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sabato 26 marzo 2011

Londra con pochi soldi: ho visto cAse che voi umani... :-)

Una raffigurazione (semplificata) di casa mia
Salve.

Devo cambiare casa, perché il padrone di casa non solo non m'ha aggiustato il riscaldamento (e vivo in Inghilterra, mica alle Bahamas), ma mi ha pure chiesto cento sterline di aumento dell'affitto, alla scadenza del contratto.
Cosi, l'ho mandato a fare del culto e mi sono dato una mossa dopo il lavoro per cercare un nuovo tetto, magari più grande, magari per qualcosina in meno, ché non mi va di regalare tutti i soldi che guadagno al padrone di casa.

Ora, "padrone di casa" in inglese britannico si dice landlord, letteralmente "signore della terra" che è già un'espressione che fa tanto Il Signore degli Anelli; e invece è quasi sempre un pirla mezzo rimbambito in pensione che, approfittando di un mercato immobiliare in crescita perenne, anche con la crisi, ha potuto cominciare a far soldi affittando la propria seconda casa, sino a che non se n'è fatto anche una terza ed è diventato benestante.

Per darvi un'idea approssimativa, da un monolocale e bagno non troppo pidocchioso in una zona semiperiferica di Londra si tirano su tranquillamente almeno quelle 700 sterline al mese (dati al Marzo 2011), che diventano facilmente 900 se si stratta di un monolocale nuovo. Ragazzi, sto parlando di 35 metri quadri in buono stato, mica Buckingham Palace!

Insomma, ve la faccio breve: vado in agenzia immobiliare e un ragazzotto inglese imbranato, spilungone e "secco secco" di nome John Nonsochecazzo mi porta in giro a vedere case di vario genere nel mio budget di spesa; limitato, ça va sens dire.
Segue resoconto delle visite:


Casa numero uno - Nome in codice: Allevamento Acari.
Un buco pidocchioso tutto tappezzato di un'orribile, vecchia e lercia moquette a pelo lungo, anche in bagno (!). La moquette, che in gioventù doveva essere stata chiara, al passaggio della gente tendeva sinistramente a muoversi ed a crepitare leggermente.
"Va be' - direte voi - quello è lo spostamento d'aria e l'elettricità statica che, col pelo lungo..." E va bene, dico io; ma lì, in penombra, con quell'umidità e la luminosità ridotta che favorisce le colture batteriche, io che ne so che durante la notte non viene alla luce una nuova forma di vita e mi aggredisce nel sonno, tipo fanta-horror di serie B?
Dico a John Nonsochecazzo che non ci siamo proprio e lui fa "all right" e sospira, perché si era già visto la provvigione in tasca e il Mongolino d'Oro sulla mensola della libreria di casa, per aver affittato a soldoni la peggiore topaia di Londra.
E invece ora gli tocca sudarsi il pane, povero il mio John lungo e secco.

Casa numero due - Nome in codice: Bordello Fin De Siècle.
La zona della casa non era male: un po' rumorosa, ma ben servita, popolare ma dignitosa (e poi non è che io traslocassi dalla raffinata Mayfair, quindi...). Entro fiducioso ma, appena varcata la soglia, ho un ictus. Tutta la casa, la cui metratura e disposizione delle stanze non erano poi così male, era interamente tappezzata di un'orribile carta da parati rosso vivo decorata con ghirigori astratti fine Ottocento, con tanto di appliques di vetro fumé alla parete. Sembrava un bordello Belle époque; probabilmente lo era stato.
Ora, quando tu vedi una casa così, ti chiedi: ma perché? Ma quale landlord rinco tipo Signore degli Anelli può aver mai pensato di mettere - o anche solo di lasciare - un orrore del genere alla parete? Ma non si rendono conto del male che fanno al genere umano? Delle delusioni che suscitano nelle persone?
Data anche la puzza di umido e lo stato di conservazione non eccelso, dico a John lo smilzo che non è aria e stavolta lui pare sinceramente sorpreso. Potendo, probabilmente se la porterebbe a casa, quella carta da parati di merda, e quelle lampade gli dovevano sembrare troppo una figata, per una festa di Halloween. 'Tacci sua.

Casa numero tre - Nome in codice: Il Ripostiglio.
"No, ma qui stiamo scherzando", penso quando entro: dinanzi a me, una stanzetta che sarà stata tre metri per tre. Allora mi metto a cercare le altre stanze. Guardo a destra: il muro. Guardo a sinistra; la cucina non abitabile e poi - di nuovo - il muro. John, dall'alto dei suoi 1,90 di altezza per venti centimetri di spessore, si accorge del mio sgomento e prova a metterci una pezza, con uno di quegli elegantissimi giri di parole inglesi che a me fanno girare qualcos'altro: «Maybe it's just a little bit tight...» mi fa. Traduzione: "Forse è appena un tocchettino aderente", come se stesse parlando di una maglietta taglia "M" all'uscita del concerto dei Manic Street Preachers.
"Maybe dovrei mandarti affanculo, se non la smetti di cercare di appiopparmi topaie per il tuo bonus di merda e non cominci a farmi vedere case vere" gli vorrei urlare in faccia io. E invece gli dico solo "Sorry, John (SORRY???? Non mi riconosco più!), ma questo non corrisponde a quello che avevo richiesto". E lo fulmino con lo sguardo, giusto per dire: "Tutto il tempo che mi fai perdere da ora in avanti, te lo tolgo di vita. Quindi regolati, ragazzino." John capisce e, grazie a Dio, la smette di fare il trimone.

Casa numero quattro - Nome in codice: Progetto Escher.
Allora, entro in questa casa. Abbastanza grande, non posso dire nulla. Poca moquette (quasi inevitabile, in Inghilterra: l'amore britannico per la moquette è e resterà sempre un mistero, per me), giusto in corridoio ed in una stanzetta secondaria, ma almeno era in buono stato; un soggiorno luminoso con un ampio bovindo vittoriano "standard"; una cucina con i fornelli elettrici (e va be'); un bagno non cieco (!) ed una camera da letto di dimensioni umane.
L'unica cosa è che... tra la zona giorno (cucina, soggiorno, stanzetta) e quella notte (bagno e camera da letto), c'è un corridoio lungo e strettissimo, che quasi non ci si passa in due: praticamente un budello. Circa a metà corridoio ci sono delle scale, ma non verso l'alto, verso il basso; poi c'è una curva a 90 gradi, due metri e poi un'altra curva a 90 gradi, poi ancora un pezzo di corridoio ed infine arrivi a 'sta cazzo di camera da letto. In pratica, la zona notte è tipooo metà piano più in basso di quella giorno. La casa ha l'accesso al primo piano, ma la zona notte è al piano ammezzato.
Se non avete capito niente, non fatevene un problema: io non ci ho capito un tubo nemmeno passeggiandoci dentro. Sembra una casa progettata da M. C. Escher e ti aspetti che, se tiri una pallonata giù per le scale che portano alla zona notte, dopo un attimo te la vedi arrivare addosso dall'alto: un assurdo volumetrico alla "Inception", proprio.
Dopo aver recuperato John che si era perduto in un'altra dimensione, andiamo a vedere un'altra casa.

Casa numero cinque - Nome in codice: Capostazione Ciuff Ciuff.
Non c'è molto da dire: era piccola, vecchia e soprattutto aveva entrambe le stanze, cioè soggiorno con cucinino e camera da letto, esattamente, ma esattamente sopra la ferrovia. Per giunta, una delle linee più trafficate, di quelle che durante la settimana portano i pendolari a lavorare nella City e nel weekend portano la gente in campagna o al mare: il divertimento è assicurato tutto l'anno.
Tra l'altro, era pure al secondo piano, in modo da scavalcare astutamente le già insignificanti barriere anti-rumore predisposte lungo il tracciato dei binari. Resisto alla voglia di legare John sul Binario Uno e vado con lui a vedere un'altra casa.

Casa numero sei - Nome in codice: Non Aprite Quella Porta.
Vecchiotta. Un po' umida. Non grandissima, ma nemmeno piccolissima. I mobili della cucina avevano visto tempi (molto) migliori. Ma la cosa che proprio non capisco è come un'agenzia immobiliare inglese possa pretendere la cifra che pretende per consentirmi il privilegio impagabile di aprire la finestra di casa una domenica d'autunno, con la nebbia, e contemplare... un vecchio cimitero.
Si badi, non un cimitero italiano, di quelli monumentali e le tombe ordinate nei vialetti, no. Un vecchio cimitero anglicano inglese: avete presente i mucchietti di terra un po' alla rinfusa, con sopra vecchie croci storte, lapidi inclinate che sembrano smosse dal di sotto (!) e statue grottesche di gnomi che ghignano o, cazzo ne so, l'Angelo della Morte, come sulle guglie delle cattedrali gotiche? Si vede che quel segaiolo di John deve aver sentito un'intervista di Dario Argento e s'è convinto che siamo tutti così.
Di buono c'era solo che, se l'avessi strozzato, avrei potuto seppellirlo direttamente là.

Casa numero sette, come l'osteria - Nome in codice: Un Ladro Al Giorno Toglie Il Medico Di Torno.
La casa, niente di che; ma forse potevo scendere di prezzo, quindi un mio tornaconto potevo pure avercelo. Non fosse stato altro che la casa si trovava in fondo ad un viale molto lungo, circa un chilometro, con tipooo boscaglia di qui e boscaglia di lì (in Inghilterra può succedere, anche in piena città). Niente illuminazione stradale. Tutt'intorno, il vuoto cosmico. Qualche vecchia auto scassata parcheggiata, scheletri di bici legati ai paletti e facce poco raccomandabili che parlottavano nei paraggi.
Io non ho ambizioni da eremita e - se ne avessi avute - mi sarei sicuramente scelto un clima migliore. Poi la porta di casa con la serratura più stupida del mondo... E quindi scatta inesorabile la lampadina italiana: questa casa è bersaglio dei ladri un giorno sì ed uno pure. Tra l'altro, tutte le volte che vorrà arrivare alla casa, la mia fidanzata pretenderà che ci sia io con lei (e mica vuol dare nuovi spunti agli sceneggiatori di CSI).

Ne ho abbastanza. Decido per Escher: posso sempre organizzare tour guidati a sbigliettamento.
A John Nonsochecazzo però dico che la casa è fatta in modo strano e che voglio che mi si tolgano 50 sterline al mese, per questo. Lui non osa opporsi e farfuglia tipo "Be', si può provare a chiamare il landlord...".  "Ecco, bravo John Nonsochecazzo", penso io. "Chiama il landlord e digli che gli mando Gandalf il Bianco, Gandalf il Grigio e, per terrorizzarlo, pure una delegazione della CGIL Scuola, se non accetta."

Indovinate che ha fatto il landlond? :)


Saluti,

(Rio)