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lunedì 14 marzo 2011

Anti-nuclearisti o astuti egoisti?

Otto ragioni per passare al nucleare anche in Italia (gli altri Paesi industrializzati del mondo ci hanno già pensato da anni).

1. Černobyl era un impianto vecchissimo, realizzato al risparmio e senza alcun rispetto per la sicurezza da un regime brutale e totalitario. Non aveva nemmeno una camera di contenimento per il nucleo. Qualunque cosa fuoriuscisse da lì, arrivava indisturbata nell'atmosfera.

2. Nonostante un terremoto quasi senza precedenti nella storia recente, un sisma che ha avvicinato l'intera isola di Honshu (la più grande dell'arcipelago giapponese) di 2,5 metri alla Cina e spostato l'asse terrestre di 10 cm, con un conseguente, devastante tsunami, la centrale nucleare di Fukushima, che è tra gli impianti più vecchi in funzione in Giappone (è degli Anni '70, progettata sulla base di tecnologie degli Anni '60), sinora ha retto, senza causare alcun disastro ecologico né la fusione del nucleo di uno dei suoi quattro reattori. Gli altri impianti sulla costa orientale, la più colpita, hanno subito danni minori o sono semplicemente rimasti in funzione.

3. Oltre i nostri confini, ci sono ben quattro centrali nucleari, due in Francia, una in Svizzera ed una in Slovenia, che lavorano a pieno ritmo per vendere - a caro prezzo - energia nucleare a noi. Le fonti "alternative" e quelle "rinnovabili" non sono ancora pronte per sostituire completamente quelle tradizionali e richiedono ancora ingenti risorse da investire in ricerca. Acquistare energia nucleare dall'estero a costi elevati sottrae risorse alla ricerca sulle fonti alternative o rinnovabili e non ci libera affatto dai rischi di incidenti (il cesio radioattivo non si ferma alla dogana). A tal proposito, scriveva Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 14 Marzo, con riferimento al referendum anti-nucleare italiano del 1987: «Promisero che mettendo al bando l'atomo avremmo imboccato la via dell'energia pulita: siamo invece diventati il Paese europeo più inquinante, più dipendente dagli sceicchi e con le bollette più care. Finché, dopo aver riempito le tasche dei petrolieri, ci si è accorti che la Germania [che ha il nucleare, ndr] produceva 70 volte più energia solare dell'Italia, rimasta penosamente al palo nel campo delle rinnovabili. E per recuperare terreno abbiamo concesso incentivi fin troppo generosi a chi le produceva. Salvo poi chiudere i rubinetti dalla sera alla mattina.»

4. Per quanto sia bello crederci, non si può ancora coprire il fabbisogno energetico di un Paese industrializzato con le sole fonti alternative o rinnovabili: quando ciò sarà possibile, saremo tutti felici di buttare a mare i progetti per il nucleare, ma per adesso la parte più importante dell'energia, se si rinuncia la nucleare, si deve ottenere ancora bruciando petrolio, carbon fossile o gas naturale. Ad oggi, l'unico incidente nucleare di rilievo è stato quello di Černobyl che, infatti, viene ripetuto come un mantra. Non si contano più, invece, le catastrofi ecologiche immani causate quasi ogni anno da incidenti collegati allo sfruttamento di altre fonti tradizionali, come idrocarburi e carbone.

5. Nel calcolo del costo per Kw/h derivante dal nucleare, ci si preoccupa (giustamente!) di contabilizzare adeguatamente le esternalità negative come i costi di smaltimento delle scorie. Peccato solo che non si prendano in alcuna considerazione i costi immani prodotti dall'inquinamento derivante dai processi di estrazione, trasporto e pre-trattamento degli idrocarburi. Si scoprirebbe, allora, che il costo per Kw/h da fonti tradizionali non nucleari andrebbe moltiplicato.

6. Stesso discorso per quel che riguarda il computo dei danni ambientali ed alla salute: nessuno prende in considerazione i danni alla salute delle popolazioni vicine ai siti di estrazione del petrolio o che vivono lungo gli oleodotti e/o gasdotti. Non sarà forse perché il petrolio inquina più l'ambiente di chi è  vicino ai siti di produzione, cioè il Terzo Mondo, e meno gli utilizzatori finali, cioè noi, mentre il nucleare fa l'esatto opposto? E' spirito ecologista o semplice egoismo?

7. Si fa un gran parlare di "ingenti interessi economici" della lobby pro-nucleare, per cui a nessuno viene in mente di verificare quelli della lobby anti-nucleare. Ad oggi tutte le più grandi compagnie petrolifere del mondo guadagnano cifre inimmaginabili, pari al prodotto interno lordo di diversi Paesi, dall'estrazione, trasporto e pre-trattamento degli idrocarburi. E' ovvio che le grandi compagnie stiano cercando di entrare anche nel business nucleare, ma siete sicuri che siano entusiaste di vedersi ridurre in pochi anni la domanda di idrocarburi? Né si pensa mai al valore economico di un business certo molto più piccolo, ma in crescita esponenziale: quello della costruzione ed installazione di impianti fotovoltaici ed eolici, come anche quello dei terreni idonei (sono impianti che, a parità di resa, richiedono molto più spazio), che fa felice chi possiede terreni non edificabili e non produttivi a livello agricolo. E, specie al Sud, sono in tanti. Va benissimo che si produca sempre più energia da fonti rinnovabili, per carità; ma siamo sicuri che gli anti-nuclearisti siano dei puri e che non abbiano mai alcun tornaconto economico? Proprio certi che dietro gli anti-nuclearisti ci sia solo amore frainteso per i fiorellini di campo?

8. Gli anti-nuclearisti rifiutano qualsiasi dibattito scientifico sereno chiesto loro dai pro-nuclearisti. Rifiutano persino di ammettere l'evidenza, cioè che ad oggi per produrre grandi quantità di energia, purtroppo, in qualche misura si deve inquinare. Ma soprattutto, paventando disastri nucleari come se fossero sempre dietro l'angolo e come se fossero il solo tipo di catastrofe ambientale possibile, si dimenticano di spiegare dove prendere OGGI (non fra cinquant'anni!) l'energia che ci serve e che non si riesce a produrre con le fonti alternative o rinnovabili. Semplicemente, evitano di rispondere alla domanda. Il loro è un "NO!" irrazionale e dogmatico, il punto di partenza di una campagna che punta essenzialmente a far nascere nel cuore della gente la paura, ed il motivo è chiaro: quando si ha paura, si smette di pensare.

Saluti,

(Rio)

PS. Un'ultima cosa: nonostante il terremoto della Madonna e lo tsunami,  in Giappone non ci pensano nemmeno a chiudere gli impianti nucleari che hanno costruito. Dite che saranno tutti meno intelligenti degli anti-nuclearisti italiani?  ;-)

domenica 7 febbraio 2010

Perché io sono a favore del nucleare in Puglia.


Ciao.
Si fa un gran parlare di realizzare una centrale nucleare in Puglia: è in atto una sorta di braccio di ferro tra Governo Berlusconi e Regione Puglia, si mette in giro il solito carosello di informazioni, alcune ragionevoli, la maggior parte invece no, con internet invasa da spot elettorali travestiti da documenti scientifici ecologisti, video-lettere di Vendola, e chi più ne ha più ne metta.
Il problema di fondo – e qui non posso non ripeterlo per l'ennesima volta – è che a nessuno o quasi interessa davvero capire come stanno veramente le cose: tutto è strumentale, tutto è volto all'annientamento, anzi, al totale annichilimento dell'avversario politico, con buona pace della verità scientifica e del buon senso.
Sul nucleare si è detto tutto ed il contrario di tutto e, a giudicare da quanto sostenuto da alcuni documenti che circolano in rete, costruire una centrale nucleare – anche se con i criteri più moderni – equivarrebbe ad innescare una bomba atomica con un timer difettoso, pronto a deflagrare in qualsiasi istante, oppure a iniettare acqua pesante direttamente nelle condutture dell'Acquedotto Pugliese.
Con uno scenario così apocalittico, va da sé che chiunque sostenga la soluzione nucleare sarebbe solo un affarista senza scrupoli, uno che venderebbe l'ambiente, il futuro delle giovani generazioni e la sua stessa madre, pur di fare un buon affare tra gli amici di Berlusconi; ciò anche se “amico di Silvio” questi non lo è per niente.
Pertanto, mi sia permesso di sintetizzare in breve le principali accuse rivolte al nucleare e le mie risposte a tali accuse.

1.
Il nucleare è altamente inquinante.

Il punto non è solo se il nucleare sia inquinante; bisogna chiedersi se sia più o meno inquinante rispetto a che cosa. Confrontato con le forme tradizionali di produzione dell'energia elettrica, cioè quelle che prevedono la combustione di idrocarburi (petrolio, metano, derivati, ecc.), una moderna centrale nucleare – a parità di livelli di inquinamento – produce molta più energia elettrica, ed ad un costo molto più basso. Attenti, nel fare il computo dei livelli di inquinamento, ad includere tutti i passaggi: il problema non è soltanto quanti gas di combustione generi una centrale a petrolio, ma anche quanto sia necessario inquinare l'ambiente soltanto per estrarre petrolio, farlo arrivare sino a noi e pre-trattarlo per la combustione.
Ma anche gli stessi gas di combustione non sono da sottovalutare: lo sanno bene gli operai di Brindisi che si sono ammalati negli Anni '70, '80 e '90 per aver inalato gas velenosi, tra cui le cosiddette “catene aromatiche”, che detto così sembra quasi un bel termine, peccato solo che ti venga il cancro.
Questa idea infantile che – se cancelliamo il nucleare dalla nostra regione – ci libereremo dal problema di inquinare producendo energia elettrica in Puglia non ha alcuna base scientifica.
Vogliamo ricordare, a titolo d'esempio, che il recente spiaggiamento di diversi capodogli sull'istmo di Varano sarebbe – si dice – legato alle indagini geologiche di multinazionali petrolifere nel basso Adriatico?
Dove sarebbe tutta questa “ventata di ecologia felice”, nei sistemi tradizionali di produzione dell'energia? Non sarà forse che – semplicemente – il termine “centrale nucleare” sia più roboante ed invochi scenari da Hiroshima, rispetto al mio mite e subdolo “centrale elettrica tradizionale”?
La verità è che, ad oggi, per produrre i grandi quantitativi di energia di cui una regione ha bisogno, è necessario – in una qualche misura – inquinare. Poi, uno può pure dire “compro l'energia elettrica dagli altri, così non inquino”, ma questo significa solo “sbolognare” l'inquinamento agli altri. In un sol colpo, dall'ecologia all'egoismo.

2.
Non abbiamo bisogno del nucleare: la Puglia copre già tutto il fabbisogno di cui ha necessità e, per i fabbisogni futuri, si può puntare sulle fonti alternative (pannelli fotovoltaici, eolico, eccetera).

La Puglia copre il proprio fabbisogno attuale di energia con sistemi tradizionali altamente inquinanti. Noi stiamo già inquinando molto più del necessario adesso. Una centrale nucleare moderna produrrebbe molta più energia ed a costo più basso, inquinando meno di quanto non accada oggi. E coprirebbe anche ogni fabbisogno futuro.
L'idea, poi, di utilizzare le fonti alternative non è in realtà praticabile, allo stato attuale.
Ad oggi, infatti, le cosiddette fonti alternative sono, nel migliore dei casi, fonti complementari.
Non puoi ancora fondare un modello di sviluppo su di esse, purtroppo.
Il giorno in cui sarà possibile coprire il fabbisogno attuale e futuro di una regione come la Puglia con l'eolico o il fotovoltaico, io sarò il primo della fila a chiedere di buttare via il progetto nucleare. Ma per adesso, e per chissà quanti decenni ancora, dovremo contare sulla migliore alternativa in circolazione che è, a conti fatti (secondo me), il nucleare moderno.

3.
Il nucleare è pericoloso e può causare disastri ambientali come quello di Černobyl. Non non vogliamo essere da quelle parti, quando accadrà di nuovo.

Si tratta di un'affermazione sbagliata ed illusoria.
Sbagliata perché quello di Černobyl era un impianto molto vecchio, curato con manutenzioni approssimative (ricordiamo che era una centrale dell'URSS, curata con il consueto grande rispetto per la sicurezza dei lavoratori e l'amore per l'ambiente che caratterizza tutti i governi totalitari).
Una centrare costruita oggi sarebbe una cosa ben diversa.
Illusoria perché noi siamo circondati da centrali nucleari: ce ne sono diverse in Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Slovenia... Come evidenziato dalla mappa, ce ne sono oltre 140 funzionanti nella sola Europa, 439 nel mondo. Quattrocentotrentanove! Se si verificasse un incidente ad una di queste 439 (e alcune sono vecchie ed andrebbero chiuse), cosa fa credere gli anti-nuclearisti che ce la caveremmo solo perché da noi il nucleare non c'è? Forse le nuvole di gas radioattivi si fermano al confine?

Posto che corriamo molti più rischi a vivere vicini alle centrali vecchie degli altri che a costruirne una moderna noi, è davvero il caso di continuare a pagare (cara!) la corrente elettrica che Francesi, Svizzeri e Sloveni producono a basso costo col nucleare, piuttosto che metterci a posto realizzandone una noi?

Saluti,

(Rio)