità che gli Iraniani siano pronti per la democrazia. 
Quindi, lasciamoli provare. 
Che si diano un presidente ed un Parlamento da cambiare ogni quattro o cinque anni. Sosteniamo la transizione, proteggendola da illecite interferenze interne e straniere, e incrociamo le dita.


Saluti,

(Rio)

venerdì 13 ottobre 2023

Le responsabilità di una guerra

Il kibbutz Kfar Aza, al confine con Gaza, dopo il massacro

Salve.


Oltre un anno e mezzo di Guerra d'Ucraina dovrebbe averci tutti assuefatti alla prese di posizione di una parte o dell'altra, al punto di non essere più in grado di parlarci ed ascoltarci gli uni con gli altri anche quando diciamo cose sensate.
Eppure c'è un aspetto che io davvero non riesco a farmi andare giù; qualcosa a cui credo non riuscirei mai ad abituarmi, ed è la retorica sulle ragioni di entrambe le parti, quelle che – a dire di alcuni – non vengono mai adeguatamente considerate.
Mi spiego. 

Se qualcuno dice che il Paese A ha attaccato militarmente i civili del Paese B, e che quindi lo scoppio della guerra sia imputabile all'aggressione da parte del Paese A, c'è sempre qualcuno che risponde con: "E no! Tu non stai tenendo conto della situazione pregressa! Il Paese B aveva fatto questo e quell'altro e, di conseguenza, adesso cosa si lamenta per la escalation militare? Cosa mai poteva fare il Paese A, se non prendere le armi? Che alternativa aveva?"

Ecco. C'è qualcosa in questo modo di pensare che a me non torna. Sì perché, vedete, non so voi, ma io non ricordo una sola guerra in cui entrambe le parti non avessero le loro sacrosante ragioni. Sacrosante. Dico sul serio, eh. Prendete l'esempio che vi pare; anche Hitler. 

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel Trattato di Versailles, alla Germania furono imposte condizioni di resa durissime. Diciamo pure assurde. Al di là delle scontate perdite territoriali, il Paese dovette sobbarcarsi debiti di guerra esagerati, al punto che l'economia tedesca – già provata dallo sforzo bellico – collassò quasi del tutto. Di conseguenza, per garantire i proprio crediti, la Francia e il Belgio occuparono militarmente la zona mineraria della Ruhr. Il Marco Tedesco fu trascinato in una spirale iper-inflattiva fino ad arrivare a valere, nel 1923, un bilionesimo (uno su mille miliardi!) di quello che valeva nel 1914. Praticamente carta straccia.
Non so voi, ma io penso che ce ne sia abbastanza per essere parecchio incazzati. Tedeschi incazzati; non so se mi spiego. 

Ma forse questo giustifica minimamente quello che Adolf Hitler ha fatto? Ovviamente, no.
E' giusto addossare alla Germania la responsabilità dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ovvero la più grande carneficina che l'umanità abbia mai conosciuto? Probabilmente è giusto. Ci saranno delle concause, ci sarà quello che volete, ma è corretto. Chi abbandona la via diplomatica e prende le armi è l'aggressore. La guerra la comincia lui.
Fossi Belga o Francese, adesso, direi che anche le potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale avevano le loro sacrosante ragioni.
Ed è così, infatti.

Il punto è che le ragioni possono anche argomentare lo scoppio di una guerra, ma non la giustificano, né – soprattutto – ne spostano minimamente le responsabilità. Questo perché, in verità, in una guerra è di fatto impossibile che ci siano valide ragioni da una parte soltanto e gravi torti solo dall'altra; per cui questo tipo di analisi, questa logica di attribuzione, non ha alcun senso.
Però può essere utile; utile quando si vuole addossare la responsabilità ad una parte per ragioni ideologiche. Basta nascondere o minimizzare le buoni ragioni dell'altra parte esacerbandone, nel contempo, i torti.
Game, set, match

Lo si fa sempre. Però è sbagliato. E' sbagliato quando ad aggredire per prima, ad iniziare effettivamente le ostilità belliche è stata la stessa parte che qualcuno sostiene "essere nel giusto". Perché in guerra "il giusto" è un concetto molto – no – troppo soggettivo; ancor più che in tempo di pace. Pertanto, può e probabilmente deve essere messo da parte.

Ricordatevelo, quando proverete a giustificare le atrocità di Hamas contro i bambini del kibbutz Kfar Aza, massacrati di proposito, con qualsivoglia ragionamento incentrato sulle "ragioni di Gaza".

Saluti,

(Rio)

venerdì 29 aprile 2022

Putin, Zelenskyj e la solita Italia

Salve.

Posto che sulla guerra tra Russia ed Ucraina si dice e si scrive veramente di tutto, dalle cose più sensate alle castronerie più inverosimili, non volevo postare nulla al riguardo, per non aggiungerci anche il mio.

Ma c'è un aspetto che, ad oggi, a me sembra mancare, almeno nella maggior parte degli articoli, degli approfondimenti e dei dibattiti social. Si tratta di un'analisi non dei fatti di cronaca, bensì della narrazione tipicamente italiana che i nostri media e le nostre istituzioni ‒ dai partiti politici sino alle associazioni partigiane ‒ associano ai fatti di guerra.

Intendiamoci: non è certo un fenomeno soltanto italiano, ma è da noi che ‒ a mio parere ‒ è di portata talmente vasta da assumere i contorni dell'ufficialità.

Per rendere la cosa più chiara, sintetica e, soprattutto, meno pedante, proverò a suddividerla per aspetti.

 

1. I fatti devono adeguarsi alla nostra visione; e mai il contrario

Avete notato anche voi come in Italia gli stessi, identici fatti di cronaca vengano asserviti ai preconcetti ideologici di chi li riporta? Le operazioni militari della Guerra Russo-Ucraina diventano "la legittima risposta di un Paese assediato dalle provocatorie mire espansionistiche e prevaricatrici della Nato" oppure "l'inaccettabile aggressione militare ad uno stato sovrano ed indipendente", a seconda di chi parla. 

Chi, da una parte, insiste sul fatto che sia inaccettabile per la Russia che la Nato piazzi missili a medio e lungo raggio capaci di montare testate nucleari "pure nei cessi del Cremlino", per usare un'espressione del comico Maurizio Crozza e che l'America, per la stessa ragione, ha invaso Cuba; e chi, dall'altra, dice che un Paese sovrano ed indipendente può fare quello che gli pare entro i propri confini nazionali e che non deve certo rendere conto a Mosca di niente, perché non è uno stato vassallo della Russia. 

Dinanzi a tutto questo, entrambe le parti sembrano soprassedere sul fatto che in praticamente ogni guerra ragioni e torti sono sempre da entrambe le parti: ogni Paese belligerante ha i suoi buoni motivi e le sue colpe, sia piccole che gravi. 

Ma non sono certo questi motivi né le colpe a fare la differenza. La differenza la fa chi spara; chi attacca; chi aggredisce. In altre parole, la differenza la fa chi abbandona la via diplomatica, le trattative, i colloqui di pace e si affida al terrorismo, alla provocazione violenta e, in ultima istanza, alla guerra. Detto questo, ciascuna delle parti avrà pure le proprie ragioni da sventolare per i media. E che se le tenga pure ben strette. 


2. Nazisti noi? Sarete nazisti voi!

Una delle grandi asimmetrie ideologiche italiane deriva dal fatto che in Italia s'è avuta una dittatura fascista, ma non una comunista. Di conseguenza, si prende il nazifascismo, e solo quello, e gli si appiccica ogni sorta di sventura: sei fascista o, peggio, nazista? Allora è lecito, legittimo, addirittura doveroso attaccarti, sterminarti, umiliarti, annichilirti, come si è fatto con Hitler e Mussolini nella Seconda Guerra Mondiale. No?

No. Perché ormai a nessuno viene più in mente che Hitler e Mussolini siano stati rovesciati non in quanto dittatori di destra, bensì perché iniziatori e promotori di una guerra mondiale. Del resto, Francisco Franco in Spagna non era certo meno fascista; ma avendo Madrid dichiarato la propria neutralità, a nessuno è mai venuto in mente di "liberare" la Spagna da un bel niente. Tanto che Franco è morto nel proprio letto nel 1975, dopo una lunga malattia. 

E, nel mio piccolo, pure io, che non sono certo un fascista né tanto meno un nazista, non sono così sicuro che sia lecito attaccare una nazione solo perché non ci piace il suo regime politico ed economico.

Be', fatto sta che di nuovo in Italia, da una parte e dall'altra, si invoca lo spauracchio del "Putin fascista" o del "Battaglione ucraino Aidar nazista" ‒ con la conseguente, quanto doverosa denazificazione ‒ per giustificare un attacco militare. 

Come dire: "Ma cosa difendi Tizio, non vedi quant'è fascista?!" Oppure: "Guardate che noi non stiamo aggredendo: stiamo denazificando, eh...!".


3. La realtà va resa semplice come le favole per bambini

La mia preferita. In questa brutta storia che si chiama "Guerra Russo-Ucraina" c'è un cattivo, no? Allora ci vuole per forza anche il buono, come in ogni favola per bambini che si rispetti. Tutto dev'essere reso semplice agli occhi dell'Italiano Medio. 

E già, perché dove andremo a finire, se cominciamo a rappresentare la realtà per quello che davvero è, ossia un ginepraio di ambizioni particolari, un intreccio di interessi di parte e di atti prevaricatori, insomma un gran casino in cui tutti i protagonisti sono stronzi e cattivi, e di buono non c'è davvero nessuno, se non quei poveretti finiti sotto le bombe o nelle fosse comuni? 

Se facciamo così, il lettore medio non capisce e non sa con chi schierarsi. Non sa per chi tifare. Perché, alla fine, è questo che si vuol fare, in Italia: mica capire davvero, no; mica analizzare i fatti, figuriamoci. In Italia si vuol tifare. Perché con il tifo il cervello è spento e non ha bisogno di pensare né di ragionare.

In questa visione ipersemplificata della realtà, se Putin è il malvagio della vicenda (e intendiamoci: Putin non è certo uno che additerei a modello per le future generazioni!), allora Zelenskyj diventa automaticamente il buono. 
Ma cosa dico, "il buono"? Il santo!
San Volodymyr Oleksandrovyč Zelenskyj, o come caspita si scrive. 

E invece io che, beninteso, Vladimir Putin ce l'ho sul cazzo come pochi al mondo e che pure sono a favore dell'invio di armi e soldi all'Ucraina in guerra ‒ vi dico pure che di questo signor Zelenskyj non sappiamo proprio un bel niente

Zelenskyj non ha una storia politica, posto che fino ad un anno e mezzo fa faceva tutt'altro lavoro. Le suo rade iniziative politiche ed i suoi discorsi sono spesso improntati al populismo, ed egli stesso si definisce "un populista". 

E allora io vi chiedo: prima di lanciare petali di rosa ed incoronargli il capo con l'aureola, siamo proprio sicuri di fare la cosa giusta?

La risposta la lascio a voi che, a quanto pare, avete tutti meno dubbi di me.
Beati voi.


Saluti,


(Rio)