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lunedì 5 dicembre 2016

Ha vinto il NO. E adesso?


Salve.

Il popolo italiano, con coerenza, senza mai deludere né smentirsi, continua a fare una cazzata dopo l'altra e butta all'aria forse l'ultima possibilità di evitarci la catastrofe di un governo dei Cinquestelle.

Ma non è questo il punto.
Perché la riforma costituzionale appena bocciata --per quanto non esente da difetti-- rappresentava il solo tentativo vero in quasi 70 anni di superare il bicameralismo perfetto; e, abbinata all'Italicum, una legge elettorale davvero maggioritaria che forse adesso verrà abrogata (o forse no), rischiava seriamente di trasformare l'Italia in un Paese normale, in cui ci sono elezioni, uno vince e governa per cinque anni senza doversi sobbarcare i ricatti da parte di partitini e correntine che gli servono per ottenere la maggioranza e, allo scadere del mandato, se ha governato male, c'è un meccanismo elettorale per cui bastano pochi voti per ribaltare completamente un assetto politico, mandando a casa il vecchio governo e mettendo al suo posto un partito dell'opposizione, secondo le regole dell'alternanza. 

Ma non solo! Ci saremmo evitati il solito ping-pong tra le due Camere, evitando di annacquare e di peggiorare (sì, peggiorare) l'impatto delle leggi e delle riforme, oltre che abbreviandone l'iter di approvazione. Se non credete a quel che dico, procuratevi qualche prima o seconda bozza delle leggi in discussione, prima degli emendamenti e guardate come, stesura dopo stesura, la montagna immancabilmente partorisca il topolino. Ecco: noi potevamo evitarci tutto questo o, quantomeno, ridurlo in maniera consistente.
E invece NO. Siamo diventati tutti, improvvisamente, strenui difensori della Carta dei Padri Costituenti. Nientedimeno.
"Perché la Costituzione antifascista è fatta proprio per evitare che si concentri troppo potere in poche mani!"...
E già. Per cui, se al Paese servono riforme importanti ma non si riesce a decidere niente di essenziale, perché abbiamo l'iter parlamentare ridotto ad un'assemblea di condominio, be', pazienza. 

Va bene, mi sono sfogato. Ma la domanda vera è: E ADESSO CHE SI FA? 
Renzi, chiaramente, si è fatto da parte, dopo un discorso di dimissioni --bisogna dargliene atto-- degno di un politico di razza: una roba che nella politica italiana non s'era mai vista.

Per cui, al momento, esistono varie ipotesi sul tappeto, ma sia chiaro che gli scenari possibili sono molti di più. Questi sono solo, a mio parere, i due esiti più probabili:

1. Governo Tecnico. Sì. Un altro. Ma per fare cosa? Probabilmente, per abrogare l'Italicum. Del resto, eleggere la Camera con l'Italicum, che è una legge maggioritaria, e il Senato con il Mattarellum (visto che il Porcellum è stato dichiarato incostituzionale) vorrebbe dire probabilmente un Parlamento ingovernabile. Oppure il governo tecnico servirebbe per approvare una nuova legge elettorale per entrambe le Camere. Ma chi sosterrebbe 'sto governo tecnico? Una parte del PD e il Centrodestra (o quel che ne rimane). I Cinquestelle, non credo. Perché sporcarsi le mani e rivelarsi degli inetti incapaci prima di quando non sia strettamente necessario? Probabilmente, se si cambiasse la legge elettorale in senso proporzionale per entrambe le Camere, si creerebbe un consenso più ampio intorno a questo ipotetico governo tecnico. E si sa: tutti i miracolati che sperano di assicurarsi un posto di parlamentare il più a lungo possibile, magari con una nuova legge elettorale più "inclusiva" (perché "proporzionale" si legge "inclusiva", sappiatelo), avrebbero tutto l'interesse a prolungare questa agonia istituzionale.

2. Si vota subito. A me non dispiacerebbe, ma non credo che il Centrodestra ed il PD vogliano farlo: sono tutti affetti da problemi interni più o meno recenti e vorranno prima riorganizzarsi. Dovesse succedere, possono accadere due cose: la più probabile è che il M5S diventi primo partito in Italia. Ma se non raggiungono la maggioranza assoluta, hanno un problema serio: gli tocca fare alleanze con qualcuno. Non esattamente la specialità della casa. Su questo problema potrebbero impaludarsi in modo anche definitivo. 
Lo scenario meno probabile sarebbe che, per una cazzo di volta in vita mia, il popolo italiano mi sorprendesse in meglio e votasse per Renzi: tipo, quasi tutto il fronte del SÌ vota per Renzi, mentre il fronte del NO vota secondo le proprie scuderie di appartenenza e, di conseguenza, si frammenta.
Più un sogno che una probabilità concreta, certo.
Se gli Italiani sono davvero minchioni come credo io, e oramai dispongo di una casistica sufficientemente ampia per confermarlo, voteranno in massa Cinquestelle, illudendosi --forse per disperazione-- che lanciare slogan populisti e proclami general-generici sia la stessa cosa che governare davvero un Paese.


Non so voi ma io, in queste settimane, ho seguito con grande interesse le opinioni dei costituzionalisti e, in particolare, quelle di uno dei capofila del fronte del NO, il professor Gustavo Zagrebelsky.
Sono rimasto, francamente, atterrito dalla sua visione antiquata e consociativa della politica, secondo cui "alle elezioni non dev'esserci uno che vince". Tipo: si vota, in Parlamento ci arriva chi ci arriva, e poi ci si mette d'accordo. E' il trionfo della partitocrazia, dei patti ed accordi più o meno segreti, della Prima Repubblica, dei "pentapartiti" e "quadripartiti" (per chi, beato lui, non ha l'età, era questo il modo con cui allora si definivano le mutevoli coalizioni partitiche che sorreggevano un governo), dei "governi balneari" (governi che servivano per traghettare il Paese oltre l'estate, in cui c'era un'attività politica ridotta. Giuro!).

Però a Zagrebelsky una cosa devo riconoscerla, e lui questa cosa l'ha ribadita più volte. Si può sintetizzare con: se manca il popolo, manca la classe politica. E se manca la classe politica, non c'è assetto istituzionale che tenga.

Ecco. Io temo ormai da anni che il nostro problema, in realtà, sia questo.
Buona fortuna.

(Rio)